30 agosto 2011

Gladiatori della Casta



di Edoardo Montolli (dal mensile IL, in allegato al Sole 24Ore, settembre 2011)

Dalla P4 ai depistaggi sulle stragi di mafia, quando negli scandali spunta il nome di qualche alto ufficiale delle forze dell'ordine, finisce tutto in una bolla di sapone. Con il plauso dei politici

Che prendano il nome dal dio del mare, come Poseidone, o siano contrassegnate da una domanda qualunque in inglese, Why Not, che si fregino di un logo matematico– esoterico come P4 (1) o di un sostantivo volgare come cricca, finiscono tutte allo stesso modo, ossia in un pugno di mosche, le indagini degli ultimi anni che stanno bersagliando decine e decine di generali e alti ufficiali della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia e dei Servizi. Non tutti sono indagati: molti figurano come semplici testimoni, altri anche solo come protagonisti di singoli episodi di valore più morale che penale: per esempio, salta fuori ora che il generaleAdriano Santini, per diventare direttore dell'Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna, il controspionaggio), si è fatto accompagnare da Luigi Bisignani fino dal presidente del Comitato di controllo parlamentare dei servizi Massimo D'Alema.

Di Bisignani, del resto, un'informativa delle Fiamme gialle recita: «Chiedono ripetutamente un appuntamento o di interloquire anche solo telefonicamente con Bisignani alti ufficiali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza nonché prefetti della Repubblica». Certo, non è reato cercare di farsi delle amicizie, ma la ragione per cui militari che hanno giurato fedeltà allo Stato facciano la coda per incontrare un soggetto che è pregiudicato per la più grossa mazzetta della Prima repubblica, la maxitangente Enimont, che figurava nella lista P2 al fascicolo 203, e che peraltro non ricopre nemmeno incarichi istituzionali, è sospetta. Oggi come oggi sembra che la questione morale non sfiori nemmeno più le forze dell'ordine, ma a mettere in fila tutte le inchieste nelle cui maglie sono finiti tanti generali e ufficiali si scopre che nessuno ha mai subito contraccolpi di carriera né in caso di avvio di indagini poi terminate con l'archiviazione o l'assoluzione, né, tantomeno, in caso di condanne non definitive. Che si tratti di Gdf, carabinieri, polizia o di 007.

Nella Guardia di finanza gli ultimi in ordine di tempo a essere stati inquisiti sono il generale Vito Bardi e il generale Michele Adinolfi,recente protagonista del caso Milanese-Tremonti: indagati per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio all'interno dell'inchiesta P4 e ora trasferiti. Il primo a ispettore per gli istituti di istruzione e il secondo (appena promosso su proposta di Giulio Tremonti da generale di Divisione a generale di Corpo d'armata) dal 15 settembre assumerà l'incarico di comandante interregionale a Firenze. Adinolfi addirittura, capo di Stato Maggiore (che non risulta agli atti un conoscente di Bisignani), pare sia il più decorato tra le Fiamme gialle. Una carriera sfavillante, appena sfiorata da qualche piccolo incidente di percorso, come la sua testimonianza del 31 marzo 1995 al processo contro l'ex funzionario del Sisde Bruno Contrada. Adinolfi fu sentito a proposito della fuga in Svizzera dell'imprenditore bresciano Oliviero Tognoli, sparito il giorno stesso in cui dovevano arrestarlo nell'operazione Pizza Connection, prima di costituirsi nel 1989. Adinolfi, all'epoca dei fatti maggiore, era consulente esterno della Commissione parlamentare antimafia, e fu indagato con altri dieci (tra cui l'ex generaleMario Mori) per falsa testimonianza. L'indagine è stata archiviata per tutti su richiesta della stessa Procura di Palermo nel luglio del 2000.

Un anno prima era ormai diventato colonnello, vicepresidente del Cocer delle Fiamme gialle e comandante del gruppo della Guardia di finanza di Catania. Allora finì nel mirino dei pm milanesi, che pensavano che un imprenditore, tale Natale Sartori, avesse costituito al Nord una sorta di filiale di Cosa nostra dedita al narcotraffico, alle false fatturazioni, alla tutela dei latitanti e in particolare alla costruzione di una rete di rapporti con ufficiali di polizia giudiziaria, politici e altre personalità. Il tutto con la regia dell'ex stalliere di Arcore Vittorio Mangano. Adinolfi era apparso nelle intercettazioni come la «maniglia grande»: l'uomo che avrebbe dovuto aiutare Sartori a salvare le sue aziende da un controllo delle Fiamme gialle. Il numero dell'ufficiale era sulle agende di Marcello Dell'Utri. Anche in quel caso l'inchiesta finì archiviata: a Milano non c'era stata alcuna filiale di Cosa nostra. Emerse solo che Adinolfi aveva semplicemente messo in contatto l'imprenditore con un commercialista.

Passarono gli anni e, diventato generale, Adinolfi entrò tra i fedelissimi del generale Roberto Speciale, che lo portò al comando della Regione Lazio, poco prima di passare il timone a Cosimo D'Arrigo in seguito a un'accesa polemica con il ministro Vincenzo Visco. Correva la primavera del 2007 e in Calabria De Magistris apriva l'inchiesta Why Not: il nome di Adinolfi spuntò di nuovo, non tra gli indagati, ma tra coloro che risultavano in rapporti di grande amicizia con il principale inquisito, il veterinario leader della Compagnia delle opere per il Sud Italia, Antonio Saladino. E l'allora poliziotto e consulente del pm,Gioacchino Genchi, doveva relazionare al magistrato anche sui rapporti di Adinolfi con un altro indagato (e poi archiviato): il costruttore fiorentino Valerio Carducci, lo stesso imprenditore da cui prenderà poi il via l'inchiesta sulla "cricca" e che ritorna oggi come testimone nell'indagine P4 sul magistrato e deputato Alfonso Papa. Genchi avrebbe dovuto far rapporto al pm anche sulle telefonate tra Adinolfi e il professor Giancarlo Elia Valori (non indagato), all'epoca leader degli industriali del Lazio, uomo dalle ramificatissime relazioni istituzionali e risultato l'unico espulso dalla loggia P2 (a cui ha sempre negato di essere appartenuto). Ma poi De Magistris fu trasferito, Genchi revocato da consulente, e di quelle chiamate resta traccia solo nelle memorie difensive dell'ex poliziotto indagato dalla Procura di Roma (2).

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