9 febbraio 2012

Un matrimonio etico e antimafia.



Il pranzo del matrimonio per sostenere Libera

di Giovanni Tizian 09 febbraio 2012 VIGNOLA

Un matrimonio etico e antimafia. L’idea arriva da due novelli sposi che, la settimana scorsa, per il ricevimento, hanno scelto di mettere a tavola i prodotti di Libera, l’associazione antimafia guidata da don Luigi Ciotti. Prodotti che vengono dai terreni confiscati alle mafie dove lavorano centinaia di giovani, contrattualizzati regolarmente e sottratti alla manovalanza dei clan. Dal Piemonte alla Sicilia, passando per la Campania e la Calabria. Giorgia e Nicolò, giovani sposini di Vignola, hanno scelto di coniugare l’etica alla tradizione.
«Abbiamo pensato che fosse l’occasione per aiutare una giusta causa - racconta Giorgia - Si spendono tanti soldi in queste occasioni, almeno abbiamo contribuito ad affermare un’idea importante, di legalità, un valore a cui non si può rinunciare».
Nelle storie personali dei boss e dei padrini di mafia, camorra e ’ndrangheta, i matrimoni hanno un significato preciso: unire famiglie e creare casati fondati sull’onore, sul potere criminale. Per questo il matrimonio di Giorgia e Nicolò è uno schiaffo alla liturgia delle organizzazioni mafiose, ai loro codici. E non sarebbe una follia se nelle carceri si preparassero cibi di Libera, da far gustare ai boss detenuti. Una bella vittoria per lo Stato, un riconoscimento per chi l’antimafia la fa sul serio e con i fatti.
Al matrimonio gli invitati erano 200, a curare il catering etico è stato il gruppo Niscemi di Savignano, da sempre legato a Libera, e che ogni 21 marzo - giornata della memoria e dell’impegno organizzata da Libera - porta in giro per l’Italia le specialità modenesi.
«Abbiamo fatto il possibile per organizzare il catering scegliendo solo prodotti di Libera Terra - spiega Augusta Soli del gruppo Niscemi -
Volevamo dare un senso etico al matrimonio».
I primi piatti? Una pasta al forno, fatta con i rigatoni prodotti con il grano coltivato sui campi che furono di mafiosi spietati. A seguire fusilli al sugo di noci. Tutto rigorosamente firmato Libera Terra. I secondi? Arrosti misti. Purtroppo ancora non sono pronte le mozzarelle di bufala di Casal di Principe prodotte sui campi dei boss del clan dei casalesi, altrimenti le avrebbero utilizzate.
Rimane il fatto di un matrimonio unico nel suo genere, annaffiato da vini bianchi e rossi, tutti prodotti nelle terre antimafia della Sicilia.
Il Centopassi rosso e il Placido Rizzotto bianco. Due vini che profumano di giustizia, e che portano i nomi rispettivamente di Peppino Impastato, il giornalista e militante di Democrazia Proletaria ucciso da Cosa nostra nel maggio ’78, e di Placido Rizzotto, uno dei tanti sindacalisti uccisi dalla mafia siciliana.
«Ai vini abbiamo abbinato i taralli di Libera con più di 6 salse, fatte da noi con i prodotti delle terre confiscate ai mafiosi - continua Augusta - Sono piaciuti moltissimo, anzi sono andati a ruba». Qualche suggerimento culinario il gruppo Niscemi, ci confida Augusta, è arrivato anche dalle pagine del libro “L'ultima cena” del giornalista Peppe Ruggero. Un’inchiesta su come i boss controllano la filiera agroindustriale, come condizionano i vari passaggi dei cibi che mangiamo: dal produttore al consumatore. In quelle pagine l'autore propone alcune ricette della legalità.
Ma il regalo più gradito agli sposi è arrivato da Torino. È il messaggio di don Luigi Ciotti.
«Grazie per quello che fate e come lo fate. Lo so avete l’impressione di fare poco, quello che fate non vi pesa e siete convinti che è molto più ciò che ricevete di quello che date.
Vi assicuro perchè mai come oggi abbiamo bisogno di passare dalle parole ai fatti.
Abbiamo bisogno - come diceva Gesù - di “frutti” intesi come opere. Abbiamo bisogno - come diceva Ghandi - di gesti e non tanto (o non solo) di discorsi (…). L’augurio per il vostro matrimonio è perciò dentro il vostro fare».
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