21 febbraio 2012

La libertà non ha prezzo


[fonte foto] maurobiani.it

Pubblico di seguito alcune tra le tante lettere ricevute dagli autori, su sollecitazione di insegnanti o spontaneamente da ragazzi incontrati nelle scuole elementari, medie, licei di sette regioni italiane, negli ultimi cinque anni, tratte dal libro: "La mafia fa schifo". Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna, scritto da Nicola Gratteri, uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta, e Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo.

“La mia generazione è diversa da quella dei miei genitori. I miei genitori amano il quieto vivere. Una volta mi hanno richiamata perché ero andata a una manifestazione contro la mafia e la mia foto era finita su un giornale. Quando sono tornata a casa, il giorno in cui è uscito il giornale, mi hanno rimproverata. Mia mamma per una settimana non mi ha guardato in faccia. Come se avessi ammazzato qualcuno. Poi mi ha detto: “Non ti mettere contro queste persone, sono delle bestie e possono farti del male”. Poi mi ha spiegato che se lo Stato non ha interesse a combattere i mafiosi, non devono essere quelli come me a farlo. Ho provato a spiegarle che la lotta alla mafia riguarda tutti, ma mia madre mi ha detto che certi discorsi li possono fare coloro i quali non hanno figli. In pratica mi ha detto che avrei compreso meglio le sue preoccupazioni quando sarei diventata madre. Capisco le ragioni di mia madre, ma non le condivido. La mafia ha uno scopo: mettere terrore tra i cittadini e guadagnare soldi. E purtroppo ci riesce bene.”
SILVIA, 15 anni

“Ormai i mafiosi si incontrano dappertutto. Per me sono persone che si nascondono sotto il finto buonismo. Persone che fanno di tutto per sembrare buoni e rispettosi, ma che poi si rivelano meschini, egoisti e senza cuore. Se ci penso, io un mafioso lo immagino come un politico, un uomo in giacca e cravatta che parla bene e razzola male”.
ADELE, 18 anni

“Queste mafie sono come un animale che si arrimina [agita] nella pancia. Ti fanno stare male, anche quando non ti danneggiano personalmente. Forse molta gente tende a disinteressarsi di questo problema, proprio perché non ne subisce le conseguenze, in modo diretto, come succede a tanti commercianti e imprenditori che pagano il pizzo”.
RICCARDO, 18 anni

“Se i vertici della Chiesa non prendono una posizione forte, i preti che operano nei luoghi di mafia si sentiranno soli, magari delegittimati, potranno incappare nella seconda forma di omertà, non quella di chi vede e non parla, ma quella di chi non vuole vedere, che nega l’evidenza, si inchina allo status quo. E liquida tutto con un’alzata di spalle e un “è sempre stato così”.
LAURA, 17 anni

“Non basta manifestare contro la mafia, se poi bisogna rivolgersi ai politici e ai mafiosi per ottenere anche il più semplice dei diritti. Penso che, per sconfiggere la mafia, bisognerebbe eliminare le cause sociali che la determinano. La gente non dovrebbe emigrare per lavorare, ma soprattutto il voto non dovrebbe diventare merce di scambio. La libertà non ha prezzo”.
SAMUELE, 17 anni
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