25 gennaio 2012

Ingroia e il ''richiamo'' del Csm: colpirne uno per educarne cento

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di Lorenzo Baldo - 24 gennaio 2012

“Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni - e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è - ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma sopratutto perché sono un partigiano della Costituzione. E fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgere, so da che parte stare”.

Era il 30 ottobre scorso quando a Rimini, al congresso del Pdci, Antonio Ingroia è intervenuto dal palco con queste parole. Che dovrebbero essere scontate e ovvie in un Paese “normale”. Ma non nel nostro. Dopo quelle dichiarazioni in tanti si sono stracciati le vesti ed hanno attaccato pesantemente il giudice siciliano. I soliti esponenti politici, appoggiati dai media compiacenti, si sono uniti al coro dei più blasonati quaquaraquà dei tempi berlusconiani. Dal canto suo l’associazione nazionale magistrati non ha minimamente colto la gravità di quegli attacchi nei confronti di un magistrato sovraesposto per le delicate indagini su mafia e politica che conduce da alcuni anni. Tutt’altro. Lo stesso segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini, ha di fatto preso le distanze dichiarando che proprio i magistrati più esposti con inchieste delicate “dovrebbero avere particolare prudenza nell'esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese”.

Di contraltare il presidente della Giunta dell'Anm di Palermo, Nino Di Matteo, ha ribadito invece di condividere in pieno quello che il collega aveva dichiarato pubblicamente. Successivamente La Prima Commissione del Csm, quella competente sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati, ha aperto un fascicolo nei confronti dello stesso Ingroia. A distanza di pochi mesi le agenzie hanno battuto la notizia che la Prima Commissione del Csm ha richiesto di archiviare la vicenda in quanto si tratta di un caso isolato. Non ci sono quindi gli estremi per ipotizzare un’incompatibilità con le funzioni di pubblico ministero di Antonio Ingroia. Ma nell’istanza del Csm viene sottolineata l’inopportunità della partecipazione del procuratore aggiunto di Palermo al congresso del Pdci. E soprattutto viene proposto l’invio degli atti alla Quarta Commissione, quella che si occupa delle valutazioni sulla professionalità dei magistrati. Nelle prossime settimane la proposta sarà al vaglio del Plenum che deciderà il da farsi. Nel caso che la richiesta della Prima Commissione dovesse essere accolta Ingroia rischia di veder segnato il proprio curriculum professionale da una nota di demerito che inciderebbe inevitabilmente sulla sua carriera. Allo stato resta evidente l’assoluta gravità di un simile “richiamo” messo in opera grazie al voto favorevole del consigliere del Pdl, Nicolò Zanon, dell’indipendente Paolo Corder, ma anche del rappresentante laico del PD Guido Calvi. (foto in basso) Unici voti contrari quelli di Vittorio Borraccetti e Roberto Rossi, mentre Riccardo Fuzio di Unicost si è astenuto. Tra posizioni pilatesche o in evidente sinergia con quei sistemi di potere refrattari a magistrati come Antonio Ingroia assistiamo all’ennesimo atto di una strategia sibillina che mira a “colpirne uno per educarne cento”. E che immancabilmente indebolisce l’operato di un esponente della magistratura.

“Evidentemente – ha evidenziato Ingroia – definirsi ‘partigiano della Costituzione’ è diventata una bestemmia”.
Ma la bestemmia più ignominiosa echeggia invece negli ampi saloni del Csm ogni qualvolta la maggioranza dei componenti colpisce un magistrato libero che intende onorare la Costituzione sulla quale ha giurato.

fonte: antimafiaduemila.com

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