9 febbraio 2012

RESTIAMO UMANI



Pubblico di seguito alcuni brani e stralci tratti dal libro: ‘GAZA, RESTIAMO UMANI’ di Vittorio Arrigoni – dicembre 2008 – gennaio 2009

“Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere immobili in silenzio significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo “civile”, in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto”.

“Quei corpicini smembrati, amputati e quelle vite potate ancora prima di fiorire saranno un incubo per tutto il resto della mia vita, se ho ancora la forza di raccontare della loro fine è perché voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare”

“Questa, infatti, non è una guerra, perché non ci sono due eserciti che si danno battaglia su un fronte: è un assedio unilaterale condotto da forze armate (aviazione, marina, ed esercito) fra le più potenti del mondo, sicuramente le più avanzate in fatto di tecnologia militare, che hanno attaccato una misera striscia di terra di 360kmq, dove la popolazione si muove ancora sui muli e dove c’è una resistenza male armata la cui unica forza è quella di essere pronta al martirio”.

"Nel vile immobilismo di stati e governi che si definiscono democratici, c’è una nuova catastrofe in corso da queste parti, una nuova pulizia etnica che sta colpendo la popolazione palestinese”.

“Per i lutti che abbiamo vissuto, prima ancora che italiani, spagnoli, inglesi, australiani, in questo momento siamo tutti palestinesi. Se solo per un minuto al giorno lo fossimo tutti, come molti siamo stati ebrei durante l’olocausto, credo che tutto questo massacro ci verrebbe risparmiato”.

“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.”

“Israele continua a diffondere, specie via internet, immagini riprese dal cielo che dimostrerebbero come i suoi attacchi sono precisi e mirati se “terroristi” o ipotetici magazzini di scorte di armi ed esplosivo. L’altissimo conto delle vittime civili basta da solo a smentire questi video”.

“Bombardano gli ospedali e c’è chi ancora si pronuncia sul “diritto di Israele all’autodifesa”. In qualsiasi stato che si definisca minimamente civile, l’autodifesa è proporzionale all’offesa”.

«Prendete un pezzo di terra, lungo 40 chilometri e largo all'incirca 5 chilometri. Chiamatelo Gaza. Poi riempitelo con un milione e quattrocentomila abitanti. Dopo di che circondatelo con il mare ad ovest, l'Egitto di Mubarak a sud, Israele a nord e ad est e chiamatela la Terra dei Terroristi. Poi dichiaratele guerra e invadetela con 232 carri armati, 687 blindati, 43 postazioni di lancio per jet da combattimento, 105 elicotteri armati, 221 unità di artiglieria terrestre, 346 mortai, 3 satelliti spia, 64 informatori, 12 spie infiltrate e 8000 truppe. E ora chiamate tutto questo "Israele che si difende". Adesso fermatevi per un momento e dichiarate che «eviterete di colpire la popolazione civile» e definitevi l'unica democrazia in azione. Sarà un miracolo, da qualunque punto di vista, evitare di colpire quei civili oppure sarà semplicementeuna menzogna dal momento che nessuno potrebbe evitare di colpirli a meno che non sia un bugiardo. Chiamate tutto questo, di nuovo, "Israele che si difende"».
Ora arriva la mia domanda: che cosa succederebbe se questo invasore si rivelasse un bugiardo? Che cosa accadrebbe a quei civili disarmati? Come potrebbe perfino Madre Teresa, o addirittura Topolino, con una tale potenza di fuoco, riuscire ad evitare di colpire quei civili in presenza di una tale equazione/situazione/scenario?
Chiamate tutto questo come volete. Israele era perfettamente al corrente della presenza di quelle persone disarmate perché è stato proprio Israele a metterle lì. E allora chiamatelo genocidio. E' più credibile. [Raja Chemayel]

“Quando emergeranno le enormi distruzioni della Striscia di Gaza, non potrò più andare ad Amsterdam per turismo, ma solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja”. Queste le parole rilasciate al quotidiano Ha’aretz da un ministro israeliano che ha chiesto di restare anonimo.
“A Sderot come Ashkelon, i cittadini israeliani hanno formalmente richiesto al loro governo delucidazioni circa le armi utilizzate durante queste tre settimane: è evidente che l’uranio impoverito e il fosforo bianco sparso in maniera criminale sul fazzoletto di terra di Gaza nel provocare malattie genetiche non farà distinzione tra ebrei e musulmani”.

Ha scritto Franco Lattes Fortini nella sua straordinaria “Lettera aperta agli ebrei italiani” del 24 maggio 1989, durante la fase più acuta della prima Intifada palestinese: “Con ogni casa che gli israeliani distruggono, con ogni vita che quotidianamente uccidono e perfino con ogni giorno di scuola che fanno perdere ai ragazzi di Palestina, va perduta una parte dell’immenso deposito di verità e di sapienza che, nella e per la cultura occidentale, è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora,

[VITTORIO ARRIGONI FOTO] dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti. Una grande donna ebrea e cristiana, Simone Weil, ha ricordato che la spada ferisce da due parti. Anche da più di due, oso aggiungere”.

dal libro: GAZA, RESTIAMO UMANI di Vittorio Arrigoni – dicembre 2008 – gennaio 2009
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