11 febbraio 2012

Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna


"Nel mio paese, il boss è molto rispettato. Più del prete e del sindaco. Mio zio lo conosce perché ogni domenica mattina bevono assieme il limoncello nel bar della piazza. Tutti sanno che fa, ma gli offrono sempre il caffè. A noi una volta ci ha portato a casa le schede per votare. Mio zio dice che è un pezzo di pane e quello che scrivono i giornalisti non è vero.
Per la festa di San Rocco va casa per casa per raccogliere i soldi che servono per pagare gli spari, i fuochi d’artificio. E quando esce il santo, si mette sempre vicino al parroco, c’è pure il sindaco con la fascia e poi tanta gente in processione. Gli spari del nostro paese sono grandiosi, meglio di quelli di altri paesi. e con i soldi che si raccolgono si pagano i cantanti che a tarda serata concludono i festeggiamenti. Ogni tanto arrestano qualche boss, ma poi lo devono fare uscire.

In casa non si parla di mafia. Ma a scuola l’insegnante ci fa fare i corsi per la legalità. Abbiamo letto un libro sulla mafia, e ho capito che tutti dobbiamo combatterla. Ma io non so come. Quando ho chiesto a mio padre, mi ha detto che sono tutte persone oneste. Poi mi ha detto che quando lui ha bisogno di fare un lavoretto non trova mai nessuno disponibile. Solo gli amici dello zio lo aiutano. Altrimenti saremmo morti di fame, così dice. Ma non ho capito. A scuola ci dicono una cosa, a casa un’altra. E io non posso mettermi contro la mia famiglia, anche perché la mia famiglia è buona e non ha mai rubato. Solo mio zio ha avuto qualche problema, ma pare che i giudici abbiano confuso le carte e l’hanno arrestato per sbaglio. È stato in carcere solo qualche mese, poi è uscito. Non so se la ‘ndrangheta è possibile sconfiggerla, ma mi pare difficile, soprattutto se gli amici dello zio continuano a farsi vedere sempre con il sindaco e con il parroco. Poi c’è paura. Noi ne abbiamo tanta."
DAVIDE, 16 anni

dal libro: La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna, scritto da Nicola Gratteri, uno dei magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta, e Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo.

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