10 luglio 2011

POZZO-GOTHA, QUEI TANTI OMISSIS



Approdano al primo vaglio di un giudice collegiale le due inchieste antimafia a Barcellona (ME) scattate nella notte del 24 giugno scorso, Gotha e Pozzo 2. Il Tribunale della Libertà riesaminerà le due ordinanze, siglate dai gip Massimiliano Micali e Walter Ignazzitto, a carico di 27 persone, tra boss e fiancheggiatori dei clan che hanno gestito la zona tirrenica del messinese fino ad oggi compiendo una serie impressionante di omicidi ed estorsioni.

Le due vastissime ordinanze, infatti, dipingono un quadro aggiornatissimo sulle attività malavitose tra Barcellona ed i Nebrodi svelando anche le contiguità con
l’imprenditoria rampante che agiva in una zona grigia tra la criminalità spicciola e quella dei colletti bianchi.
Al vaglio anche i sequestri di beni a carico di molti degli arrestati, anche se in molti casi si è trattato di beni già sottoposti a sequestro e confisca. Il riesame affronterà la questione in ben quattro udienze tra l’11, 12, 14 e 18 luglio.Dalla conferma o meno del provvedimento custodiale da parte del tribunale della Libertà, alla luce delle accuse messe nero su bianco nelle indagini di Ros e Dia, una richiesta di applicazione del regime di carcere duro da parte della Procura di Messina è quasi scontato.

Intanto dalla lettura degli atti delle indagini emergono sempre nuovi particolari interessanti, che delineano con una chiarezza fin oggi inedita come il clan governasse il territorio, controllando tutti i principali affari.

A spiegarlo sono il boss pentito Bisognano e il suo braccio destro, Santo Gullo, anche lui passato alla collaborazione con la giustizia.
I due hanno spiegato agli inquirenti che l’organizzazione si occupava praticamente di tutto, dall’imposizione di pizzo e tangenti alle imprese che lavoravano in zona, alla risoluzione delle controversie tra le imprese stesse; dalle truffe agli atti intimidatori a persone o istituzioni che mal sopportavano le richieste del clan.

Gli introiti di tutte le attività illecite finivano poi in una cassa comune.Ma la mafia del Longano non trascurava alcun settore in grado di fornire incassi, dalle truffe sui falsi incidenti stradali a quelle nel settore dell’agricoltura, con i rimborsi per falsi invalidi e braccianti agricoli.
Di particolare interesse, tra le pagine dell’inchiesta Gotha, la presenza di centinaia di omissis riguardo cessioni di armi (tra cui una mitagliatrice), gestione di pacchetti di voti, e contiguità di politici ad imprese del territorio.
Evidentemente si tratta di aspetti che sono ancora al vaglio della Dia e che rischiano di aprire nuovi capitoli del rapporto tra mafia e politica.
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