2 febbraio 2012

Se le parole di Ingroia cadono nel vuoto. 27 su 90 sono infatti gli “onorevoli” siciliani che hanno procedure giudiziarie.



Se le parole di Ingroia cadono nel vuoto

Scritto da Franco Cascio Martedì 31 Gennaio

Le parole pesano come macigni:
«Il Parlamento siciliano e' lo specchio fedele di una società e di una classe dirigente profondamente inquinata, soprattutto ai piani alti, dalle collusioni con il sistema mafioso».
A pronunciarle, con tutto il rispetto, non è stato un militante di qualche movimento antimafia, ma un procuratore aggiunto del calibro di Antonio Ingroia, uno che di indagini di mafia se ne intende.
Ha risposto così alla domanda su collusioni tra le organizzazioni mafiose e gli ambienti politici siciliani, a margine di un convegno dell’Italia dei Valori. Un’accusa pesante, pesantissima, soprattutto se messa in relazione al fatto che l’Assemblea Regionale Siciliana è composta per quasi un terzo da deputati indagati.
27 su 90 sono infatti gli “onorevoli” che hanno procedure giudiziarie.
E ancor più pesanti diventano le parole di Ingroia se si aggiungono a quelle pronunciate quasi contemporaneamente dal sostituto procuratore nonché presidente dell’associazione nazionale magistrati di Palermo Nino Di Matteo, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario: «C’è ancora da fare nella lotta alla mafia, soprattutto per recidere il nodo fra mafia e politica».
Sembra però che l'allarme lanciato da Ingroia sia passato quasi inosservato. Appena qualche trafiletto e qualche “breve” sui giornali a fronte di una dichiarazione di una gravità inaudita.
Il procuratore aggiunto palermitano, se qualcuno non l’avesse afferrato, ha detto senza tanti giri di parole che all’Assemblea Regionale Siciliana mafia e politica camminano a braccetto.
In un paese normale un'affermazione del genere, fatta da un magistrato impegnato in prima linea nella lotta contro la mafia e le connivenze della politica, avrebbe causato un terremoto.
Quelle parole invece sono passate quasi sotto silenzio.
Un sinistro segnale di quell’inquietante processo di normalizzazione delle relazioni tra mafia e politica da tempo ormai in atto.

Franco Cascio




[fonte video]

SICILIA – IL CONSIGLIO PIÙ AFFOLLATO E RICCO D’ITALIA
Il Fatto Quotidiano | 2 febbraio 2012

Venti milioni l’anno solo per le pensioni dei consiglieri

Dalla prossima legislatura i deputati dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, saranno 70, 20 in meno rispetto agli attuali 90. Si tratta del primo segnale di austerity da parte del consiglio regionale più affollato e ricco d’Italia. Per mantenere la casta di Palazzo dei Normanni ogni siciliano spende cinque volte più dei lombardi, 33 euro l’anno, per una spesa complessiva di 167, 5 milioni. Anche vitalizi e retribuzioni del personale sono in testa alla classifica degli sperperi: l’Ars ha stanziato per le pensioni dei consiglieri – in Sicilia “deputati” – 20, 5 milioni di euro, tre volte tanto in confronto alla Lombardia che, pur avendo più dipendenti (296 contro 248) spende per i suoi funzionari la metà dei 40, 4 milioni di euro che sborsa l’Ars. Questo perché i salari del personale della regione a statuto speciale sono parametrati a quelli del Senato.

Anche altre voci di bilancio fanno impallidire: nell’anno appena iniziato solo la buvette dell’Ars costerà oltre 925 mila euro, 77 mila euro al mese, mentre le spese di rappresentanza ammontano a 342 mila euro, dieci volte in più della Puglia e trenta volte in più dell’Emilia Romagna. Solamente per le divise dei 120 commessi la Regione paga 360 mila euro, mentre per il noleggio e la gestione delle 13 auto blu in dotazione 425 mila euro. Entrare a lavorare all’Ars rappresenta il sogno di ogni siciliano. Palazzo dei Normanni, infatti, garantisce stipendi e pensioni impensabili per qualsiasi altro dipendente pubblico. Un segretario generale, con 24 anni di anzianità, ha uno stipendio netto pari a 13. 145 euro al mese in 16 mensilità. Un suo pari del Consiglio regionale della Lombardia guadagna 6. 590 euro netti in sole 13 mensilità. Con 35 anni di anzianità, sempre un segretario generale ha garantita una pensione di 12. 263 euro netti al mese, mentre un consigliere parlamentare con incarico di direttore con 24 anni d’anzianità guadagna 9. 257 euro netti al mese (3. 790 in Lombardia). I 120 commessi, con 24 anni di lavoro alle spalle, arrivano a guadagnare 3. 736 euro netti al mese e possono contare su una rendita pensionistica di 3. 439 euro. I soldi dei cittadini siciliani vengono sprecati anche in Europa. La regione ha rescisso il contratto d’affitto per la vecchia sede di rappresentanza e ne ha acquistata per 3, 1 milioni di euro una nuova a Bruxelles dove lavorano appena tre persone, tra cui un giornalista che costa 16 mila euro al mese per gestire una newsletter. La ristrutturazione dell’ufficio regionale oltralpe è costato 400 mila euro, mentre altri 80 mila se ne vanno ogni anno per spese condominiali e bollette.
Questa XV legislatura detiene un altro triste record: 27 parlamentari su 90 hanno guai con la giustizia. Concorso in associazione mafiosa, falso in bilancio, truffa, voto di scambio, concussione, peculato, abuso d’ufficio, bancarotta, associazione a delinquere e altri reati minori.
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