6 marzo 2012

Milazzo (ME) Benvenuto Presidente Pergolizzi. Storia di un processo al giornale 'La Città'...e alla stampa libera

Scritto da Santo Laganà Lunedì 05 Marzo 2012

Benvenuto, presidente Pergolizzi, fra la nutrita schiera di politici italiani che pretendono di insegnare ai giornalisti il loro mestiere; che pretendono di indicare ai giornali quello che si deve o non si deve scrivere; sappiamo bene che il tempo in cui ciò era consentito forse suscita in lei una certa nostalgia; crediamo pure che abbia ormai preso coscienza che quel tempo è morto e sepolto, anche se la tentazione di resuscitarlo è sempre forte, aiutata, in questo dai tanti, purtroppo, giornalisti servi e con la schiena curva.
Benvenuto, presidente Pergolizzi, fra la nutrita schiera di politici cittadini che utilizzano lo scranno politico che occupano democraticamente e quindi rappresentativo di tutto il popolo milazzese, per un processo a questa testata. Stia pure tranquillo, non è il primo e non sarà probabilmente neanche l’ultimo. In tanti l’hanno preceduto in questo praticatissimo sport, di destra e di sinistra. Le diremo di più: qualche amministratore cosiddetto “di sinistra” del recente passato, scambiando puerilmente il pubblico con il privato, ha addirittura tolto il saluto ad alcuni redattori di questo giornale.
Benvenuto, presidente Pergolizzi, fra la nutrita schiera di politici cittadini che definiscono “non obiettivo” questo giornale, facendo finta di non sapere che un giornale, a meno che non sia un bollettino, per definizione non può essere “obiettivo”. Ogni giornale, dal più autorevole e venduto, al giornalino parrocchiale, scrive e commenta i fatti secondo la sua visione delle cose e secondo il suo metro di giudizio. D’altra parte se non fosse così non si spiegherebbe perché un cittadino sceglie di acquistare il Corriere della Sera piuttosto che La Repubblica, o La Stampa; e finanche fra i lettori di giornali sportivi c’è chi sceglie la Gazzetta dello Sport piuttosto che il Corriere dello Sport, ecc. Guai se non fosse così: significherebbe essere tornati al tempo morto e sepolto di cui sopra.
Benvenuto, presidente Pergolizzi, fra la nutrita schiera di politici cittadini che ci definisce “un giornalino”. Ha ragione, siamo un “giornalino” fatto da volontari, che non percepisce finanziamenti pubblici come invece abbondantemente percepiscono i giornali vicini al suo e agli altri partiti politici, che non accetta pubblicità da aziende politicamente rilevanti, e i cui “padroni” sono le stesse persone dei redattori. Un “giornalino” che dà spazio, soprattutto nella sua versione online, alla libera espressione del pensiero dei cittadini, principio, questo, sancito solennemente dall’art. 21 della Costituzione Italiana (non dello Statuto Albertino).

Benvenuto, presidente Pergolizzi, fra la nutrita schiera di politici cittadini che ci definisce “di sinistra”. A parte quell’amministratore cosiddetto “di sinistra” di cui sopra, nella sua pur legittima critica (salvo il luogo e le modalità, alquanto discutibili), non si è accorto che nella stessa pagina on line dove era presente la nostra critica a lei, che è dichiaratamente di destra e altrettanto dichiaratamente oppositore del sindaco Pino, cosiddetto “di sinistra”, c’era un durissimo commento di critica all’operato del sindaco Pino cosiddetto “di sinistra” sulla vicenda del Trifiletti, firmato addirittura dal direttore responsabile di questa testata. Ci sorge il dubbio che questo giornale dia fastidio non perché sia percepito “di sinistra” o “non obiettivo”, ecc, ma perché non ha padroni.
Grazie, presidente Pergolizzi, per averci ricordato nella sua “lectio magistralis” di giornalismo, che un buon giornalista prima di scrivere “deve ascoltare le due campane”. E noi questo abbiamo fatto: prima della lettera del dott. Bertozzi della Corte dei Conti, la campana era una sola, la sua. Dopo, malgrado i suoi goffi e imbarazzati arrampicamenti sulle etimologie delle parole, le campane sono diventate due e i cittadini, che poi non sono così stupidi, le hanno lette entrambe.
Infine, vorremmo ricordare a lei e a chiunque ci legge, qual è il nostro concetto di giornalismo e lo facciamo con le parole di un grande giornalista siciliano, Pippo Fava, che lei, probabilmente, “bollerà” come uomo di sinistra. Peccato che questo grande giornalista “di sinistra” è stato ucciso dalla mafia; e molto di più di questa “polemichetta” con lei, ci inquietano le parole pronunciate da un consigliere comunale, cosiddetto “di sinistra”, che nell’aula consiliare, dopo le sue critiche esternazioni verso questo giornale, ha detto che
di mafia non bisogna parlare, perché se si parla sempre di mafia non si lavora e non si fa niente.

Paolo Borsellino, che non era di sinistra, diceva:
“parlate della mafia, parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere." Giuseppe Fava

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