2 giugno 2011

Trapani, terra malata di mafia

- di Rino Giacalone -

Sono stati fatti passi in avanti. Immaginate venti anni addietro o anche dieci anni fa se quel pezzo di m…afioso di Vincenzo Virga poteva solo pensare che dentro casa sua un giorno ci sarebbe stata la foto di Mauro Rostagno appesa ad una parete, il giornalista che, diciamolo chiaramente, con tutto il rispetto per il processo, che lui ha fatto uccidere, o che in questa casa si fosse parlato di Matteo Messina Denaro il super latitante di Castelvetrano che voleva vedere morto proprio Virga, soprannominato il “coccodrillo” perchè non lasciava nulla a nessuno e non divideva noiente con nessuno.E allora è chiaro che sono stati fatti passi in avanti. Questo significa che la mafia ha fatto passi indietro ma è anche cambiata, ha aggirato gli ostacoli, non commette gli omicidi perché non è riuscita a cancellare gli ergastoli, non traffica massicciamente in droga perché sennò i suoi uomini rischiano decenni di galera, non chiede più il pizzo a tappeto semmai poi a Trapani lo abbia mai fatto, perché gli serve mantenere il consenso sociale,

la mafia adesso trucca gli appalti, fa le false fatture, specula sui finanziamenti pubblici,che sono quei reati per i quali può accadere che un imprenditore non scoperto ad essere anche un mafioso, o anche un imprenditore riconosciuto essere tale, se la può cavare o pagando una ammenda o con poco meno di due anni di carcere, pena sospesa o con i provvidenziali indulti.

Il collega Fabrizio Feo nel suo libro “Matteo Messina Denaro il camaleonte” l’ha descritta bene questa nuova mafia, quella di Messina Denaro dove dentro ci sta crudeltà ed equilibrio, obbedienza e senso critico, regole antiche e moderna lucidità, dolce vita e monastico isolamento. Tutto e il suo contrario. Matteo Messina Denaro è “L’Assoluto”, così lo chiamano i fedelissimi, o ancora “la testa dell’acqua” oppure “u siccu”. Più di un capo carismatico: un oggetto di venerazione. Blasone mafioso riverito, la ferocia dei corleonesi e un fiuto politico spiccato, il padrino di Castelvetrano è il vero erede di una tradizione. Quella per cui Cosa nostra è antistato, ma anche potere reale, profeta della mafia del terzo millennio: valori arcaici dissimulati e affari spregiudicati fatti nel silenzio. E rapporti stretti con ’ndrangheta e camorra.

Dove è oggi la forza di Messina Denaro? Sta in quella parte di società che non è quella che partecipa alle iniziative antimafia e che, a scanso di equivoci, non sono più solo i “parenti della zita” ma ad ogni incontro c’è una persona nuova che si avvicina, ma è quella dei salotti che restano maggiormente frequentati dove si continua a negare l’esistenza di interessi criminali e politici che vivono insieme dentro trame inconfessabili, tra logge massoniche più o meno deviate e disegni eversivi. La storia ci consegna una città, una provincia, un territorio quello di Trapani dove Cosa nostra è nata e dove è diventata cultura l’acqua dove sono cresciuti la borghesia e gruppi di potere. Trapani una terra così malata di mafia che pochi se ne rendono conto, colpa anche di una informazione che ancora oggi finisce con il porsi senza offrire certezza, imbrigliata dentro i condizionali, anche quando le condanne sono definitive o se non sono definitive sono comunque di chiarezza lampante, dove le prescrizioni diventano assoluzioni, dove le tragedie e le zizzanie varie diventano notizie,

dove se un giornalista è amico di un poliziotto fa scandalo, ma dove scende il silenzio se un imprenditore che paga le mazzette è amico di prefetti, sindaci e senatori,
dove un personaggio come Pino Giammarinaro ha potuto in modo indisturbato gestire potere e politica senza che nessuno sollevasse scandalo, dove per decenni la morte di Mauro Rostagno doveva passare come un delitto di corna come aveva deciso che fosse il boss di Mazara Mariano Agate.
Trapani è la città dove si sparla meglio dei professionisti dell’antimafia e non dei mafiosi, dove tutto viene reso, sempre per colpa dell’informazione, incerto, non credibile, e la mafia ringrazia.
Fabrizio Feo si è inserito in questa realtà trapanese e l’ha messa bene in rilievo dentro questo libro che non parla solo di Matteo Messina Denaro ma parla del sistema che è diventato sistema legale, sistema di vita, perché i trapanesi hanno permesso che così fosse. E chi cerca di porsi fuori dal sistema ieri veniva ucciso oggi magari viene delegittimato, e allora questo ci si fa rendere conto che è alto il prezzo che si è pagato per arrivare a poter dare nuova vita alla casa del pezzo di m…afioso di Virga, ma ci si è riusciti,
adesso dobbiamo entrare dentro altre case, altri beni che debbono essere confiscati, è lì che la mafia va colpita
. E noi caro Fabrizio sappiamo che verrà colpita ma non perché qualcuno ci ha passato la soffiata ma perché conosciamo bene storie di uomini e donne e di cose di questa terra. E allora come ci ha lasciato detto un grande giornalista, il maestro indimenticabile Roberto Morrione, oggi più che mai mi sento di dire “calma e gesso” la partita continua, “si fa ciò che si deve accada ciò che può”.


http://www.malitalia.it/2011/05/trapani-terra-malata-di-mafia/

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