13 novembre 2011

17 anni dopo


di Piero Ricca 12/11/2011

Dopo 17 anni di dominio nel malaffare, ora il Gran Buffone si dimette, in un paese devastato sotto ogni profilo. Vederlo sloggiare da palazzo Chigi può far piacere.

Ma c’è ben poco da festeggiare.
Soprattutto da parte di chi come me l’ha avversato frontalmente, entro e oltre i limiti delle proprie possibilità, per tutti questi loschissimi anni.

Non lo caccia una sollevazione di popolo o l’affermazione di un progetto politico alternativo, ma la volontà della Bce e del direttorio franco-tedesco che, sotto la pressione dei mercati e in collaborazione con il presidente della repubblica, lo rimpiazzano con un economista caro alla tecnocrazia finanziaria internazionale - la stessa che di fatto ha innescato l’escalation della crisi - per una prevedibile politica di “lacrime e sangue” non preventivamente sottoposta alle elezioni.

Non ci siamo liberati, ci hanno commissariati.
L’impotenza della società civile e la mediocrità della classe dirigente nazionale trovano in questo passaggio la più evidente conferma. Quando non si ha il coraggio di fare le rivoluzioni, ci si deve accontentare di discontinuità imposte dall’alto e da fuori: ieri, la guerra e l’intervento anglo-americano; oggi, la crisi del debito e l’intervento della Troika Ue-Bce-Fmi. Ed è una vita che la maggioranza degli italiani si accontenta. Fosse per loro, i Mussolini e i Berlusconi durerebbero al potere vita natural durante.

Il quasi certo governo Monti, che forse - come da più parti ci viene detto - non ha realistiche alternative in questa fase di grave instabilità finanziaria e con l’attuale legge elettorale, scompagina gli equilibri e riapre i giochi di palude della politica, ancora una volta sopra la testa della cittadinanza attiva e in barba a quanti si ostinano a credere alla necessità di un modello politico ed economico radicalmente nuovo.

Tuttavia, almeno la data delle elezioni e i precisi contorni programmatici di questo nuovo governo sarebbe interessante conoscerli prima del voto di fiducia. Come pure la formula prescelta per l’eventuale riforma elettorale, a parole da quasi tutti invocata. Sembra una richiesta ragionevole o rischia anch’essa di incrinare la coesione politica indispensabile a fronteggiare l’emergenza?

Intanto la Lega si smarca, in cerca di una rinnovata verginità politica e il Buffone conserva intatte le sue rendite di posizione e rimane il principale azionista del governo Monti. Conoscendolo, cercherà di strappare fino all’ultimo garanzie per i propri privati interessi. Non affrettiamoci a darlo per finito nemmeno questa volta. E, quel che è peggio, di sicuro non finirà a breve quel sistema culturale, di corruzione morale, di cui è stato negli ultimi decenni il massimo artefice e beneficiario.

fonte: pieroricca.org

(fonte video)


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