7 febbraio 2012

Suicidio Parmaliana: inizia il processo per diffamazione a carico del procuratore Franco Cassata


di Fabio Repici - 6 febbraio 2012

Stamattina, davanti al Giudice di pace di Reggio Calabria, si è aperto il processo sicuramente più stupefacente d’Italia.

Imputato è un alto magistrato, il Procuratore generale di Messina, dr. Antonio Franco Cassata, che è chiamato a rispondere di diffamazione pluriaggravata commessa con la diffusione di un dossier anonimo a mezzo del quale venne buttata una mole immonda di fango contro la memoria di Adolfo Parmaliana.

Molti ricorderanno che Adolfo, stimatissimo docente universitario di chimica all’università di Messina, prima di togliersi la vita, aveva lasciato una “ultima lettera” con la quale aveva lanciato la sua denuncia finale contro la “Magistratura barcellonese/messinese”. Proprio quella lettera di Adolfo è stata riportata dalla Procura di Reggio Calabria nel capo d’imputazione addebitato al dr. Cassata, al quale si imputa di aver composto, insieme ad altri, il dossier anonimo per motivi abietti di vendetta contro il testamento morale di Adolfo.

Non si era mai visto in Italia un processo a un alto magistrato per un dossier anonimo ai danni di una persona defunta, per di più con lo scopo di tentare di ostacolare la pubblicazione di un libro. Il volume che si tentò di non far giungere nelle librerie, “Io che da morto vi parlo”, è la biografia di Adolfo Parmaliana e il racconto dettagliato delle sue battaglie spesso solitarie, delle sue sconfitte, della sua morte e delle nefandezze compiute ai suoi danni.
Lo scrisse nel 2009 Alfio Caruso e in tanti cercarono di sventarne la pubblicazione. Così, quello iniziato oggi è uno strano processo per una ripugnante diffamazione compiuta col metodo dei peggiori “corvi” ed è anche la storia di come nel 2009, dopo aver provato a infangare la memoria di Adolfo, si tentò pure di praticare una oscena censura alla sua biografia.

Viste le peculiarità del processo, il suo avvio è stato subito anomalo. Infatti, appena dopo l’apertura dell’udienza, il Giudice, Giandomenico Foti (che è anche il capo dell’ufficio del Giudice di pace di Reggio Calabria), ha immediatamente dichiarato di astenersi, in considerazione dei suoi “rapporti di amicizia e di frequentazione personale e familiare” con il dr. Cassata, cioè con l’imputato. Ergo, rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione del Presidente del Tribunale sull’astensione del Giudice e dell’individuazione di un nuovo Giudice. Sperando che non ci siano soverchie difficoltà a trovare a Reggio Calabria un Giudice che non abbia rapporti di amicizia con il Procuratore generale di Messina e che dunque il processo non vada alle calende greche.

Poiché con la sua “ultima lettera” Adolfo mi diede, insieme ad altri, l’onere di difenderne la memoria, raccontare puntualmente tutto quanto accadrà nel processo sull’infame dossier ai danni della sua figura mi sembra il modo migliore di onorare quell’impegno. Almeno fino a quando l’informazione democratica di questo paese non si attivi spontaneamente.

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