19 maggio 2011

SBARCHI E DENATALITA'/ITALIANI SARETE VOI...



di Rita Pennarola [ 03/05/2011]

Con un tasso di natalita' fra i piu' bassi d'Europa, gli italiani sono un popolo in via di rapida estinzione. Colpa di un welfare che non esiste ed anzi, quando c'e', ostacola concepimenti e famiglie, favorendo le interruzioni di gravidanza.

Nelle immagini degli sbarchi sulle coste di Lampedusa di intere generazioni di africani c'e' un messaggio subliminare, inconfessabile, non detto: sono loro, quelle centinaia di migliaia di uomini e donne dalla pelle scura, gli italiani di domani, i cittadini che prenderanno il posto di una popolazione destinata a scomparire e gia' ampiamente avviata all'estinzione. A dirlo non sono i soliti razzisti di area padana: sono i numeri. Pur con tutti i vantaggi - anche dal punto di vista genetico, antropologico e sociale - che la contaminazione fra i popoli comporta, non si puo' sottovalutare il fatto che, con indici di fertilita' in picchiata e un calo costante nei tassi demografici, l'Italia e' oggi uno fra i Paesi piu' anziani d'Europa. Siamo insomma ben lontani da quel salutare “tasso di rimpiazzo” - una media di due nuovi nati per ogni coppia in eta' fertile - che mantiene vivaci e proiettate nel futuro nazioni come la Francia o la Germania.
A tutto il 2010 il tasso di natalita' in Italia e' stato pari ad 1,40, con un calo ulteriore rispetto al dato del 2009 (1,41) ed un declino che si mantiene praticamente inarrestabile. I motivi non vanno ricercati in particolari “dis-funzioni” biologiche degli italiani, bensi' nella marcata assenza, in Italia, di quelle politiche di welfare che nella confinante Francia, ma anche in altri Paesi europei, sostengono la coppia fin dal momento in cui concepiscono un figlio, portano avanti la gravidanza ed allevano il nuovo nato.
Un sostegno che non si traduce in belle parole, ma in fatti concreti: assegno mensile per la donna incinta che sia carente di mezzi propri (a prescindere dal suo stato civile e dalla nazionalita'), assistenza ginecologica gratuita durante tutto il percorso, e poi consulenze periodiche - sempre offerte dallo Stato - di personale specializzato in politiche della famiglia, con puericultrici a domicilio dopo la nascita ed un altro assegno di mantenimento fino al terzo anno di vita del bambino.

Per i governanti francesi - che lo scorso anno hanno lanciato una campagna di propaganda avente ad emblema la “Marianne” col pancione - non si tratta di generosita', bensi' di investimenti mirati per l'avvenire del Paese. Slogan della campagna e' stato: “La Francia investe sul suo futuro”. Scelte che incidono non solo sulla crescita del tasso di natalita', ma anche sulla dignita' della coppia e piu' in particolare della donna che, proprio in quel particolare momento della sua vita, riceve un surplus di dignita', attenzione e sostegno, in quanto priorita' ed elemento centrale per il domani del suo Paese. Va detto che il tasso di abortivita' non diminuisce, nemmeno fra i nostri cugini d'Oltralpe. Ma questo - spiegano gli esperti - dipende soprattutto dall'entrata in commercio della pillola RU 486, che e' di fabbricazione francese e consente l'eliminazione dell'embrione, di cui provoca il distacco, a poche settimane dal concepimento.
In ogni caso, e' innegabile che alle donne francesi viene concessa la possibilita' di scegliere. E l'esperienza di quel welfare mostra come, pure in un periodo di crisi economica globalizzata, se si offrono alternative economiche e sostegni e' possibile arrestare la deriva delle popolazioni occidentali verso l'auto-estinzione ed invertire la tendenza.
In Italia, dove le politiche per la famiglia sono state praticamente inesistenti (con governi di ogni colore politico) molte coppie, raggiunta una certa stabilita' economica e ormai quasi quarantenni, cercano di correre ai ripari con la fecondazione assistita. I cui rischi sull'andamento della popolazione sono generalmente poco noti. A ricordarceli e' stato, a giugno 2010, il Congresso della Societa' europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre): entro la fine di quest'anno un bambino su 100, in Italia, nascera' grazie a tecniche di fecondazione assistita, ma l'altra faccia della medaglia sta nell'incremento delle anomalie cromosomiche rilevate dai ricercatori in gameti ed embrioni prodotti da coppie di eta' “avanzata”: fino al 60% di anomalie nelle donne over 42 anni.

