9 dicembre 2011

"La mafia? La protegge Schifano"

Renato Schifani, Presidente del Senato

di Lirio Abbate 8 dicembre 2011

Due imprenditori palermitani collusi parlano dei fratelli Graviano. A un certo punto uno dice: "Sono appoggiati politicamente, molto in alto". E fa un nome. Che ricorda qualcuno.

L'automobile in cui viaggiano due imprenditori collusi con la mafia passa davanti allo stadio di Palermo. Sono diretti ad un appuntamento con i nuovi capi delle famiglie della città. E' il 9 luglio, mancano pochi minuti a mezzogiorno quando Giovannello Li Causi, che si occupa del catering nell'impianto sportivo, si rivolge a Franco Conti, genero del padrino Antonino Vernengo.

I due cominciano a parlare dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, gli ideatori delle stragi del 1993 a Roma, Milano e Firenze ed esecutori dell'attentato a Paolo Borsellino. La discussione punta sulle loro coperture e sugli affari dei due boss detenuti, in particolare su un'impresa di pulizia che - secondo Li Causi - loro avrebbero in pugno e che si sta aggiudicando appalti in tutta la Sicilia.

"Perché loro sono appoggiati politicamente", spiega Li Causi, che nelle scorse settimane è stato arrestato per mafia. L'imprenditore della ristorazione non sa di essere intercettato dai carabinieri, ma appena affronta questo tema abbassa di colpo il tono della voce. Poi sussurra: "Hanno un appoggio forte, ma forte, forte". Conti chiede chi è il politico tanto importante che protegge i Graviano e la loro ditta. E il suo interlocutore risponde senza esitazioni: "Schifano!". Il genero di Vernengo non commenta, incassa la risposta e mostra di avere capito. Non chiede chi possa essere questo politico "Schifano", il cui cognome ha una chiara assonanza con quello del presidente del Senato Renato Schifani. Conti e Li Causi non fanno altri riferimenti: entrambi sanno di chi si sta discutendo e infatti il dialogo prosegue spedito sulla questione delle "entrature politiche".

I pubblici ministeri hanno tentato di individuare con certezza chi è il politico in grado di dare un appoggio tre volte forte ai padrini di Brancaccio, i boss che hanno gestito l'attacco allo Stato del 1993. E per fugare ogni dubbio hanno affidato ai carabinieri un'indagine per identificare lo "Schifano" citato da Li Causi. Gli investigatori dell'Arma hanno riascoltato più volte la conversazione registrata in auto pochi mesi fa, cercando anche il più piccolo dettaglio, un particolare che li potesse aiutare a dare un nome e cognome al politico. Ma non sono riusciti ad andare oltre. Nei nastri si sente dire esplicitamente: "Schifano". La ricerca allora si è allargata alle liste dei politici locali e regionali, ma non vi è alcuno con questo nome. A qualche investigatore viene in mente che forse potrebbe trattarsi di Renato Schifani, che due collaboratori di giustizia indicano essere stato vicino proprio ai Graviano. Ma il nome pronunciato da Li Causi è chiaro: Schifano e non Schifani. Davanti ai giudici occorre essere precisi. E senza altri elementi, l'identificazione richiesta dalla procura si rivela negativa: nessuno Schifano è stato individuato fra i politici.

I magistrati acquisiscono le conclusioni dei carabinieri e - nonostante il dubbio resti irrisolto - le inseriscono nel fascicolo super segreto che riguarda il presidente Renato Schifani, anche se quella conversazione dello scorso luglio, ufficialmente, non è riferibile a lui.
La seconda carica dello Stato, come ha rivelato un anno fa "l'Espresso", è iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa.
Gli investigatori continuano a esaminare il passato del senatore, attivo a Palermo come avvocato esperto di urbanistica e procedure fallimentari, ma anche la sua attività politica nell'isola.

L'ultimo pentito ad averlo accusato è Stefano Lo Verso, che è stato il vivandiere del latitante Bernardo Provenzano fra il 2003 e il 2004. Il collaboratore riferisce le confidenze dell'ergastolano Nicola Mandalà, mafioso di Villabate, piccolo centro alle porte di Palermo: "Nel 2003 mi disse che con la politica non avevano problemi né a livello regionale né a livello nazionale, perché avevamo nelle mani l'amico e socio di suo padre Renato Schifani". Ma non è il solo parlamentare che Lo Verso ha indicato ai pm. Ha parlato anche del senatore Marcello Dell'Utri, di Salvatore Cuffaro e dell'ex ministro Saverio Romano.

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