14 gennaio 2012

Termini Imerese: fine del sogno siciliano


[fonte foto]


“Ora arriva la Fiat, ora cambia tutto”. “Sì, ma lo sai come li spremono a Torino?”. “E che m’importa. Almeno portano lavoro”. E adesso l’illusione è finita. Davvero un altro secolo. Ma davvero deve finire così?

L’accordo è fatto: 640 dipendenti andranno in mobilità, in attesa della pensione con un incentivo medio di 22.850 euro più l’indennità per il mancato preavviso, più il premio di fedeltà. La Fiat chiuderà la vertenza siciliana, da sempre vissuta come una sorta di palla al piede, con l’esborso di 21,5 milioni circa, pari, secondo stime attendibili, al 70% della richiesta. La Fiat verserà 460 euro al mese, come integrazione all’assegno di mobilità erogato dall’INPS, per il resto 13 milioni serviranno per pagare gli incentivi. Gli altri 8 per i premi di fedeltà, per il mancato preavviso e per gli inevitabili costi di chiusura.
E gli altri duemila operai? E quelli dell’indotto? Si dice che in parte saranno utilizzati, cioè assunti dalla DR Motor per un fumoso progetto di cui ancora si sa poco: la Regione ha stanziato un bonus straordinario di 1,5 milioni di euro a sostegno delle famiglie degli operai , 150 milioni saranno destinati a rafforzare le infrastrutture e altri 200 milioni serviranno a incentivare l’insediamento di nuove attività produttive. Altri 45 milioni serviranno come incentivo alla rioccupazione dei lavoratori e 10 sono disponibili per l’aggiornamento professionale e la riqualificazione del personale. Questo è tutto quel che sta sul tavolo.
Tutti si sono affrettati ad esprimere soddisfazione e a elogiare l’intervento di mediazione di Passera, al suo esordio come ministro: persino la Fiom di Landini, con qualche mugugno, ha firmato. Di fatto, come ha dichiarato Enzo Masini, della Fiom, “la Fiat ha approfittato della situazione e ha imposto le tabelle al ribasso… rimane l’amarezza per un dispetto che la Fiat ha voluto fare ai lavoratori siciliani. Abbiamo firmato per senso di responsabilità”. I lavoratori, ormai abbandonati a se stessi, hanno tolto il presidio e consentito l’uscita delle bisarche cariche delle ultime Ypsilon: da ora in poi la Ypsilon sarà prodotta in Polonia, così come da tempo la Thema è prodotta in Canada. Solo Di Pietro “ha osato” dire che questo “è il funerale della Fiat” e che l’imprenditore Di Risio, sul quale si appoggiano le speranze future di ristrutturazione, da mesi non paga lo stipendio ai dipendenti della sua azienda in Molise.
Termini è il primo passo: poi toccherà alla Irisbus di Avellino e alla Maserati di Modena, nel corso di un processo di smantellamento dell’industria italiana, legata alla smania di far concorrenza abbassando i prezzi e quindi di servirsi di manodopera e infrastrutture a minor costo fuori dall’ Italia.
In tutto questo Marchionne procede come un caterpillar nella cancellazione di anni ed anni di lotte e di faticose conquiste da parte dei lavoratori. Prima l’uscita dalla Confindustria, poi l’annullamento del contratto di lavoro e l’estensione delle norme sottoscritte a Pomigliano dalla CISL e dalla UIL, sotto il ricatto della chiusura, adesso il progressivo abbandono di uno dei pochi siti industriale del meridione.
Naturalmente tutto questo non avviene senza lo zampino e la complicità della Lega: diciotto anni di governo hanno dato un forte segnale sulle scelte di governo nei confronti del Sud Italia.
Nessuno stupore: è la politica che da sempre è stata portata avanti dall’unità d’Italia in poi: rapinare risorse al Sud e trasferirle al Nord.
Il futuro sembra ormai scritto da un pezzo: abbandonare le deboli economie delle regioni meridionali a se stesse,
continuare nei processi di terziarizzazione, che procurano clientele controllabili politicamente
, evitare il formarsi di qualsiasi momento di produzione alternativo, il tutto fatto in modo che l’intermediazione del nord e la sua capacità di distribuzione tragga ulteriori profitti da quanto ancora resiste al Sud.
Quello che non riesce più a fare la mafia parassitaria, perché è rimasto ben poco succo da spremere nel limone, lo continuerà a fare la cosiddetta mafia imprenditrice, con il suo impressionante carico di lavoro nero, di traffici illeciti, di clientelismo, di coperture politiche e di controllo totale del territorio e del mercato del lavoro. Il resto è affidato a grosse strutture commerciali buone solo a drenare denaro ai titolari del Nord o a quelli europei.

