25 gennaio 2012

L’elogio funebre del boss Sfameni



Scritto da VALERIA BONANNO Martedì 24 Gennaio 2012

12 dicembre 1985, Villafranca Tirrena. Graziella Campagna, 17 anni, viene rapita e assassinata con cinque colpi di fucile a canne mozze da Gerlando Alberti Jr. e Giovanni Sutera, pericolosi latitanti palermitani.


22 gennaio 2012, Villafranca Tirrena. Muore Santo Sfameni, riconosciuto boss del paese e referente di Cosa Nostra palermitana e catanese nella provincia di Messina. Intimo amico di Michelangelo Alfano.

Cosa lega queste due date? Santo Sfameni, detto Don Santo, oltre ad aver mosso i fili della giustizia messinese per lungo tempo, coprì la latitanza degli assassini di Graziella a Villafranca Tirrena. Fu lui, l’imprenditore onesto al quale sono stati confiscati beni per oltre 15 milioni di euro, a presentare Gerlando Alberti Jr. all’allora maresciallo dei Carabinieri Carmelo Giardina e fu quest’ultimo, secondo quanto da lui stesso riferito ai magistrati, a presentare Gerlando Alberti Jr. all’ex sindaco (e attuale consigliere provinciale) Vincenzo La Rosa.

Bene, ieri abbiamo avuto modo di assistere all’incoronazione pubblica di un altro fervido estimatore del boss Sfameni: il parroco della chiesa Nostra Signora di Lourdes, da molti soprannominato “tour operator” per la sua incontenibile passione per i viaggi. Ieri, durante l’omelia per i funerali del capomafia, infatti, Padre Antonino Pelleriti, (foto in basso) sacerdote di Villafranca Tirrena da moltissimi anni, ha elogiato la figura del boss, ricordando il contributo dato dal “nostro fratello” (fratello di chi? Certamente non mio) alla parrocchia, in occasione della costruzione della gradinata che guarda il campetto da calcio attiguo alla chiesa.
Si può dire, senza timore di risultare ingiusti, che l’omelia di padre Pelleriti è un’offesa alla memoria di Graziella e di tutte le vittime innocenti della mafia.
Un intollerabile affronto al sacrificio di parroci come Don Pino Puglisi e Don Peppe Diana, assassinati da Cosa Nostra e Camorra per aver combattuto la mentalità mafiosa.

Ma in chiesa, ieri, non c’erano soltanto la bara, i familiari di Sfameni e il parroco. Oltre 500 persone hanno pianto (o, piuttosto, riverito per l’ultima volta) il “patriarca”, e tra queste figuravano politici locali, il vicesindaco Matteo De Marco (futuro candidato a sindaco che con Sfameni aveva un rapporto di personale amicizia...), assessori e consiglieri comunali. Persino i vigili urbani in uniforme. Esequie di spessore, quindi, per il boss mafioso.


A questi rappresentanti delle istituzioni locali, alcuni dei quali il 12 dicembre 2010, durante la commemorazione di Graziella Campagna organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, storcevano il naso seduti in prima fila, vorrei far notare che per l’ennesima volta il buon nome di Villafranca Tirrena è stato infangato dalla loro condotta pubblica e non dai familiari delle vittime. Dal Sindaco Pietro La Tona mi aspetterei una spiegazione in merito alla partecipazione dei Vigili Urbani in uniforme. Il fatto è che, quand’anche provasse a dare una spiegazione, non riuscirebbe a convincere nessun cittadino onesto sull’opportunità di rendere omaggio in modo così spudorato ad un criminale.

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