2 luglio 2011

A3 Salerno-Reggio Calabria, CORSIE E LUPARE



di Andrea Cinquegrani [ 29/06/2011]

Tutta autostrada, cosca per cosca. Da una sentenza della Cassazione a carico del titolare di un'impresa che rifornisce calcestruzzo, Domenico Salvatore Tassone, emerge con radiografica chiarezza il predominio delle ‘ndrine sugli eterni e arcimilionari lavori lungo la A3 Salerno-Reggio Calabria (lo stesso copione era andato in scena - protagonisti i clan dei casalesi - una ventina d'anni prima con i cantieri per la terza corsia Roma-Napoli).
Ecco la mappa, coppola per coppola, tratta per tratta. «Alla cosca Mancuso di Limbadi era stato assegnato il tratto territoriale ricompreso tra lo svincolo di Pizzo Calabro e quello di Serra San Bruno; alla cosca Pesce il tratto autostradale tra lo svincolo di Mileto e quello di Rosarno, alla cosca Piromalli il tratto del territorio di Gioia Tauro; scendendo verso Bagnara il discorso veniva chiuso con le potenti famiglie degli Alvaro (per il tratto tra Palmi e Bagnara), dei Tripodi e dei Laurendi (nel tratto Bagnara- Villa San Giovanni), ed infine dei Bertuca per conto dei De Stefano per il tratto compreso nello specifico territorio di Villa San Giovanni».
Cosi' ha spiegato, nel corso di un convegno su “La strategia antimafia” che si e' tenuto a Bolzano lo scorso 9 dicembre, il consigliere-relatore della suprema corte, Antonio Esposito (insieme a lui hanno pronunciato la sentenza Giuliano Casucci, Piercamillo Davigo, Domenico Gallo e Filiberto Pagano): «Si e' trattato di un'indagine di grande spessore, cui mi sembra non sia stato dato il giusto risalto in campo nazionale, condotta dalla Mobile di Reggio Calabria e dalla Dda relativa ad una associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al controllo e alla gestione degli appalti pubblici per la A3 nei tratti compresi tra Mileto e Gioia Tauro. Le indagini, che hanno portato all'emissione di numerose ordinanze di custodia cautelare, hanno anche consentito di conoscere il completo assetto delle gerarchie criminali locali e di ricostruire l'attivita' e l'organizzazione dei sodalizi criminosi operanti nelle varie zone interessate dai lavori nell'area calabrese della A3».
Continua Esposito, tra l'altro estensore di sentenze di peso, dalla tentata strage dell'Addaura (con pesantissimi rilievi a carico dell'ex vertice del Ros Mario Mori) al caso di Toto' Cuffaro. «L'aver accertato come gli accordi tra le cosche competenti per territorio riguardassero l'intera rete autostradale ricadente in Calabria e fossero stati perfettamente pianificati tra le varie famiglie mafiose, dovrebbe far riflettere chi ci governa sui rischi di analoghi accordi di spartizione territoriale dei vari lotti per il costruendo ponte sullo stretto, con il concreto rischio sia di faide tra le opposte fazioni ma ancor piu' di saldatura tra le due associazioni criminali, come del resto e' avvenuto in passato, quando Cosa Nostra, previo assenso di Toto' Riina e tramite Giuseppe Graviano e Giovanni Drago, si era associata alla cosca della ‘ndrangheta cosentina Bartolomeo-NotarGiacomo per traffici di armi, esplosivi e di stupefacenti». E aggiunge ancora Esposito: «E' poi quanto mai significativo ricordare che i lavori per la A3 erano stati oggetto gia' nel 2005 di mire della mafia italo-canadese, per la precisione le famiglie mafiose Cultrera-Caruana e la cosca di Vito Rizzuto, che operavano per ottenere il controllo e la gestione di attivita' connesse all'acquisizione di appalti per opere pubbliche anche attraverso turbative d'asta».
Commentano al palazzo di giustizia di Reggio: «Una sentenza fondamentale, perche' fa finalmente chiarezza su come si sono realmente svolte le cose negli appalti per la A3, sulle responsabilita' di big del mattone, la ragnatela dei subappalti mafiosi, le forniture di calcestruzzo, le collusioni, le coperture. Insomma, un po' di luce su un colossale business criminale largamente annunciato, come gia' successo ai primi ‘90 con l'alta velocita' e sta per succedere con il ponte sullo stretto».
CONDOTTE e COMPARI
E infatti, guarda caso, la sigla numero uno impegnata nei lavori per la A3 lungo la dorsale calabrese e' quella stessa Condotte d'Acqua in prima linea negli appalti per la Tav. Gia' nel mirino degli inquirenti nel ‘90, al centro del dossier “Mafia-Appalti” finito sulla scrivania di Giovanni Falcone a febbraio ‘91, piu' volte passata ai raggi x da Sco e Ros, quindi protagonista nella relazione antimafia sull'alta velocita' firmata e' autore con Sandro Provvisionato di “Corruzione ad alta velocita'”. Pochi mesi prima la procura di Roma aveva avviato una maxi inchiesta su Tav e altri business, ruotante su big del settore e pezzi da novanta della politica: in prima fila proprio Condotte, quindi la parmense Pizzarotti e la partenopea Icla, ispirata da ‘O ministro Paolo Cirino Pomicino e dal suo uomo ombra, Vincenzo Maria Greco. E allora cominciavano ad emergere con chiarezza i rapporti tra la Pomicino band e il vertice napoletano di Alleanza nazionale, con un Italo Bocchino gia' allora in pole position (il vertice di An, infatti, fini' nel mirino degli inquirenti: un caso, poi, archiviato nel solito porto romano delle nebbie).
Nella sentenza della Cassazione la Condotte spa torna alla ribalta, con il significativo corollario dei grossi subappaltatori: ovvero, la Costruzioni Generali, creatura partorita da Laura Tassone, figlia dell'inquisito (e poi condannato in via definitiva) numero uno, Domenico Salvatore Tassone, e una associazione temporanea d'imprese formata da Sebastiano Sgromo, Giuseppe Lo Duca ed Eurostrade. Ecco cosa mettono nero su bianco le toghe della corte suprema: «Secondo la impostazione accusatoria (poi fatta propria della sentenza definitiva, ndr) il Tassone, in concorso con altri (Andrea Cutrupi, Vincenzo Giacobbe, Antonino Guarnaccia, Giovanni Guarnaccia, Giuseppe Lo Duca, Pantaleone Mancuso, Antonino Pesce ed altri), avrebbe costretto le ditte Condotte spa, Coop. Costruttori, Cepco Sale e Baldassini-Tognozzi, nonche' le ditte Sicilsonde, ItaIgeo, Caramazza e Rindone, a rifornirsi di calcestruzzo ai prezzi imposti: in particolare, nel tratto Serre-Mileto, mediante la costituzione dell'Ati formata da Sgromo Sebastiano (imprenditore di comodo utilizzato a tal fine dal Tassone), Lo Duca Giuseppe ed Eurostrade e per il tratto Mileto-Rosarno dalla ditta Generali di Laura Tassone».