Le raffinerie di Milazzo ed Augusta, le petrolchimiche di Gela e Priolo, concepite un tempo con la logica che la Sicilia fosse la pattumiera d’Europa, a breve chiuderanno e con esse sarà l’addio definitivo al sogno dell’industrializzazione.

La pesca è un settore che ormai langue anch’esso, sia per la concorrenza del pesce importato, sia per quella del pesce allevato, sia per il progressivo spopolamento ittico del Mediterraneo: interi gruppi di tunisini stanno rilevando a Mazara del Vallo i pescherecci i cui proprietari hanno scelto di fare studiare i figli e di destinarli ad altre occupazioni.
L’unica valvola di sfogo, l’unica risorsa che si è riusciti a distruggere, ma che è sempre potenzialmente attiva, è la terra: rimboccarsi le maniche, non con il vecchio “zappuni”, ma con mezzi moderni, puntare e impuntarsi per una più equa distribuzione delle risorse idriche, associarsi in cooperative per evitare di farsi erodere il frutto del lavoro da una filiera parassitaria e mafiosa, indirizzare le culture sulle produzioni che una volta caratterizzavano il sud e ne costituivano la ricchezza, cioè ortaggi e frutta, agrumi, serricultura, zootecnia assicurare il fabbisogno di energia con l’utilizzo delle risorse naturali (vento e sole).
I lavoratori delle tre cooperative agricole di Corleone ci stanno provando e sui terreni confiscati alla mafia. Naturalmente non è solo su questo che si costruisce un’economia che vuol reggere il passo con i prezzi concorrenziali dei prodotti delle altre aree del Mediterraneo. Senza incentivi si affonda: i costi della “messa in regola” sono proibitivi, al punto che nessuno assume tramite collocamento, i costi dei carburanti sono ormai alle stelle, per non parlare di quelli dei fitofarmaci o dei concimi chimici.
Una volta i contadini compravano la nafta a condizioni favorevolissime, godevano di prestiti a fondo perduto o a basso tasso d’interesse per comprare trattori e macchine varie, avevano facilmente finanziati progetti di impianti per la piantumazione e di sfruttamento razionale dei terreni, oggi tutto questo è passato e senza investimenti non c’è produzione. Per non parlare della progressiva desertificazione che si va estendendo a causa della lunga siccità estiva e dei dissesti idrogeologici.
Consoliamoci con il turismo, sino a quando i visitatori non si accorgeranno che i costi delle strutture alberghiere sono tra i più alti d’Europa e che il turista è il pollo da spennare, almeno sino a quanto dura.
Il resto è tutto da rifare, ma nessuno se ne preoccupa: al momento del voto i siciliani continueranno a preferire Schifani, Alfano, La Russa, La Loggia, Miccichè, Lombardo, Scilipoti e altra gente della stessa risma, nel nome del loro padrone Berlusconi che, assieme al suo socio Bossi, quando si rivolgeranno a lui per aiuto, alzerà il dito medio con uno smagliante sorriso, magari meritandosi un applauso.

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