10 ottobre 2011

Lipari, la protesta delle donne incinte


Una mano sul pancione, l'altra a reggere il microfono o i cartelloni: le partorienti dell'isola sono in prima fila nelle manifestazioni cittadine contro la chiusura del reparto di ostetricia. Al loro fianco gli operai che costruiscono un'altra ala dell'ospedale che non si sa ancora a cosa servira'.
di Rosita Rijtano

Con la mano destra reggono il pancione, con la sinistra impugnano il microfono o sollevano i cartelloni di protesta, corrono e ansimano urlando slogan contro la chiusura del reparto di ostetricia: Manuela, Mariella, Francesca e Caterina, quest’ultima mamma single di Ginostra in attesa del secondo figlio, sono solo alcune dellepartorienti eoliane che nel viale dell’ospedale di Lipari difendono da quattro giorni, in un sit-in permanente di protesta, il loro diritto a far nascere i propri figli nell’arcipelago.

Con la soppressione del reparto, l’unico nelle Eolie, salire sugli aliscafi con il pancione di nove mesi, in pieno inverno e con qualunque tempo, non è un’esperienza economicamente facile né moralmente piacevole. Le loro proteste, unitamente a quelle esplose a macchia d’olio in altre zone della Sicilia, da Cefalù alle Madonie, al siracusano, hanno convinto la commissione dell’Ars a rinviare per un mese la pubblicazione del decreto Russoche sopprime i 23 “punti nascita” in Sicilia ma, nonostante il risultato raggiunto, le mamme non abbandonano il sit-in, continuando a presidiare l’ospedale. Accanto a loro c’è l’intera popolazione locale: ieri mattina più di mille persone, in prevalenza studenti, hanno partecipato a un corteo che ha paralizzato le vie del centro cittadino, mentre uno sciopero generale è stato indetto per la prossima settimana. Una mobilitazione senza colori politici, hanno precisato gli organizzatori, ma con una parola d’ordine chiara: “giù le mani dall’ospedale di Lipari”. E la solidarietà è arrivata anche da chi, dentro l’ospedale, sta lavorando, e cioè gli operai del cantiere aperto (uno dei paradossi della sanità siciliana) proprio nella struttura in cui il reparto di ostetricia è stato chiuso. Mentre l’assessore taglia personale e posti letto, infatti, gli operai costruiscono una nuova ala del nosocomio (costo per la regione 5 milioni di euro, poi lievitati a 7 per una variante): mercoledì quegli stessi operai che lavorano al cantiere, hanno abbandonato i martelli pneumatici e per un’ora si sono uniti ai manifestanti.

La questione eoliana, intanto, è rimbalzata a Roma, dove il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, chiedendogli di rivedere la legislazione sanitaria delle isole minori siciliane. Ma le dichiarazioni del nuovo manager messinese, Francesco Poli, non rassicurano gli eoliani: “Se le condizioni lo consentono – ha detto Poli, che nel 2008 affiancò Russo nella preparazione degli atti preliminari alla riforma sanitaria – possono bastare anche due ostetriche per far nascere ancora i bambini a Lipari”.

fonte: iquadernidelora.it

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