30 novembre 2011

A Pozzo Perla anche numerose aziende agricole

[fonte foto]
IL GRIDO DI DOLORE DEGLI IMPRENDITORI CHE HANNO SUBITO GRAVI DANNI A CAUSA DELLE INONDAZIONI DELL’IDRIA

di Leonardo Orlando 29/11/2011

BARCELLONA P.G. (ME)
L’emergenza resta alta a Pozzo Perla dove si temono nuove ordinanze di sgombero per gli alluvionati che hanno avuto le case danneggiate. A sette giorni esatti dall’alluvione che ha sommerso Barcellona Pozzo di Gotto, nel girone infernale di Pozzo Perla, la zona maggiormente colpita dalle inondazioni, ci sarebbero almeno 12 fabbricati resi inagibili dallo straripamento congiunto del torrente Idria e dell’affluente Saja Bizzarro. L’agglomerato che si
estende sulla pianura verso Milazzo dove si vorrebbe realizzare l’aeroporto del Mela, è stato sommerso dal fango trascinato a valle dal torrente Idria che con la rottura del muro d’argine - per una lunghezza di oltre 250 metri - ha riversato sugli agrumeti e le colture agricole una quantità infinita di fango. Gli alberi sono stati sommersi fino alle cime dal fango che col sole si è prosciugato diventando terriccio.

«Il paesaggio è diverso - come mostra Santino dalla sua terrazza -. Qui c’erano agrumeti e vicino alle case ortaggi, adesso non resta più nulla e quel che è peggio che le nostre abitazioni sono state danneggiate soprattutto ai piani terra.
Abbiamo chiesto che ci sia detto con chiarezza se le nostre case sono sicure. Ci dicano dove dobbiamo andare». Nel letto rialzato del torrente Idria e tutt’intorno motopale e potenti bulldozer sono al lavoro per rimuovere il gran quantitativo di fanghiglia. In azione anche pompe idrovore. La strada attorno a cui si estende l’agglomerato urbano in cui vivono circa 70 famiglie, è uno scenario desolante. Ma non si tratta solo dei 12 fabbricati di cui potrebbe essere stata compromessa la stabilità. I danni in questa desolata landa di disperati, ci sono anche le aziende agricole e zootecniche.

C’è chi ha perso l’ovile realizzato addossato al muro d’argine: le pecore sono rimaste seppellite sotto i banchi di fango. Gli effetti sono stati più devastanti: il fango ha anche inghiottito i piccoli allevamenti domestici e una azienda zootecnica nella quale sono morti 12 vitelli che adesso dovranno serre rimossi e smaltiti. Il titolare dell’azienda, Nicolò Pino, assieme ad un suo collaboratore ha rischiato di morire ed è riuscito a mettersi in salvo salendo sul tetto del capannone. Gli abitanti della località, vittime lo scorso anno e precisamente il 2 novembre dell’ennesimo straripamento della saja Bizzarro, sono convinti di essere dalla parte della ragione e annunciano azioni legali per la mancata messa in sicurezza del territorio. «Io e la mia famiglia abbiamo rischiato di morire e la mia azienda è completamente distrutta, non so se ce la farò a rialzarmi». A parlare è Francesco Ilacqua, titolare dell’azienda agricola “Idea prato”, specializzata nella realizzazione di manti erbosi per stadi e giardini. «Già lo scorso anno ho subito l’alluvione e solo col duro lavoro e l’aiuto della mia famiglia sono riuscito a rialzarmi e non ho avuto alcun ristoro di danni. Questa volta credo sia più difficile perché i danni sono incalcolabili. Dove c’era l’erba adesso c’è il pietrisco e il parco macchine, trattori e tosaerba, è rimasto nel fango. Le responsabilità ci sono e come se ci sono e vanno ricercate». L’avevamo sempre detto agli agricoltori che il letto del torrente doveva essere abbassato, così come si faceva una volta. E poi tutti gli abitanti della zona – a cominciare dal consigliere comunale Piero Mirabile – indicano
l’emblema di un certo modo di fare i lavori pubblici: «Un muro d’argine della saja Bizzarro che è straripata assieme al torrente, i cui lavori sono stati ultimati a settembre da una ditta per conto del Genio civile si è adagiato su un lato. Niente cemento armato, semplicemente appoggiato. Abbiamo già segnalato tutto ai carabinieri».
A valle di Femminamorta, nel torrente Mela un allevatore, Santo Alesci proprietario di una stalla con 18 vitelli, rischia di perdere tutto perché non riesce ancora a trasportare il cibo.

fonte: gazzetta del sud
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