23 ottobre 2011

Condannato a morte e suicidato dalla Mafia


di Beatrice Andolina mercoledì 19 ottobre 2011

Questa è la storia di Attilio Manca, un amico mai incontrato che ho conosciuto tramite suo fratello Gianluca, mamma Angela e papà Gino

“Questa è la storia di uno di noi” – cantava Celentano – questo è quello che potrebbe succedere a chiunque disgraziatamente e a sua insaputa entrasse in contatto con la mafia: quel “marcio” che ci può sporcare l’anima e toglierci la vita. Questa è la storia di Attilio Manca, un amico mai incontrato che ho imparato a conoscere attraverso suo fratello Gianluca, mamma Angela e papà Gino, due insegnanti di Barcellona Pozzo di Gotto, soprannominata in questi anni la Corleone della Provincia di Messina, crocevia di mafia, politica e poteri occulti, città simbolo dell’intesa ‘’mafia-Stato’’, visto che il ministero degli Interni non é riuscito a sciogliere per mafia il consiglio comunale nonostante una relazione di otre 300 pagine ne descrivesse nel dettaglio le infiltrazioni mafiose.
Sono le 9:30 di mattina dell’11 febbraio 2004 quando a casa Manca squilla il telefono. Dall’altra parte del cavo è Attilio, scosso nella voce:

-Mamma, devi farmi aggiustare la moto perché quando torno, in estate, la voglio trovare pronta.
Mamma Angela, colta alla sprovvista:
-Attilio, ma che dici? Siamo solo a Febbraio! Piuttosto quando intendi tornare a Barcellona per le ferie?
Attilio risponde con un freddo distacco:
-Non lo so!

Dai successivi controlli si accerta che la moto funzionava perfettamente, però quella telefonata lascia la signora Angela con un senso di preoccupazione, per il turbamento nel tono del figlio. Questa chiamata sparirà dai tabulati telefonici.
Il Dott. Attilio Manca era un urologo in piena ascesa, specialista in prostatectomia radicale per via laparoscopica, l’asportazione del tumore alla prostata in modo veloce e poco invasivo - tecnica certamente all’avanguardia nel 2004. Il 9 febbraio 2004 aveva raccontato ai genitori di voler accendere un mutuo per acquistare una casa.

Faceva parte di un’equipe molto rinomata, “troppo rinomata” dell’ospedale di Viterbo. E’ proprio questo, infatti, che gli impedirà di vedere l’alba del 12 febbraio 2004: viene trovato morto in casa sua a causa di un mix di droghe pesanti e alcool.
La porta non è stata scassinata; nessun segno di scasso; due siringhe vicino al letto - strumenti di “overdose”.
La sera del 10 febbraio decide di non partecipare, contrariamente al solito, ad una cena tra colleghi. Verso le ore 22:15 dell'11 febbraio, un vicino di casa sente chiudere la porta di casa di Attilio. Un'ora molto vicino alla morte.
Per gli inquirenti si tratta di suicidio, avvenuto certamente dopo essersi preso a pugni da solo in faccia e su tutto il corpo: Attilio completamente nudo, riverso sopra il letto, con il setto nasale rotto dal quale è uscito talmente tanto sangue da oltrepassare lo spesso materasso e finire sul pavimento. I pantaloni perfettamente ripiegati sulla sedia, mentre i boxer e la maglia sono scomparsi.
Sul luogo sono presenti dei ferri chirurgici, strumenti da sala operatoria che non portava mai con sé. L’ago con il filo ben inserito. Cosa o chi bisognava visitare o suturare? Sulle siringhe il DNA di un altro individuo, mai identificato, nonostante le varie sollecitazioni dell’avvocato di famiglia: Fabio Repici. Ma le siringhe non sono sterili e monouso? Sul polso e sull’avambraccio sinistro i buchi delle iniezioni, fin troppo visibili per un medico. Attilio però era un mancino puro - vi sono testimonianze video che attestano questa condizione e tutti lo sapevano. Inaccettabile l’ipotesi del suicidio che crede in un mancino dolorante per i colpi ricevuti e con il setto nasale rotto ed emorragico, un medico che decide di “farla finita” iniettandosi un’eccessiva dose di eroina con la mano destra - l’autopsia effettuata stranamente in meno di mezz’ora, dimostrerà comunque che non vi erano altri buchi sul corpo per poter dimostrare una qualche forma di tossicodipendenza.- lanciatosi poi sul letto sopra il telecomando del televisore – del quale se ne ritroveranno i pulsanti impressi sul braccio – si lascia andare a faccia in giù contro il materasso.
“Ho visto tanti ragazzi morire per overdose, ma nessuno di loro ha mai riscontrato emorragie esterne”. (Don Luigi Ciotti).
Prima di lasciare questo mondo, però, Attilio si preoccupa di pulire alla perfezione tutta casa, lasciando per “ricordo”, un’impronta sul pomello dello sciacquone del bagno: quella del cugino Ugo, a dir suo, risalente a quando due mesi prima era passato a fargli visita. Incredibile! La casa era talmente pulita da non esserci più nemmeno le impronte dei familiari e degli amici, invitati a cena nelle serate precedenti. Sembra inoltre molto strano che il giorno dopo il ritrovamento del cadavere – la mattina del 13 febbraio 2004 - proprio il cugino Ugo Manca - condannato in I° grado per traffico di droga e poi assolto in appello; già frequentatore di personaggi di interesse investigativo come il pregiudicato Angelo Porcino o come Rosario Cattafi, ex avvocato nonché "compare di anello" del boss Giuseppe Gullotti, rappresentante di Cosa Nostra nel barcellonese - spunta a Viterbo per mettere fretta agli inquirenti, chiedendo loro il dissequestro immediato della casa di Attilio. Perchè? Pensava forse di affittarla a qualcuno, pur non essendone lontanamente erede?
La vicenda si chiarisce quando nel gennaio del 2005 dalle intercettazioni del mafioso Francesco Pastoia si fa riferimento a un urologo siciliano, che avrebbe visitato il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. E a una puntata di “Chi l’ha visto?” il procuratore Grasso parla di un viaggio di Provenzano a Marsiglia che il boss avrebbe compiuto per sottoporsi ad un intervento di prostatectomia radicale per via laparoscopica.
Ed ecco che il quadro comincia ad assumere i giusti contorni: Attilio Manca era stato presente, forse inconsapevole dell’identità del paziente, in quella sala operatoria. In quello stesso periodo, infatti, Attilio si trovava a Marsiglia per “vedere un intervento”, disse che si trovava dalle parti di Marsiglia e che era molto impegnato. Nessuno dei suoi colleghi sapeva niente. E poi, Attilio aveva sempre operato in Italia. Chi era il paziente?
Il 28 gennaio 2005 Pastoia viene trovato impiccato nella sua cella.
Tutti gli elementi sembrano convergere verso l’unica soluzione plausibile: la verità deve essere tenuta nascosta.
Dal 16 luglio del 2010 fino ad oggi il Giudice delle indagini preliminari Salvatore Fanti presso il tribunale di Viterbo, non ha ancora sciolto le riserve sulla decisione in merito alla terza richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Attilio Manca e tutto questo tempo non è mai stato impiegato da nessun altro Gip. Cosa vorrà dire?
Un bacio a te Attilio Amico mio.
Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.