1 aprile 2012

Il figlio di Tano Badalamenti è libero. Una legge che premia la latitanza, anziché condannarla.

Vito Badalamenti, 55 anni, figlio del defunto boss di Cinisi don Tano

Vituzzu torna a casa

Il figlio di Tano Badalamenti è libero: il reato è stato prescritto

di Salvo Vitale - 31 marzo 2012

Per la verità non sappiamo se ci torna davvero: se ne sta da alcuni anni tranquillo, in Australia, non sappiamo che attività svolga per mantenersi, a meno che non disponga di parte dell’immenso patrimonio lasciatogli dal padre, in gran parte sequestrato. Vito Badalamenti, 55 anni, figlio del defunto boss di Cinisi don Tano era libero, ma latitante, adesso è solamente libero. Era inserito nella lista dei dieci latitanti più pericolosi d’Italia , stilata dal Ministero degli Interni, non si sa in base a quali criteri, dopo la condanna, a sei anni, per associazione mafiosa, a seguito del processo maxi-quater , l’ultimo dei giudizi istruiti dal pool di Falcone, Borsellino e del giudice istruttore Leonardo Guarnotta, oggi presidente del tribunale di Palermo, che firmò il rinvio a giudizio ad una quarta parte del maxiprocesso.

Per sfuggire alla cattura, Badalamenti jr si diede alla latitanza, nel 1995: fu così condannato in contumacia, e la pena divenne definitiva il 17 dicembre 1999. Dal 22 novembre 2000 è stato spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale. Agli avvocati difensori è bastato attendere 12 anni, esattamente il doppio della pena inflitta per presentare, proprio la domanda di estinzione del reato il 17 dicembre scorso ed ottenere facilmente una sentenza di estinzione del reato.
Infatti la prima sezione della Corte d’appello di Palermo, presieduta da Gianfranco Garofalo, ha accolto il ricorso dei legali di Badalamenti, Paolo Gullo e Vito Ganci, i quali hanno chiesto la prescrizione appellandosi a una norma che prevede la libertà per il latitante che riesce a non finire in galera per un tempo doppio rispetto a quello della condanna. Trascorsi 12 anni di latitanza il reato è prescritto e Vituzzu è libero di poter tornare in Italia quando vuole, senza alcun conto da regolare con la giustizia. La sola misura ancora attiva – dopo che è caduta anche l’interdizione perpetua dai pubblici servizi – è la sorveglianza speciale, che lo costringerebbe a non allontanarsi da Cinisi, senza il permesso del giudice, a rientrare a casa prima delle 20 e a uscire dopo le 7. Dovrà comunque essere depennato dalla lista dei latitanti, facendo scorrere la graduatoria.
Lo stesso metodo è stato seguito più volte nella giurisprudenza italiana, come nel caso dei responsabili del delitto di Primavalle, non più perseguiti per lo stesso motivo. In questo caso la pericolosità oggettiva del soggetto lascia perplessi, ma lascia più stupefatti l’esistenza di
una legge che premia la latitanza, anziché condannarla.
Il senatore Beppe Lumia, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha detto: “ È insopportabile vedere il figlio del boss Tano Badalamenti tornare in libertà a causa della prescrizione. Quel Tano Badalamenti che fece uccidere Peppino Impastato e che per troppi anni è rimasto impunito. Quanti sforzi sono stati fatti dai magistrati e dalle forze dell’ordine per fare giustizia, sforzi oggi andati in fumo”.
La prescrizione ,– ha aggiunto, – è il fallimento della giustizia italiana.
Un problema del nostro Paese che deve essere superato con serietà e rigore. Ci sono diverse soluzioni legislative e amministrative per limitare i danni, dobbiamo trovare il coraggio di adottarle e metterle in pratica”.
Vito, nato a Cinisi il 29 aprile 1954, è vissuto all’ombra del padre e lo ha seguito, assieme al fratello minore Leonardo, in tutte le sue vicissitudini e peregrinazioni dallo scoppio della seconda guerra di mafia, cioè da quando i corleonesi di Totò Riina decisero di far fuori la vecchia generazione di mafiosi, il cui rappresentante più autorevole era Gaetano Badalamenti, padre di Vito. Nel corso della guerra vennero eliminati, a Cinisi, una trentina di parenti e soldati dell’esercito di quelli che Mario Francese chiamava “guanti di velluto”, cioè dei badalamentiani, e Vito lasciò Cinisi insieme al padre nel 1981 per emigrare prima in Brasile, poi in Spagna dove venne arrestato, l’8 aprile 1984 a seguito di una complessa operazione internazionale concordata da funzionari della Squadra Mobile, della Criminalpol palermitana, della Guardia di Finanza, della DEA (dipartimento antinarcotici americano), della polizia spagnola e di quella svizzera: l’imputazione era di avere organizzato il colossale traffico di droga definito “Pizza connection”. Malgrado don Tano fosse richiesto dalla giustizia italiana, venne estradato dalla Spagna negli Stati Uniti nel 1984, assieme al figlio Vito, il quale ha trascorso 4 anni in carcere poiché non ha pagato la cauzione fissata in diversi milioni di dollari. Alla fine del processo, mentre Don Tano è stato condannato a 45 anni di prigione, Vito è stato assolto da tutte le accuse e, non sappiamo se risarcito.
Su Wikipedia leggiamo: “La stampa lo accredita come latitante all'estero, in Brasile o forse in Australia, da dove continuerebbe a gestire affari con la mafia americana e con quella siciliana”
. Di fatto, dovunque sia, adesso Vituzzu potrà tornare in Sicilia, quantomeno per rivedere l’anziana madre Teresa Vitale. In quale casa non si sa, visto che la casa di Corso Umberto 180 a Cinisi è stata confiscata e affidata in parte al Comune e in parte alle due associazioni di amici e parenti di Peppino Impastato, vittima della ferocia assassina del padre Tano. Da questo aspetto l’avvocato Gullo, che non è riuscito a fare assolvere don Tano dall’accusa di omicidio, che non è riuscito a fermare il sequestro della casa di don Tano, dopo 15 anni di ricorsi, è riuscito invece a fare liberare Vituzzo, il quale, se vuole, potrà dimorare nelle stalle malconce del feudo di Dainasturi, non sequestrato perché acquistato o posseduto prima del 1952, anno in cui Badalamenti padre avrebbe iniziato la sua carriera criminale.
Lo scrivente, che è presidente di una delle due associazioni e che pertanto ha la chiave della casa, è disposto a fargliela visitare, per tutto il tempo che crede, qualora egli avesse nostalgia di rivedere i luoghi in cui è nato ed è cresciuto. Che non vada però oltre un’intera giornata. Poi abbiamo da fare altre cose. Rimane da chiedersi se, nel caso di rientro di Vituzzu, il sindaco di Cinisi non si comporterà come il sindaco di Corleone Jannazzo, che ha giudicato negativamente il ritorno del figlio di Totò Riina, giudicandolo “indesiderabile”, oppure se se ne starà zitto, mentre, magari, qualche cinisaro andrà a scrivere sui muri, come è stato fatto a Corleone: “Bentornato Vituzzu”.

fonte: antimafiaduemila.com
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