29 marzo 2012

Falcone/Borsellino e l'ignominia dei potenti.

[L'imprenditore Michele Aiello]


Scritto da Pippo Giordano Mercoledì 28 Marzo 2012

Certo che quando Dante usò l'espressione Bel Paese, non immaginava che questa Italia sarebbe fiondata in una Repubblica che definire delle banane è un eufemismo. É divenuta una Repubblica, ove lo sport preferito è seppellire il passato per calpestare il futuro. É diventato un Paese, dove il sangue versato dai suoi figli migliori, lo si calpesta con ignominia. La morte di magistrati, poliziotti, carabinieri di imprenditori ed innocenti cittadini, viene ogni giorno derisa e sbeffeggiata. C'è in atto la rincorsa di normalizzare il contrasto alle mafie, di regalare ai malavitosi quella dignità che questi con mano assassina hanno negato a leali servitori dello Stato. Cultori del revisionismo non disinteressato, mi fate un pò di pena. Siete peggio dei mafiosi stessi, talchè operate con la pretesa di rappresentare la società italiana, trincerandovi dietro “siamo stati eletti dal Popolo”. Ma di cosa parlate, siete solo capace di “rubare” le aspettative di verità e giustizia degli Italiani. Siete solo capaci di togliere quel che di ottimo avevano fatto Falcone e Borsellino: siete alla ricerca spasmodica di trovare un escamotage, per eliminare il 41/bis o renderlo come dite spesso “più umano”.

Ma che Paese è il nostro che si permette di far uscire dal carcere un mafioso come Aiello, condannato a 15 anni di carcere, sol perché soffre di favismo? Non si poteva fare una dieta ad hoc? O trasferirlo altrove? E' un pò, come dare ai detenuti musulmani la carne di maiale per svuotare le carceri. E, no! Il problema non è la dieta o il favismo, il vero dato di fatto è che piano piano Cosa nostra sta ottenendo quel che chiese con le stragi. E, quindi lo ribadisco sono “schifato”, perché noto con amarezza e disgusto che state facendo gli interessi di una Giustizia più giusta.

Quando penso a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli altri magistrati, Cassarà e tutti i miei colleghi ammazzati a causa del loro impegno onesto e sincero verso la Società italiana, non posso non pensare al male che state procurando alle coscienze degli uomini onesti di questo Paese: mi state pugnalando al cuore.

State mettendo in discussione, norme, come il concorso esterno in associazione mafiose, che fu lo strumento di Falcone e Borsellino, solamente perché dovete salvaguardare il sedere dei potenti: vostri sodali. Comunque, quel che fa più male è che a questo cambiamento di rotta, partecipino colleghi di Falcone e Borsellino e ritengo che la loro partecipazione non sia del tutto disinteressata.

E, mentre voi mettete all'incasso “le cambiali” a Cosa nostra, in Sicilia regna la pax mafiosa. Non c'è più bisogno di usare il kalashnikov. No! Cosa nostra con l'arrivo dagli States, dei figli e nipoti degli “scappati” degli anni ottanta, si è americanizzata. Non per nulla, la vecchia nomenclatura, ovvero quel che rimaneva e rimane dei “corleonesi”, non era affatto disposta ad accoglierli a Palermo, per timore di vendette. Mai ai nuovi signori di Palermo, interessa poco togliersi i sassolini dalle scarpe, a loro interessa il business e uno Stato in letargo. Quindi niente “scruscio e batteria” (rumore e grancassa), gli affari prima di tutto. ma in silenzio.

fonte: 19luglio1992.org
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