CAPI AREA E CAPI ZONA
Una Condotte “costretta”, messa nell'angolo dal pressing delle cosche? Niente di tutto cio'. Anzi, comodamente collusa con le ‘ndrine, in una sorta di patto d'affari: io gestisco le mie cose, compro da voi il calcestruzzo, smisto i subappalti e in cambio mi lasciate lavorare in pace. Un perfetto do ut des, a suon di palate da milioni di euro. E vanno proprio in questo senso gli innumerevoli contatti - documentati dalle investigazioni e dalle sentenze - tra i vertici di Condotte, ossia il “capo Area” della societa', Giovanni D'Alessandro, ingegnere, e una sfilza di boss locali, disseminati lungo i cantieri della A3. Cosi' viene dettagliato nella sentenza definitiva:
«D'Alessandro si presentava come soggetto che, oltre a ricoprire un ruolo di vertice nell'ambito della compagine societaria, operava direttamente in loco, ed intratteneva rapporti con i vari rappresentanti delle cosche adattando alla bisogna le esigenze proprie e quelle della societa' a quelle palesate dalla criminalita' organizzata». E poi, come sottolineato da svariate perizie tecniche: «con certezza, dietro la gestione della Salerno-Reggio Calabria vi era una regia contrattuale occulta che mirava a far aumentare enormemente i costi dei singoli lotti sia per sopperire ai ribassi sia per consentire alle imprese aggiudicatarie di lucrare illecitamente compensi non dovuti»
. E ancora, tanto per essere piu' chiari: «Erano proprio le conversazioni del D'Alessandro a comprovare l'identita' metodologica nella gestione dei subappalti nei successivi tratti autostradali, attraverso la esclusione delle ditte perche' “non gradite” alle cosche».
Non e' finita:
«Il D'Alessandro era proprio alla ricerca di una persona capace di assicurare tranquillita' al cantiere, in quanto gradita alle famiglie di ‘ndrangheta. (...) Se dunque il Tassone e' in grado di offrire la protezione necessaria allo svolgimento pacifico dei lavori di ammodernamento, cio' avviene in forza del rapporto che egli vanta con esponenti di spicco della criminalita' organizzata».
Sul “gruppo” Tassone la sentenza spiega in dettaglio il modus operandi e la capacita' di controllare - come un malefico tumore - gli appalti per lavori, forniture di calcestruzzo e movimento terra, tutti gli “ingredienti” necessari per far miliardi con la pala. E la lupara. Mister Tassone e', niente piu' niente meno, che «il referente della cosca Longo nei grandi lavori dell'autostrada sia sul lotto Rosarno-Mileto, come fornitore di calcestruzzo, che sul tratto Serre-Mileto, come movimentazione terra». La societa' made in Tassone Costruzioni Generali - viene sottolineato - e' stata «appositamente costituita per i lavori di rifacimento della A3 con ampie prospettive di seguire la societa' Condotte nei vari lotti a scendere verso Villa San Giovanni».
Amministrata da Laura Tassone, ma «di fatto gestita da Salvatore Tassone», la sigla puo' contare su un direttore tecnico da non poco, ossia Walter De Maria, «personaggio dedito a frequentazioni con pericolosi criminali della zona, ritenuto organico alla cosca Longo-Versace che influenzava la zona di Polistena-Cinque Frondi, dedita al traffico di stupefacenti, estorsioni, sequestri di persona».
Il pedigree di casa Tassone non e' finito perche' don Salvatore ha «precedenti per omicidio e reati di mafia, e gia' arrestato perche' coinvolto, per analoghe condotte estorsive, nella vicenda giudiziaria relativa alla realizzazione della diga sul fiume Metrano e legato, per vincoli di affinita', con Francesco Jerino (marito della figlia Brunella Tassone), figlio di Giuseppe Jerino, pericoloso criminale di Gioiosa Jonica, implicato in molteplici sequestri di persona».
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