8 giugno 2011

Milazzo(ME) ambiente e politica. "Non esistono donne fatali..."



Ambiente e politica. "Non esistono donne fatali..."
Scritto da Santo Laganà
Martedì 07 Giugno 2011

Il consiglio comunale di Milazzo è occupato da ieri sera da un gruppo di consiglieri dopo una estenuante e inutile seduta dello stesso sull’eterno e mai risolto problema ambientale della nostra zona. Abbiamo detto estenuante perché è durata ben 5 ore; inutile perché, ancora per l’ennesima volta, e alla presenza di sindaci e presidenti di consigli comunali di comuni della valle del Mela, alla presenza di rappresentanti di Edipower e dell’avv. Calderone che difende in giudizio circa 200 cittadini colpiti da malattie correlabili all’inquinamento, ancora una volta, dicevamo, si è fatta aria fritta. Negli ultimi 20 anni di queste riunioni ne abbiamo viste centinaia e tutte si sono risolte alla stessa maniera: nel nulla. Anche ieri, una passerella, quasi irritante, di politici (perché di questo si tratta sia che siano consiglieri, presidenti di consiglio comunali, assessori o sindaci) tutti spinti da una foga ambientalista, ognuno convinto che la responsabilità sia sempre dell’altro , in qualche caso, con scarsa preparazione tanto da far assurgere i rappresentanti di Edipower a mostri di serietà, trasparenza e legalità al punto da far credere che dal camino di quell’azienda fuoriescano petali di rosa. L’unica richiesta formulata alle aziende è stata quella di “farci un regalo”, comprando le centraline che mancano e regalarle ai comuni. La politica che chiede ai privati che inquinano, gli strumenti per poterli inquisire. E per sovrapprezzo si occupa pure il Consiglio comunale. Siamo alla follia.
La verità, a nostro avviso, è un’altra. Piaccia o non piaccia
in questa zona, ma non solo in essa, ci troviamo, rispetto al problema ambientale, ma non solo rispetto ad esso, in una condizione di evidente sospensione della democrazia.
E si, perché quando è inesistente il controllo democratico dei cittadini, non c’è democrazia. E nella nostra zona il vero latitante non è la Raffineria, che, con la sua assenza di ieri sera ha dimostrato, se mai, tutta l’arroganza di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico, ma la vera assente è la politica. Ricordiamo a tutti, eventualmente chi non lo sapesse si leggesse la Costituzione della Repubblica Italiana e se la facesse pure spiegare da qualche professore, che in Italia il controllo democratico dei cittadini è demandato, col criterio della rappresentanza, ai politici democraticamente eletti che operano per conto e in nome dei cittadini e a loro devono rendere conto. Chi fa le leggi in Italia? I politici. Quegli stessi politici che qualche settimana fa hanno sequestrato il parlamento per decidere se Ruby fosse o meno la nipote di Mubarak. Quei politici, molti dei quali, lavorano non al servizio del bene comune, ma al servizio dei potentati economici e che si trovano a gruppetti più o meno numerosi distribuiti in tutti i partiti. Quei politici che non siedono solo in Parlamento ma anche nei consigli regionali, provinciali e comunali. Quei politici nazionali che determinano per legge i livelli di inquinamento sostenibili dalle aziende. Quei politici locali che scodinzolano festosi nelle segreterie politiche dei politici di cui sopra e si affannano per le loro campagne elettorali.

Ieri sera si è sentito parlare di nuovo di “metano”. Che memoria corta hanno questi politici locali: nessuno ricorda quando a San Filippo del Mela, più di 10 anni fa il presidente della regione pro tempore, On.le Drago, promise solennemente che la centrale termoelettrica , allora dell’ENEL, sarebbe stata da lì a poco, convertita a metano. E i politici milazzesi di allora che ancora oggi rivestono ruoli politici e che magari , in quel tempo, appartenevano allo stesso partito di Drago, dove sono stati in tutti questi anni? E a cosa serve invocare la magistratura se, la stessa, quando viene investita da una denuncia, non può fare altro che sanzionare lo sforamento dei limiti previsti dalle leggi fatte da siffatti politici?
E quando i sindaci, a ragione, dicono che non possono esercitare i propri poteri completamente perché non hanno dati certi, a nessuno viene in mente che la mancanza di possibilità di avere dati certi, sia una precisa volontà politica?
E non è vero che i soldi non ci sono. La Corte dei conti ha sentenziato che la corruzione in Italia sviluppa un volume di affari di circa 60 milioni di euro l’anno. E fra gli attori di questo “mercato”, non ci sono forse le collusioni politiche? Sarebbe sufficiente solo una piccola parte di quei 60 milioni di euro per acquisire gli strumenti di verifica ambientale ed esercitare, quindi, il controllo democratico sancito dalla Costituzione.
Ma di cosa parlano i nostri consiglieri comunali quando si vestono di un ambientalismo peloso, facendo emergere in ogni parola dei loro interventi la loro appartenenza politica e cercando di dimostrare che la colpa è di chi governa oggi o di chi ha governato ieri,
pensando di potersi tirare fuori dalle responsabilità salvo poi a vedere che gli stessi appoggiano quei politici che hanno determinato con le loro leggi questo stato di fatto o andando a vedere che sono sulla breccia da 10 e più anni passando da uno schieramento all’altro, rivestendo ruoli ora di consigliere comunale, ora di assessore, ora di sindaco, ora di consigliere o assessore provinciale e qualcuno anche di deputato regionale. Una vecchia canzone di De Andrè recitava: “ anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Da quando in qua le strategie di sviluppo del territorio vengono stabilite dai privati? E quando i piani regolatori rimangono chiusi nei cassetti per decenni di chi è la colpa? A che serve prendersela con le aziende che, inserite in un contesto politico- economico nazionale, regionale e comunale ispirato ideologicamente ad un liberismo sfrenato, assolutamente premiante per loro e penalizzante per i cittadini, fanno solo il loro mestiere? Esse sono solo gli “utilizzatori finali” di questa assenza della politica.
Perché la responsabilità di quanto accade, sia chiaro, la responsabilità delle malattie e delle morti è della politica
. Ma per non fare la figura di chi sa solo criticare rivolgiamo ai nostri politici locali, consiglieri comunali e amministrazione, una proposta. Certamente saprete che l’Italia è l’unico paese europeo dove il reato ambientale non è inserito nel codice penale; infatti la sanzione che si può comminare ad una azienda che inquina è solo di natura pecunaria. Ebbene parta da Milazzo, se ne ha il coraggio e la volontà, l’iniziativa di consorziarsi con tutti gli altri comuni d’Italia sedi di siti inquinanti (Priolo, Gela, Brindisi, Porto Torres, Ravenna, Porto Marghera, ecc), per
la costituzione di un comitato per una proposta di legge di iniziativa popolare, che inserisca il reato ambientale nel codice penale.
Sono sufficienti 50 mila firme. Allora si vedrà quali politici lavorano per il bene comune e quanti rispondono ai loro capi bastone di partito. Se non farete qualcosa di concreto l’occupazione del consiglio, l’interrogazione, il documento ecc, non possono essere definite altro che azioni di puro folclore. Oscar Wilde diceva: “Non esistono donne fatali, ma solo uomini imbecilli”. E che le “donne fatali” siano le aziende non c’è alcun dubbio.
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