28 febbraio 2012

La mafia “barcellonese” come Cosa nostra palermitana



MESSINA - La relazione annuale del procuratore capo sulle dinamiche mafiose e della criminalità organizzata tra la città e la provincia, sui versanti tirrenico e ionico: Il procuratore Guido Lo Forte, "Rapporti intensi con Cosa nostra. Accordo trasversale tra 'ndrangheta e gruppi criminali cittadini messinesi (Giostra e Mangialupi)"

28 febbraio 2012

Cosa nostra tirrenica che dialoga con le famiglie palermitane e catanesi. La «novità storica» rappresentata dai nuovi pentiti della famiglia mafiosa barcellonese, che ne hanno svelato tra l’altro l’organigramma. I rapporti coi Lo Piccolo di Palermo e i Santapaola di Catania. Gli affari della criminalità a Messina e lungo la zona ionica, in primo piano sempre estorsione e traffico di stupefacenti.

Nelle cinquanta pagine che il procuratore capo Guido Lo Forte ha scritto per la relazione annuale sullo stato della giustizia c’è questo e tanto altro, soprattutto sull’evoluzione che la nostra provincia ha avuto sul piano delle dinamiche criminali fino al primo semestre del 2011 e partendo dal luglio del 2010. E si tratta di un report fondamentale per capire oggi come si articolano le organizzazioni criminali tra la città e la provincia. Nella fascia tirrenica «le organizzazioni intrattengono rapporti intensi con Cosa nostra sia della provincia di Palermo sia della provincia di Catania», e «hanno assunto una strutturazione e sistemi operativi analoghi a quelli di Cosa nostra palermitana». Sull’altro versante invece «nel territorio di Messina e in quella che viene definita invece “fascia jonica”, le organizzazioni mafiose intrattengono rapporti più intensi con la ‘ndrangheta calabrese e Cosa nostra della provincia di Catania. Nello specifico – prosegue il procuratore Lo Forte –, la città di Messina non ha una organizzazione omologa a Cosa nostra, i cui vertici non hanno insediato nella città dello Stretto una famiglia. Di fatto è realizzato un accordo trasversale sulla spartizione degli affari tra Cosa nostra (palermitana, tirrenica, catanese), la ‘ndrangheta e i gruppi criminali cittadini messinesi (Giostra, Mangialupi ed altri).

