8 giugno 2011

SCHIFANI / LA PALMA CHE SCOTTA



di PAOLO SPIGA [ 06/06/2011]

Tra i nomi che fanno capolino nella sentenza della Cassazione su Toto' Cuffaro e la sua band c'e' anche quello di Antonio Borzacchelli, maresciallo dei carabinieri, una condanna in primo grado a dieci anni di galera sul groppone. E' l'eminenza grigia che coordina la “spectre” informativa voluta da Cuffaro, il quale lo fa eleggere consigliere regionale candidandolo in una lista a lui collegata. A proposito del “sistema di controinformazione” - cosi' viene etichettato dalle toghe della suprema corte - ecco cosa viene scritto: «Di tale sistema, realizzato dal Cuffaro e dal traditore maresciallo Borzacchelli, si e' gia' accennato mettendo in rilievo il carattere illecito, criminoso di esso sul quale i Giudici del merito, e segnatamente quelli del secondo grado, si sono a lungo soffermati riportando anche le sempre precise e riscontrate dichiarazioni di Campanella Francesco - strettamente collegato al sodalizio mafioso dei Mandala' - il quale ha chiarito che la lista parallela o satellite del Biancofiore (collegata al candidato Presidente) era stata voluta dal Cuffaro solo per far candidare ed eleggere all'assemblea regionale siciliana il maresciallo Borzacchelli alla cui elezione egli teneva moltissimo in quanto quest'ultimo “lo copriva dalle inchieste giudiziarie e dai problemi che potevano nascere da questioni di tipo giudiziario”».
Un altro maresciallo, questa volta delle fiamme gialle, era “organico” al controspionaggio organizzato da Cuffaro e C. Si tratta di Giuseppe Ciuro, «distaccato presso l'ufficio della Procura della Repubblica di Palermo, e precisamente presso l'ufficio di un magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia» (si tratta del pm Antonio Ingroia, ndr). Ecco alcuni dettagli a proposito della “rete riservata”: «proprio nel giugno 2003, su sollecitazone di Ciuro, era stata costituita la rete telefonica riservata diretta ad eludere le investigazioni da parte degli imputati che avevano attivato una serie di utenze cellulari in loro uso a nome di terze persone ignare, utilizzate soltanto per i contatti tra loro stessi e che, pertanto, si confidavano apertamente quando conversavano utilizzando dette apparecchiature, in uso ad Aiello, Ciuro, Riolo, Carcione, Rotondo e D'Amico».
Insomma, il solito, infernale mix di camici bianchi in forte odore mafioso e uomini dello Stato (sic). Militari delle forze dell'ordine al servizio di politici e boss, penetrati nelle stanze piu' inaccessibili dei Palazzi di giustizia, gomito a gomito con toghe del calibro di un Ingroia o di una Anna Palma, per anni procuratore aggiunto a Palermo e poi a Caltanissetta, impegnata nelle inchieste sui mandanti occulti delle stragi (i misteriosi Alfa e Beta) e nella gestione di pentiti eccellenti, come Vincenzo Scarantino a proposito della strage di via D'Amelio.

E proprio nel ricorso di Cuffaro contro la sentenza di appello, vien fatto piu' volte riferimento ai presunti, amichevoli rapporti tra Anna Palma e Antonio Borzacchelli. «Nel corso dell'interrogatorio del 3 dicembre 2003 reso all'A.G. di Palermo - ricostruiscono gli avvocati Oreste Dominioni e Antonino Mormino - il Ciuro dichiarava di aver appreso dal Carcione (uno dei medici collusi della story, ndr) che il Borzacchelli era intimo amico della dottoressa Palma, con la quale si intratteneva in lunghi incontri (...) che “entra ed esce dall'ufficio della dottoressa Palma” (...) che “in quel periodo e' andato un sacco di volte in Procura a parlare con la dottoressa Palma facendo uscire tutti fuori dalla stanza”». Le stesse circostanze sono riportate anche nelle note difensive di Aldo Carcione, firmate dall'avvocato Gioacchino Sbacchi.

