21 settembre 2011

Senza Padrini. Dalla Sicilia alla Lombardia per dire che non pagare il pizzo conviene



di Chiara Pracchi - 20 settembre 2011

Milano. 20 settembre 2011. Una rivoluzione cha parte da Sud e che arriva al Nord.

Con queste parole il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha introdotto il libro di Filippo Astone, "Senza Padrini", nel corso della presentazione che si è tenuta ieri sera alla Casa della Cultura di via Borgogna. Di più, parafrasando il motto che lo ha portato a occupare la poltrona di Palazzo Marino, Pisapia ha constato che il vento è cambiato veramente e che dalla Sicilia ci ha portato un insegnamento importante: la storia delle trasformazione di Confindustria siciliana sotto la presidenza di Ivan Lo Bello, che da forza silente, quando non espressamente connivente con la mafia, si è trasformata in un volano di riscatto morale e sociale.

"Senza Padrini", il libro che Astone ha appena dato alle stampe con Tea, parla proprio di questo,
della rivoluzione copernicana operata in Sicilia dall'associazione degli industriali e dei vantaggi economici che derivano dalla fine dell'asservimento alle mafie.
E lo fa attraverso l'esposizione di dati, storie e interviste. Dati che il sindaco di Milano non ha mancato di citare, raccogliendo l'invito a replicare in Lombardia l'esperienza siciliana.
Non a caso, accanto a lui, oltre a Ivan Lo Bello, al procuratore Roberto Scarpinato, al patron della Mapei Giorgio Squinzi e al sociologo Nando Dalla Chiesa, sedeva Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda, associazione che per prima ha adottato al Nord il codice etico di Confindustria siciliana. (Senza, però, aver ancora denunciato alcun imprenditore)

In questo clima un po' troppo pacificato e idilliaco è toccato a Nando Dalla Chiesa ricordare che in Lombardia, la 'ndrangheta penetra nel sistema economico come la lama nel burro. La parola mafia è ancora un tabù nelle riunioni dei costruttori, sostiene Dalla Chiesa, e il problema del movimento terra non viene affrontato da chi pure dovrebbe difendersi da interessi particolarmente aggressivi. Pensiamo alla facilità con cui le imprese mafiose sono entrate nei lavori per la metropolitana milanese, nell'Alta velocità, nelle autostrade e nei lavori continui di ri-asfaltatura delle strade cittadine. Eppure, ogni volta che si parla di rilanciare il ruolo economico della città, si fa riferimento ai lavori pubblici, senza capire che in questo modo si finisce per sanzionare la supremazia di un modello industriale poco dinamico, nel quale spesso si incontrano interessi di natura diversa.

Parlare di collusione fra imprese mafiose e imprese legali al Nord, suscita ancora scalpore. Non così in Sicilia, dove il procuratore Roberto Scarpinato ha ricordato quanti processi si stanno celebrando nei confronti di ex dirigenti di Confindustria: a Caltanisetta è in corso un procedimento per la confisca di quasi 300 milioni all'ex presidente provinciale; a Palermo si sta procedendo alla confisca di alcune quote societarie: ad Agrigento l'ex presidente provinciale è accusato di aver spartito gli appalti con la mafia militare; a Enna un altro ex presidente è indagato per concorso esterno e infine l'ex presidente di Messina ha subito il sequestro di un'impresa perché implicato in processi di mafia. Questo solo per restare in Sicilia e senza dimenticare che il presidente della Federazione degli Autotrasportatori italiani è un parente della famiglia Santapaola.

La rivoluzione operata da Lo Bello e soci, però, ha mostrato un importante laboratorio economico e sociale, in grado di portare alla ribalta un'imprenditoria moderna, desiderosa di mettersi sul mercato con le proprie capacità. Parafrasando Salvemini, Scarpinato ha invocato per il nostro Paese una sorta di rivoluzione operata dalle minoranze organizzate che trascinano la maggioranza disorganizzata verso un nuovo ordine. In questo caso una lobby trasversale di imprenditori moderni, sindacati e apparati sani dello Stato, non toccati dalla corruzione che abbiano il coraggio e la determinazione di innescare questo processo di cambiamento.

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