11 ottobre 2011

Chi ha deciso di togliere la scorta al giornalista che indaga sugli inceneritori Marcegaglia?


Gianni Lannes e la sua famiglia minacciati dalle mafie, computer rubati per scoprire cosa "nascondono", auto incendiata e onorevole Angelo Cera (Udc) che nei comizi promette di "sistemarlo". Lui intanto continua a scavare, ormai bersaglio facile di chi vuol farlo tacere. Interrogazioni parlamentari, ma Maroni non risponde. Il dubbio delle autorità e una realtà da chiarire



di Graziella Proto 26-09-2011



“Dalla seconda metà d’agosto le è stata revocata la scorta” disse pressappoco la voce all’altro capo del filo a Gianni Lannes. Una comunicazione semplice, fredda, formale, ufficiale, da parte della Prefettura di Foggia. Una prassi sulla quale non c’è bisogno di esprimere giudizi. Con una telefonata lo Stato italiano ha soppresso la scorta ad un cronista che si trova in situazione di pericolo per il lavoro che fa. L’onestà e la passione che ci mette.

La decisione è stata presa dal Ministero dell’Interno, ma, la proposta è partita dal Prefetto di Foggia Antonio Nunziante. Qualcosa è cambiato rispetto a, quando

gli è stata data la protezione? Non esiste più lo stato di pericolo?


Andiamo con ordine. Gianni Lannes è un giornalista e fotografo investigativo. Spesso nella sua lunga attività di indagine giornalistica ha affrontato tematiche che sono sfociate in procedimenti giudiziari importanti. Fra le sue inchieste, le cosiddette «navi dei veleni» affondate nel Mediterraneo, i traffici di rifiuti nucleari, le ecomafie internazionali; la strage Nato del peschereccio Francesco Padre, traffici illegali di armi ed esseri umani, la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la strage di Ustica.

Un lavoro minuzioso il suo, a trecentosessanta gradi, senza guardare in faccia nessuno, facendo nomi e cognomi. Per “Casablanca” ha pubblicato il bosco della Ficuzza, Ustica, Il Trattato di Prum… Insomma, lavorando in Italia e all’estero si è preoccupato di informare. Ha preferito non mettere una divisa, restare libero. Una decisione pesante in una società che è totalmente schierata e per lo più subalterna.


La risposta? Una serie di tentativi criminosi per lui, la sua famiglia, i suoi collaboratori. Attentati, minacce di morte, telefonate anonime, furti, danneggiamenti e intimidazioni di vario tipo. La notte del sei aprile scorso, l’ultimo avvertimento di stampo mafioso. Dopo una serie di telefonate anonime, l’auto della famiglia è stata trovata in mezzo alla strada circondata da una bella chiazza di benzina, un vetro rotto ed un paio d’occhiali probabilmente dimenticati dall’autore del messaggio, dentro l’abitacolo.

Alcuni mesi fa, l’undici febbraio sempre di quest’anno, è stata sabotata l’auto della moglie e manomesso il seggiolino di sicurezza del figlio. Già il due luglio 2009, ignoti gli avevano fatto esplodere l’auto che già, per ben due volte nell’arco di tre mesi del 2009 è andata in fiamme. La notte del quindici maggio del 2010 (sempre), ignoti, si sono introdotti, nel suo studio rubando un computer ed un hard disk portatile. Ha pestato i piedi a qualcuno? Ha distratto il conducente? Ha turbato qualche equilibrio? Probabilmente, dato che, anche un deputato, l’On. Angelo Cera, UDC e sindaco di San Marco in Lumis, durante la campagna elettorale, aveva promesso di “sistemare” il giornalista.


Sui rischi corsi da Gianni e la sua famiglia un fiume di Interrogazioni parlamentari al Ministro degli Interni, tutte senza risposta fino a questo momento. Le indagini? Sembrerebbe siano ancora in corso, sia Lannes, che il suo avvocato, non hanno ricevuto mai, ad oggi, alcuna comunicazione di archiviazione. Ci si chiede: com’è possibile che, con le indagini ancora aperte sugli attentati qualcuno decida di togliere la scorta al “perseguitato” e alla sua famiglia? Dal Parlamento, Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale, in Commissione Ambiente della Camera, appresa la notizia, definisce la decisione del Ministero “un fatto grave”, affermando di considerare “la revoca della scorta, un atto intimidatorio analogo a quelli commessi da parte di chi è stato infastidito dalle sue inchieste sul traffico dei rifiuti nucleari, sulla “malasanità” pugliese, sul traffico di armi, sulla mafia pugliese, dalla ripresa delle indagini sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sulla strage di Ustica e sulle navi dei veleni”. (Il Prefetto di Foggia Antonio Nunziante, foto)

