3 ottobre 2011

Rosarno, la filiera mafiosa delle arance. Ecco i nomi e le ditte

Giuseppe Lavorato con alcuni braccianti africani
di Antonello Mangano 3 ottobre 2011

L’imperio mafioso parte dalle campagne e arriva nei mercati, diceva Giuseppe Lavorato. La sua solitaria denuncia trova conferma negli atti delle operazioni All Inside e All Clean dei magistrati di Reggio Calabria. Dal conferimento delle arance al confezionamento, dalla plastica al cartone, dalle pompe di benzina al trasporto su gomma tutta la filiera era sotto controllo. E gli africani sono stati gli unici a ribellarsi.

‘U pirata, u testuni, u pacciu, u babbu, u ballerinu. Sono i soprannomi degli esponenti della ‘ndrina Pesce, spesso ereditati di padre in figlio. I Pesce sono una delle dinastie mafiose di maggior rilievo del panorama mafioso calabrese. Con i cartelli messicani e colombiani si occupano di traffico internazionale di cocaina, agevolavano ditte cinesi per far arrivare merce contraffatta nel porto di Gioia Tauro, hanno provato a clonare il modello criminale calabrese fondando in Basilicata il clan dei “Basilischi`.

A Rosarno controllano tutto, dalle pompe di benzina alla squadra di calcio. Un territorio che era relativamente ricco – grazie all`agricoltura – è stato lentamente e inesorabilmente prosciugato.
“L`imperio mafioso parte dalle campagne e arriva nei mercati`, denuncia da anni Giuseppe Lavorato in totale solitudine. “Negli anni `70 la ‘ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo`.

Dopo l`operazione All Clean la denuncia dell`ex sindaco ha trovato una conferma inequivocabile. Alcune delle aziende sequestrate, infatti, permettono di ricostruire la filiera delle arance nel rosarnese: una cooperativa per la raccolta e la commercializzazione, numerose ditte di trasporti, due di imballaggio in plastica e cartone. E in più una catena di supermercati. Difficile in questi anni non conferire gli agrumi, ordinare cassette, vendere il prodotto a ditte che non fossero nell`orbita dei Pesce.

I mafiosi si arricchivano, i piccoli produttori diventavano sempre più poveri e gli africani dormivano d`inverno in fabbriche abbandonate col tetto sfondato. Poi il 12 dicembre del 2008 un rapinatore ferisce due ivoriani. Poche ore dopo gli africani danno vita alla prima rivolta pacifica e vanno dai carabinieri a descrivere l`uomo. Sarà arrestato dopo poche ore. Molti dicono che è un balordo. Nell`aprile del 2011 verrà rinviato a giudizio insieme agli affiliati del clan Pesce.

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