8 giugno 2011

MISTERI SICILIANI - TOTO', SAVERIO E...



di PAOLO SPIGA [ 06/06/2011]

... e il ministro dei lavori pubblici di Toto' Riina, al secolo Angelo Siino. Due “ministri” per svariati incontri elettorali, nella minuziosa ricostruzione della seconda sezione penale della Cassazione. Che condanna in via definitiva Toto' Cuffaro .

Continua a grandinare sul neo ministro all'agricoltura Saverio Romano. Fresca l'inchiesta che coinvolge Pino Giammarinaro, il potente ex dc e legatissimo a Toto' Cuffaro che - secondo le accuse - condizionava perfino le decisioni politiche del comune di Salemi, primo cittadino Vittorio Sgarbi. Nelle carte giudiziarie fa capolino anche il nome di Saverio Romano.

Ma il macigno piu' pesante riguarda proprio la maxi inchiesta costata una pesante condanna a carico dello stesso Cuffaro, passata in giudicato dopo la sentenza della seconda sezione penale della Cassazione, presieduta da Antonio Esposito, relatore Filiberto Pagano, consiglieri Laurenza Nuzzo, Alberto Macchia e Antonio Manna. Una sentenza che permette di radiografare il sistema di potere messo in piedi dal Toto' siculo, maglietta Udc, in combutta, soprattutto, con una serie di medici-tuttofare, capaci di catalizzare consensi e affari arcimilionari (esattamente 15 anni fa la Voce titolava una sua cover story “Mafia, Medici, Massoni”, con il business della radiologia in pole position), e con una sfilza di “servitori dello Stato infedeli”, vere e proprie talpe annidate nei palazzi di giustizia e in grado di dar vita ad una sorta di “polizia parallela”, una intelligence finalizzata soprattutto a raccogliere informazioni sulle indagini giudiziarie a carico di Cuffaro e C. Insomma, 007 per anticipare possibili scenari “preoccupanti” per il padrone del vapore e i suoi aficionados.

Ma torniamo a Saverio Romano e leggiamo cosa si dice - anzi si scrive - di lui nelle oltre 200 pagine della sentenza di terzo grado. Quindi definitiva. Inappellabile. Eccoci al paragrafo relativo a “Episodi incontri Siino Angelo”. Un tassello-base nel mosaico di Cosa nostra, Angelo Siino, il “ministro dei lavori pubblici” ai tempi d'oro di Toto' Riina. Uno che sa molto - ma poco ha verbalizzato - sugli eccidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: quel poco si ritrova soprattutto in una inchiesta partorita a Napoli a fine anni ‘90, poi passata a Roma, protagonisti i fratelli siciliani Spinello (molto attivi all'ombra del Vesuvio), massoni, piu' volte in contatto con Siino per parlare di affari, a cominciare dall'alta velocita' che nel 1989-1990 era gia' nell'agenda delle mafie in combutta con politici e imprese di comodo.
Torniamo a Romano e vediamo cosa scrive la seconda sezione penale della suprema corte. Comincia riprendendo alcuni passaggi salienti di un testimone chiave, Franco Bruno, sottolineati nei due precedenti giudizi di merito, e relativi ad una tornata amministrativa proprio di 20 anni fa: «Dichiarava Franco Bruno che in occasione della campagna elettorale per le elezioni regionali del 1991, nelle quali il Cuffaro era candidato, aveva partecipato ad un incontro a cui era presente, oltre lui stesso e il Cuffaro, anche l'onorevole Calogero Mannino. (...) Nel corso dell'incontro a tre il Mannino aveva rimproverato aspramente il Cuffaro di essersi recato dall'associato mafioso Angelo Siino per chiedergli sostegno elettorale. In tale occasione Cuffaro ammetteva di essersi recato, insieme a Saverio Romano, dal Siino per chiedergli sostegno alla propria candidatura. (...) E' appena il caso di segnalare che, escusso nel dibatimento di primo grado, Angelo Siino, successivamente al 1991 tratto in arresto e poi divenuto collaboratore di giustizia, ha riferito analogamente della visita degli allora giovani Cuffaro e Romano nella quale entrambi gli chiedevano apertamente sostegno elettorale».
Ha negato qualcosa Cuffaro? Ha smentito l'incontro a tre cosi' come raccontato da Bruno e confermato da Siino? Per niente. Scrive la Cassazione: «L'imputato ha ammesso sia di essersi recato, insieme a Saverio Romano, dal Siino per chiedergli appoggio elettorale (ammettendo l'incontro negli stessi termini riferiti dal mafioso), sia che l'onorevole Mannino si era molto arrabbiato con lui per tale incontro, proprio come riferito dal Bruno, negando pero' di essere consapevole della mafiosita' del Siino: negazione della consapevolezza della mafiosita' risultata, invece, del tutto falsa sulla base delle concordi dichiarazioni rese dal teste Bruno, e da quelle dei collaboratori di giustizia e dai numerosi incontri del Cuffaro con noti esponenti mafiosi presentatigli proprio dal Siino».

