13 ottobre 2011

MESSINA: La mediazione del boss Lo Piccolo e gli interessi delle cosche sulle discoteche del milazzese, sulle attività commerciali e sulle estorsioni


13/10/2011

Interessi in attività commerciali e discoteche ma anche intrecci con i capimafia palermitani e catanesi. C’è tutto questo nella lunga deposizione del pentito Santo Gullo, malavitoso di Falcone, passato tra le fila dei collaboratori dopo il suo arresto. A Messina, dove si svolge il processo scaturito dall’operazione “Pozzo”, Gullo ha iniziato a parlare nel pomeriggio, in videoconferenza dalla località segreta in cui si trova protetto.

Passaggio molto importante è stato quello relativo alle controversie nate tra i clan barcellonesi e quelli di Tortorici negli anni ’90 per la spartizione dei proventi illeciti incassati dalle cosche con le estorsioni nella fascia tirrenica del messinese. Secondo il pentito, infatti, per dirimere quelle controversie sarebbe intervenuto direttamente il capo di “cosa nostra” dopo l’arresto di Provenzano, ovvero Salvatore Lo Piccolo, il “barone” di San Lorenzo.

Gullo non è stato molto chiaro nell’indicare se il boss si sia mosso direttamente per fare da paciere oppure se abbia agito mandando a Barcellona i suoi uomini. Ma, a detta del pentito, quella mediazione vi fu e servire a scongiurare una guerra di mafia tra i due gruppi che agivano sulla provincia di Messina ed il punto di contatto per quella trattativa sarebbe stato Tindaro Calabrese, alla sbarra proprio in questo processo.

Sempre Gullo ha raccontato degli interessi delle cosche sulle discoteche del milazzese, sulle attività commerciali e sul racket delle estorsioni.
In mattinata, invece, il processo si era aperto con una nuova deposizione di Carmelo Bisognano, considerato uno dei capi della cosca dei “mazzarroti” ed anch’egli adesso collaboratore. In questo caso Bisognano avrebbe tratteggiato l’organigramma del gruppo barcellonese indicando come Ofria, Sem Di Salvo e Filippo Barresi come gli elementi di spicco dei clan. Ma al vertice vi sarebbe stato un altro elemento sul quale, ha affermato Bisognano, ci sono ancora indagini in corso. Ieri non ha pronunciato il suo nome, ma nelle dichiarazioni rese le scorsa estate aveva tirato in ballo l’avvocato (con interessi nel mondo del traffico di armi al nord Italia e collegamenti con servizi segreti e massoneria) Rosario Pio Cattafi.
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