15 novembre 2011

Nichi Vendola: “Attilio Manca è una vittima della mafia”

Nichi Vendola

“Sono molto grato a Luciano Armeli per avermi dato la possibilità di scrivere poche righe su questo libro che parla di un uomo, un bravo medico, ucciso dalla mafia. In questi anni molte cose sono state dette sullo ‘strano caso del dott. Manca’, sulla sua morte così atroce e inspiegabile. Molti dubbi, molte mezze verità che hanno consentito la riapertura delle indagini grazie, soprattutto, alla tenacia della famiglia di Attilio, che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio. Attilio Manca è una vittima della mafia. La sua unica ‘colpa’, forse, è stata quella di essere un luminare di urologia, una ‘eccellenza’ di questo nostro Paese malato. Malato di corruzione, di indifferenza, malato di mafia. Vedete, ciò che abbiamo imparato in questi anni è che le mafie non scompaiono con la sequenza delle catture e delle pene inflitte. Oggi le mafie non sono una sorta di banda armata o semplicemente una patologia, ma talvolta si dimostrano come una fisiologia della selezione delle classi dirigenti. In politica, come nel sistema d’impresa. Non è un problema metafisico, ma è e resta un problema che riguarda esattamente le modalità di costruire i circuiti degli appalti, le gare, i cantieri, di entrare all’interno di un territorio così assetato e affamato di lavoro come il Sud. Tuttavia, la lotta alla mafia oggi sta vivendo un momento ‘magico’. Non era mai accaduto che si potesse colpire il vertice della più antica organizzazione mafiosa (Provenzano), che si potesse scoprirne il ‘codice di comunicazione’ con il resto del mondo, che si potesse, dopo pochissimo tempo catturare colui che nel frattempo ne prendeva il posto (Lo Piccolo) e che nel giro di poche settimane si potesse radere al suolo tutto l’organigramma criminale nuovo legato a Lo Piccolo e tutta la rete di copertura nel mondo delle professioni siciliane. Oggi siamo in grado di sgominare interi clan fin dal momento in cui iniziano a riorganizzarsi. La recente operazione Old bridge fatta tra Sicilia e Stati Uniti è un esempio illuminante. L’antimafia è sempre stata indagine archeologica, i processi riguardavano gruppi criminali e le loro avventure di vent’anni prima. Per la prima volta, siamo di fronte a processi che parlano di oggi. Siamo in presa diretta di fronte a questa grande lotta per sradicare la cultura e il potere mafioso dalla vita nazionale. Non altrettanta continuità, però, si registra sul versante del contrasto alle cosiddette ‘relazioni esterne’, vale a dire le complicità, coperture e collusioni con pezzi del mondo ‘grigio’ (politica, imprenditoria, affari, mondo delle professioni) che rappresentano la spina dorsale del potere mafioso. Cosa bisogna fare? Credo che il lavoro fondamentale spetti alla politica a 360 gradi: destra, centro, sinistra. Le mafie non hanno colore politico, hanno l’ideologia del denaro, del potere dell’intimidazione, dell’onnipotenza e ovunque possono costruire patti scellerati, ovunque possono condizionare e controllare. E’ un potere indecente e osceno, che deve essere messo in mora perché abbiamo bisogno di onorare tutti coloro che hanno pagato col sangue il prezzo della decenza del nostro Paese. Abbiamo bisogno di onorare Attilio Manca”.

Nichi Vendola (Presidente della Regione Puglia)

Bari, 2 dicembre 2010

  • Prefazione tratta dal libro di Luciano Armeli Iapichino, Le vene violate. Dialogo con l’urologo siciliano ucciso non solo dalla mafia, Armenio Editore, novembre 2011
  • fonte: http://www.danielecamilli.it/?p=10524
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