LA FASCIA TIRRENICA - È lungo l’area tirrenica e poi sui Nebrodi che si sono ormai insediati gruppi criminali consolidati, spiega il procuratore capo Lo Forte, che cita le indagini “Gotha” e “Pozzo 2″ come «le più importanti ed articolate operazioni antimafia condotte nell’intera provincia di Messina negli ultimi venti anni», che «possono essere considerate unitariamente, in quanto hanno avuto una genesi sostanzialmente comune, trovando il loro fondamento nelle dichiarazioni di alcuni importanti collaboratori di giustizia». E che «hanno permesso di fare luce sui vertici e sull’attuale organigramma di quel particolare ed agguerrito sodalizio mafioso denominato “dei Barcellonesi”, riconducibile a Cosa nostra siciliana, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina». Lungo tutta la fascia tirrenica spiega il procuratore che «le più recenti indagini hanno rivelato un fenomeno che, ad avviso dello scrivente, era comunque già risalente nel tempo.
La mafia che possiamo chiamare “barcellonese” o “tirrenica” ha assunto una strutturazione e metodi operativi del tutto omologhi a quelli di cosa nostra palermitana».
Sul piano degli affari queste organizzazioni «… in linea con l’operato e le aspettative delle altre “mafie” siciliane» hanno come principali obbiettivi «il controllo, pieno ed incondizionato, del lucroso settore degli appalti pubblici», e proprio l’indagine “Gotha” ha dimostrato come «la mafia barcellonese si sia costantemente “interessata” alle più grandi e rilevanti opere pubbliche realizzate nell’ultimo quindicennio nella provincia di Messina e nei territori limitrofi», per esempio
«il raddoppio della linea ferroviaria Messina-Palermo, il completamento dell’autostrada Messina-Palermo, i lavori di realizzazione del metanodotto nella medesima provincia, la realizzazione di alcuni parchi eolici e la ristrutturazione di alcuni centri storici».
I pentiti - Il procuratore parla nella sua relazione di «novità storica» per quel che riguarda la scelta di collaborare con la giustizia del boss dei Mazzarroti Carmelo Bisognano, di Santo Gullo, di Teresa Truscello (l’ex convivente di Bisognano, n.d.r.) e dell’acese Alfio Giuseppe Castro. Sono stati in pratica generatori di un flusso di informazioni che con le operazioni antimafia “Pozzo 2″ e “Gotha” hanno in pratica «… portato alla decapitazione della famiglia mafiosa barcellonese, consentendo di svelare l’interro organigramma di tale pericoloso sodalizio criminoso, partire dal suo vertice».
L’ORGANIGRAMMA - Ed eccolo l’organigramma: «… gli attuali esponenti di vertice dell’organizzazione, taluni dei quali costituenti espressione tipica della c.d. mafia “imprenditoriale”, ossia quella mafia che, nel tempo, è stata in grado di reinvestire i propri profitti illeciti in lucrose attività imprenditoriali e commerciali apparentemente “pulite”
(Rao Giovanni, Cambria Francesco, Isgrò Giuseppe, Di Salvo Salvatore, Barresi Filippo, Ofria Salvatore):
costoro, unitamente allo stesso Bisognano Carmelo, costituivano fino a quel momento una sorta di direttorio, in grado di adottare qualsiasi decisione di rilievo sul territorio». Il procuratore cita poi i cosiddetti «imprenditori collusi» (
Aquilia Mario, Scirocco Francesco, Marino Tindaro, Puglisi Salvatore
), i «quadri» (
Triolo Giuseppe, Trifirò Maurizio, Calcò Labruzzo Salvatore, Dajcaj Zamir, Mandanici Giuseppe Roberto, Martorana Roberto, Porcino Angelo, Bucceri Concetto
). Il procuratore Lo Forte dà conto anche delle recenti più recenti evoluzioni: «… attualmente l’organigramma della criminalità barcellonese può così delinearsi: un gruppo riconducibile a Rao Giovanni e Barresi Filippo, di cui fanno parte Di Salvo Salvatore, Ofria Salvatore, Isgrò Giuseppe, ed altri ancora, ossia il gruppo dei c.d. “Vecchi”; il gruppo dei c.d. “Mazzarroti”, facente capo a Calabrese Tindaro; un gruppo riconducibile a D’Amico Carmelo, che, secondo le dichiarazioni di Gullo, sarebbe quello più forte sul territorio, almeno dal punto di vista militare».
… e Calabrese ospitò i Lo Piccolo
C’è anche un retroscena nella relazione annuale del procuratore Lo Forte. Vale a dire gli “agganci” palermitani ad alti livelli, leggasi famiglia Lo Piccolo, del boss dei Mazzarroti Tindaro Calabrese. «I collaboratori Bisognano Carmelo e Gullo Santo – scrive il magistrato –, hanno sottolineato i contatti avviati nel 2006 fra il boss barcellonese Calabrese Tindaro e autorevoli esponenti della famiglia Lo Piccolo, fra cui in primo luogo Lo Piccolo Alessandro e Giuseppe. Il Calabrese avrebbe favorito nel territorio di Montalbano, in provincia di Messina, la latitanza di Lo Piccolo Alessandro; successivamente, anche a seguito di tali contatti, sarebbe stato concluso un vero e proprio accordo a Palermo fra la famiglia Santapaola di Catania, i Lo Piccolo di Palermo, e i barcellonesi D’Amico Carmelo e Calabrese Tindaro. Tale accordo consisteva nel fatto che da quel momento in poi si sarebbe verificato una sorta di “matrimonio”, nel senso che Santapaola Angelo per quanto riguarda la zona di Catania, Calabrese Tindaro e D’Amico Carmelo per quanto riguarda la zona di Barcellona, dovevano rendere conto direttamente ai Lo Piccolo di Palermo; tale accordo riguardava non tanto i proventi delle estorsioni, che ogni gruppo continuava a gestire autonomamente nell’ambito della propria zona di competenza, ma
gli accordi sulle ditte che dovevano lavorare nell’ambito degli appalti pubblici
. In pratica si doveva instaurare un collegamento diretto fra le zone di Catania, Barcellona e Palermo in modo che si potesse individuare di volta in volta, tramite reciproci accordi, la ditta che doveva lavorare nell’ambito di un determinato appalto. Sempre secondo le dichiarazioni dei collaboratori (in particolare di Gullo Santo), l’arresto dei Lo Piccolo dapprima, e successivamente l’omicidio di Angelo Santapaola, avrebbero determinato un ulteriore processo evolutivo, che costituisce oggetto di attuali, mirate indagini».
fonte: enricodigiacomo.org - NUCCIO ANSELMO - GDS
Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.