SULLA CARTA
Elemento centrale di questa crisi delle nascite, simbolo di una logica politica miope, autoreferenziale, saldamente arroccata nel suo presente e priva di qualsiasi concreta visione prospettica, e' nel nostro Paese proprio la mancata attuazione dell'articolo 1 della Legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, secondo cui «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternita' e tutela la vita umana dal suo inizio» e «Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonche' altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».
In mancanza di concreto sostegno economico alla coppia (risoltosi nell'occasionale “bonus bebe'”), il “diritto alla procreazione cosciente e responsabile” non e' garantito dallo Stato, ma eventualmente solo dalla legge biologica sulla riproduzione. Anche i servizi sociosanitari previsti dal secondo punto, dopo il buon avvio dei primi anni, sono ormai ridotti nel migliore dei casi a luoghi di visita ginecologica in funzione preventiva anti-Aids o contro le altre malattie da contatto sessuale, quando non a semplici distributori di contraccettivi. Tanto che nel Lazio il consigliere regionale del Pdl Olimpia Tarzia, ex segretaria del Movimento per la Vita, ha avanzato la proposta di riconoscere i consultori privati o costituiti da associazioni familiari o che fanno capo a diocesi, gia' operanti sul territorio, al pari di quelli pubblici, e finanziare con risorse pubbliche queste realta', previo accreditamento. E per la donna incinta in difficolta' economiche si pensa ad un assegno di sostegno mensile.

DIS-INFORMAZIA e DELEGHE
Sono state 121.301 le interruzioni volontarie di gravidanza in Italia. Il dato, l'ultimo disponibile e fornito dal ministero della Salute a gennaio 2010, e' riferito al 2008. Nello stesso periodo i nati vivi sono stati 569.366. Significa all'incirca che un concepito su quattro non ce la fa a nascere. Le statistiche fanno segnare un lieve calo del tasso di abortivita' rispetto al 2007, ma non e' possibile sapere se la quota mancante rispecchi un maggior ricorso alle strutture clandestine o, come pure sta gia' avvenendo, a presidi sanitari esteri. Fra questi ultimi si segnala in particolare la Gran Bretagna dove - secondo quanto reso noto dall'Eurispes a gennaio 2011 - lo scorso anno sono state 161 le cittadine italiane che hanno scelto quel Paese per la loro IVG (dati del Ministero della Salute inglese). “Colpa” di una obiezione di coscienza che in Italia risulta inarrestabile: nel 2008, stando ai dati del ministero della Salute, in Italia l'obiezione e' arrivata a coinvolgere il 71,5% dei ginecologi, il 52,6% degli anestesisti e il 43,3% del personale non medico. Il che significa che l'aborto diventa un “male accettabile” per chi ne ignori le modalita' o i contorni delle pratiche mediche. Ma per chi gli aborti li deve praticare tutti i giorni, il fardello puo' diventare insopportabile.
Il fenomeno dell'obiezione in crescita, peraltro, non ha di per se' a che vedere con le convinzioni religiose del personale sanitario. Lungi dal rimanere stabile, il dato cresce infatti fra quegli stessi medici, infermieri e paramedici che inizialmente avevano accettato di prestare la propria opera professionale per le interruzioni di gravidanza, mentre resta stabile quello zoccolo duro di antiabortisti convinti che fin dall'inizio avevano rifiutato di eseguire tali pratiche. Ne' pare razionale credere a fulminee conversioni religiose per il crescente esercito di camici obiettori.
L'aborto e' uno di quei fenomeni grazie al quale il tasso di natalita' nel nostro Paese cala paurosamente di anno in anno. Ad incidere sono in primo luogo le politiche sociali inadeguate, quando non completamente latitanti. Ma c'e' anche quella sorta di mentalita' dura a morire, una specie di “colpevolizzazione” non detta, a priori, della donna in stato di gravidanza che, se lavoratrice, teme di perdere l'occupazione conquistata a fatica oppure, se gia' madre, rischia di non poter piu' sostenere gli altri figli.
Proprio nel momento in cui la natura le assegna il compito primario per gli esseri viventi, la donna italiana viene lasciata sola e, molto spesso, privata anche della dignita'.

Sono questi i fattori per i quali oggi possiamo tranquillamente affermare che la popolazione italiana non ha solo affidato alle lavoratrici straniere la cura dei propri anziani. No, alle bionde ucraine o polacche, alle rumene non meno che alle ragazze albanesi o cingalesi, divenute cittadine italiane, noi abbiamo delegato il piu' straordinario compito che esista per una specie: la riproduzione.

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