SUONA LA CAMPANELLA
Altro giro, altre elezioni dopo dieci anni esatti, altri mafiosi a rimboccarsi le maniche, altri collaboratori che parlano e alzano il sipario sulla consueta scena di voti comprati e venduti in base a patti scellerati. Tra i protagonisti della story, stavolta, un candidato in forte odore mafioso, Giuseppe Acanto, e un nome piu' volte rimbalzato nelle cronache gudiziarie di casa nostra: Francesco Campanella, i cui testimoni di nozze sono stati lo stesso Cuffaro e l'ex ministro della giustizia Clemente Mastella. Ricostruisce la sentenza della seconda sezione: «occorre rilevare come in proposito riferiva Campanella che l'Acanto - soggetto che era gia' stato coinvolto in passato in grosse truffe finanziarie commesse nell'ambito dell'affare del cosiddetto mago dei soldi Giovanni Sucato, poi ucciso dalla mafia - era divenuto un intimo collaboratore degli associati mafiosi Mandala', i quali, e in particolare l'Antonino, ne avevano sponsorizzato la candidatura alle elezioni regionali del 2001. In tale circostanza il Campanella aveva, una prima volta, incontrato Saverio Romano, componente dello stesso partito del Cuffaro, per chiedergli appunto l'inserimento di Acanto nella lista Biancofiore, precisandogli che si trattava di un candidato sostenuto dal gruppo di Villabate e da Mandala' Antonino; il Romano, competente per la formazione della lista, aveva immediatamente assicurato l'inserimento di detto soggetto tra i candidati chiedendogli di fargli aveve al piu' presto i documenti e mandandogli i saluti per il Mandala' Antonino stesso».

CANDIDATI e LUPARE
Per chiarire meglio i contorni della vicenda, vengono riportati alcuni passaggi della sentenza di primo grado. Cosi' e' dettagliato: «Da tale disamina risulta che l'eccessiva facilita' con la quale il Campanella aveva ottenuto la candidatura dell'Acanto nella lista del Biancofiore aveva insospettito il Campanella: “questo e' un problema che mi sono posto io, perche' conoscendo il Cuffaro e conoscendo l'organizzazione mi pareva strano, eccessivo che Romano desse l'ok. Cosi', senza neanche sentire Cuffaro”. E risulta che, subito dopo aver ottenuto il benestare dal Romano, il Campanella aveva immediatamente cercato il Cuffaro “dicendo che aveva urgentissimo bisogno di parlargli” e che era riuscito a incontrarlo verso le due di notte a Stancapiano dove il Cuffaro “arrivo' con tutto lo staff che aveva dietro di campagna elettorale” e si fermo' prima a parlare con Raffaele Lombardo e poi con lo stesso Campanella». Possibile mai che faccia capolino anche il numero uno della giunta regionale siciliana?
Viene aggiunto ancora: «Ha chiarito poi il tribunale che l'imputato (Toto' Cuffaro, ndr) aveva di fatto confermato l'episodio dell'incontro notturno con il Campanella davanti al bar Stancapiano; ha precisato, invero, sul punto il tribunale: “dopo avere limitato a un puo' darsi la conferma del fatto, il Cuffaro finiva per riconoscere di aver discusso con il Campanella della candidatura dell'Acanto dopo che la stessa era stata avallata da Saverio Romano, responsabile del partito per la formazione delle liste”». Ma il neoministro Romano queste cose non le ricorda...

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