GENCHI SULLA PALMA
Sulla figura di Anna Palma si sofferma a lungo il monumentale “Il caso Genchi”, mille pagine di ricostruzioni-rivelazioni dello 007 raccolte da Eduardo Montolli. Il consulente di tante procure (una su tutte quella di Catanzaro ai tempi di Luigi De Magistris pm di punta) racconta una circostanza mai conosciuta: Palma «e' stata testimone di nozze di Toto' Cuffaro, che aveva nominato il fratello, gia' magistrato della Corte dei Conti, come vicecommissario regionale per l'emergenza idrica in Sicilia. L'assessore Antonello Antinoro - aggiunge Gioacchino Genchi - fedelissimo di Cuffaro, lo ha poi fatto direttore generale del dipartimento dei beni culturali». Possibile mai, un pm di punta dell'antimafia siciliana fianco a fianco del Toto' novello sposo?
Non e' finita. C'e' un altro mistero mai chiarito: Anna Palma ha fatto parte o no dell'ordine cavalleresco del Santo Sepolcro, uno dei piu' potenti in Sicilia e non solo? Genchi parla di un anno ben preciso, 1979. Sarebbe stata insignita del titolo di dama dal vescovo di Monreale Salvatore Cassisa e dal conte Arturo Cassina, all'epoca reggente dell'ordine. Al quale apparteneva anche Bruno Contrada: il quale - stando alle memorie difensive del suo legale, Pietro Milio - era certo che l'indizio piu' forte di mafiosita' affibbiatogli dalla procura di Palermo era proprio tale iscrizione. A questo punto il Velino, diretto da Lino Iannuzzi, tira in ballo un altro anno, il 1993, quando la Palma «chiese e ottenne dai custodi degli archivi vaticani del prestigioso ordine la sua cancellazione».
Vero? Falso? «Sembra un po' la storia dell'iscrizione di Silvio Berlusconi alla P2 - racconta qualcuno in procura - tutti lo sanno: sara' stato iscritto un mese, un anno, o quanto? E poi cancellato...». Ma c'e' ancora un mistero nella Palma story, o meglio nel suo curriculum. Il pm antimafia che indaga sui “mandanti” Alfa e Beta (da molti individuati in Berlusconi e Marcello Dell'Utri), che aveva partecipato ad una delle ultime cene con Paolo Borsellino, promuovendola anzi a casa propria, in compagnia «del prefetto Iovene, della dottoressa Principato e del dottor Giammanco», dopo anni cambia diametralmente rotta, fino al “matrimonio” con Renato Schifani. Oggi, infatti, Anna Palma occupa la strategica poltrona di capo di gabinetto alla presidenza del Senato.