La stessa parlamentare assieme ad altri deputati cofirmatari, in un’interrogazione parlamentare al ministro degli interni, datata due agosto 2011, racconta di una audizione (26 gennaio 2011) della Commissione Parlamentare ecomafie, a Bari, per una verifica della situazione rifiuti e illeciti connessi al ciclo dei rifiuti sull’area pugliese e di un inceneritore “la cui costruzione non appare conforme alle normative di protezione sanitaria ed ambientale e alla legge n. 108 del 2001 di ratifica della Convenzione di Aarhus”.

L’inceneritore dovrebbe sorgere nella zona di Manfredonia e sarebbe di proprietà della famiglia Marcegaglia.

In quella riunione a Bari il Prefetto di Foggia Antonio Nunziante, ai membri la commissione bicamerale ha detto: «Per quanto riguarda la Marcegaglia, dopo tutte le autorizzazioni – tra cui la regione e così via – i lavori sono iniziati 6-7 mesi fa. Io ho ricevuto l’amministratore unico della Marcegaglia Energy, di cui – mi perdoni – non ricordo il nome. Con lui abbiamo fatto anche un piano della sicurezza. I lavori stanno andando avanti, però dai primi accertamenti dei carabinieri e delle forze dell’ordine in generale, non sembra ci sia un interesse acché i lavori non procedano. Il tutto presidente, viene fuori da un giornalista, Gianni Larmes, che un po’ fomenta queste situazioni e quindi fa presa sulle preoccupazioni intorno a questo termovalorizzatore».


Nella stessa interrogazione datata due agosto 2011, si legge ancora: “In merito alle procedure per l’inceneritore dell’Eta, il comune di Cerignola ha presentato, all’inizio dell’anno 2011, un ricorso straordinario al Capo dello Stato, mentre un altro inceneritore targato Marcegaglia è stato sequestrato per gravi irregolarità a Modugno dalla procura della Repubblica di Bari; per l’inceneritore di Massafra (proprietà Marcegaglia) l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea”.


La cosa che emerge con forza nell’interrogazione parlamentare è che secondo i sottoscrittori, il Prefetto di Foggia, Nunziante, non sia nelle condizioni di “indipendenza di giudizio” nei confronti di Lannes, e quindi, per poter chiedere la revoca della scorta. Considerazioni. La tutela, dello Stato arriva solo in caso di reale pericolo d’incolumità della persona. Vale a dire che tutto ciò che è denunciato dalle ” vittime” è regolarmente verificato ed accertato dalle autorità competenti. La sorveglianza si toglie, quando, si accerta che lo stato di pericolo non sussiste più. È stato accertato. Chi ha verificato? Quale ufficio? Perché nessuno si è preoccupato di comunicarglielo per iscritto all’interessato? Oppure al suo legale. Vero, il Prefetto ha avanzato la proposta, ma sulla base di quali informazioni – se è lecito sapere – l’UCIS ha eseguito? Come mai non ha provveduto autonomamente? – si chiedono gli interroganti alla camera.


Un giornalista può sbagliare? Certamente. Può anche accadere che in buona fede prenda per vera una notizia costruita ad arte, da chi ha interessi particolari. Giustamente ne deve rispondere. Ci sono le ammende, le multe i risarcimenti. Questo si può fare.

Ciò che non si deve assolutamente fare è trasformare un giornalista serio in un bersaglio per i malavitosi, emarginarlo, screditarlo, sapendo perfettamente ciò che si sta facendo e non tenendo conto delle conseguenze eventuali e del fatto che di quel giornalista la società ha bisogno.
Qualora, sia un rappresentante istituzionale a fare tutto ciò, chi di dovere, dovrebbe intervenire e portarlo via di peso dal posto occupato. Dopo di che, ognuno la chiami come vuole: deontologia, etica, questione morale. Giustizia.


fonte: http://domani.arcoiris.tv/

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