UN UOMO AI RAGGI X
Il matrimonio ufficiale, comunque, non e' di minor peso. Il consorte di Anna Palma, infatti, si chiama Adelfio Elio Cardinale, un altro camice bianco eccellente, radiologo di fama (per anni ai vertici dell'istituto “Pietro Cignolini” e della Radioterapia oncologica), preside della facolta' di Medicina dell'universita' di Palermo, membro del consiglio di amministrazione dell'Istituto Superiore di Sanita', nello sterminato pedigree anche una laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia conferitagli dall'Universita' di Bucarest. Uno degli ultimi fiori all'occhiello e' comunque la presidenza del Cerisdi, il centro studi palermitano acquartierato nel misterioso Castel Utveggio, sede di una base logistica dei Servizi segreti ai tempi della strage di via D'Amelio, da cui sarebbe partito lo start per azionare il congegno bomba mortale per Borsellino e la sua scorta.
La nomina di Cardinale al vertice del Cerisdi - secondo Genchi - e' stata voluta proprio dall'assessore Antinoro, il fedelissimo di Cuffaro. Che evidentemente non ha ostacolato la designazione del numero due, l'avvocato Raffaele Bonsignore, uno dei piu' noti penalisti siciliani: tra i suoi clienti eccellenti, in passato, il giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale, e oggi Nino Mandala', avvocato di Villabate accusato di affiliazione a Cosa nostra, fondatore di uno dei primi club di Forza Italia in Sicilia.
Cerisdi, Utveggio. Sulle ultime telefonate partite dal castello poco prima della strage ha a lungo indagato Genchi. E anche Anna Palma. Con conclusioni diametralmente opposte. Genchi parla esplicitamente di «numeri strani dei servizi segreti partiti dal castello», di «contatti emersi tra i boss e apparati dei servizi segreti» e, senza peli sulla lingua, sostiene che «la bomba fu fatta esplodere dal castello Utveggio dai killer di Cosa Nostra e dove vi era insediato un gruppo del Sisde». Del resto, la famosa borsa di Borsellino con l'agenda rossa, che fine ha fatto? Volatilizzata via Servizi, o dove?
Opposta la versione dell'allora pm Palma: «Queste affermazoni sono gravissime perche' provengono da un funzionario di polizia. Genchi ha svolto solo una perizia, regolarmente retribuita, e conclusa nel febbraio ‘93, poi non si e' piu' occupato di stragi». E aggiunge: «Per quanto riguarda il pulsante del telecomando schiacciato dal castello Utveggio vi sono dichiarazoni di diversi collaboratori che affermano il contrario e sono state riscontrate. E poi, Genchi non conosce le indagini che abbiamo portato avanti e ancora proseguono sui mandanti esterni». Opinioni opposte anche su uno degli stragisti e figura-chiave Gaetano Scotto: secondo Genchi il 6 febbraio 1992, tra le tante telefonate che effettua, spicca una al Cerisdi (e un'altra al numero uno della Compagnia delle Opere e di Sviluppo Italia in Sicilia, Vincenzo Paradiso). Secondo Palma la telefonata esiste, ma e' di una mese prima, «gennaio ‘92 - afferma - quando la strage non era ancora stata ideata».

GUARDA CHE STAFF
E finiamo tornando allo staff di vertice al Senato made in Schifani. In qualita' di consigliere per le relazioni esterne figura l'avvocato Alessandra Necci, figlia di Lorenzo, il super manager delle Ferrovie morto travolto da un'auto mentre andava in bicicletta, portando con se' un bagaglio di segreti che - secondo alcune fonti investigative - avrebbe potuto prima o poi rivelare. Ovviamente archiviata in un baleno la (non) inchiesta sull'incidente. La rampante Alessandra, 41 anni, sarebbe comunque ancora in tempo per chiarire i misteriosi contorni di un prestito elargitole - via consulenza per una societa' con sede a Dubai, 130 milioni circa di vecchie lire a meta' anni ‘90 - da Francesco Pacini Battaglia, il banchiere a un passo da Dio sfuggito magicamente ai rigori di Mani pulite e in “ottimi” rapporti - almeno fino a un certo punto - con Necci.
Resta in vita, comunque, la super attrezzata Fondazione Lorenzo Necci. Che si occupa ovviamente, in prevalenza, di trasporti: per fare un solo esempio, il mega convegno del 6 luglio 2010 su “Infrastrutture e euromediterraneo: una nuova stagione”, tra i relatori Adelfio Elio Cardinale, chiamato, con ogni probabilita', a “radiografare” il domani di strade e trasporti. Di gran peso il comitato scientifico della Fondazione, presieduto dall'inossidabile Gianni De Michelis, una vita nel garofano craxiano, ex ministro degli Esteri. Fra le star, Ennio Cascetta, potente assessore ai trasporti nelle giunte regionali della Campania sotto il regno di Antonio Bassolino; e poi Paolo Cirino Pomicino, che con la sua creatura del cuore, Icla, ha pensato molto ai business su rotaia, in particolare quelli targati Alta velocita'. E ancora, Ercole Incalza, uno dei protagonisti nell'assalto alle casse dello Stato proprio per l'affare Tav (dove un ruolo strategico era stato giocato dallo stesso Necci). O meglio, per far decollare - siamo a fine anni ‘80 - il faraonico progetto lievitato magicamente dagli iniziali 25 mila miliardi di vecchie lire a 150 mila e rotti.
E su quel mega business - vera manna per imprese, mafie e partiti - avevano gia' puntato i riflettori, con il loro grande acume investigativo, due magistrati siciliani: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
sentenza Cuffaro si arriva fino al Senato e allo staff di Renato Schifani.
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