20 giugno 2012

Caso Attilio Manca: il testo dell’opposizione alla richiesta di archiviazione



Opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal legale della famiglia Manca, depositata presso la Procura di Viterbo il 18 giugno 2012

Il sottoscritto avv. Fabio Repici, difensore di Angela GENTILE, (omissis), e Gioacchino MANCA, (omissis), entrambi residenti a (omissis), persone offese dal reato nel sopra indicato procedimento propone, ai sensi dell’art. 410 c.p.p., opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal P.m., recante data 5 giugno 2012 e data di deposito 6 giugno 2012, il cui avvisto è stato notificato al sottoscritto il 7 giugno 2012. Il presente atto è fondato sui motivi di seguito esposti.

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È doverosa una premessa: dall’ormai lontanissimo anno 2004 (al 15 novembre di quell’anno risale l’atto di opposizione alla prima richiesta di archiviazione proposta dal p.m.) si sono sollecitati atti d’indagine e, al contempo, si sono proposte interpretazioni delle risultanze del fascicolo sulla scorta di fatti incontrovertibili noti ai genitori di Attilio Manca o al sottoscritto difensore. La maggior parte di quelle sollecitazioni e di quelle richieste sono rimaste a tutt’oggi inevase dal pubblico ministero, che alle volte ha perfino rifiutato sdegnato i fatti su cui quelle sollecitazioni poggiavano. Eppure, a rileggere oggi ancora una volta tutte le memorie depositate nell’interesse dei genitori di Attilio Manca, tutti gli atti di opposizione alle ripetute richieste d’archiviazione (seguite da tre ripetuti rigetti da parte del G.i.p.: quasi un record nel panorama giudiziario del paese), tutti i documenti di volta in volta prodotti (puntualmente trascurati dal P.m.) un osservatore intellettualmente onesto non può non avvedersi della fondatezza e della coerenza di tutte le deduzioni offerte e della scarsa giustificabilità della disattenzione che esse hanno incontrato.

Per tale ragione, preliminarmente a ogni altra osservazione e a ogni altra richiesta in ordine all’ultima richiesta di archiviazione formulata dal P.m., si chiede qui che il G.i.p. ordini al pubblico ministero l’espletamento ogni atto d’indagine già in passato sollecitato nell’interesse delle persone offese dal reato. Né a ciò è ostativo il fatto che in passato il G.i.p. non ne abbia ritenuto la rilevanza. Di certi errori nella ricostruzione svolta negli ultimi tempi dal G.i.p. si avrà modo di dire in prosieguo ma di certo essi non gli impediscono, re melius perpensa, di determinarsi oggi in senso diametralmente diverso.

Gianluca Manca (foto Roberta de Vito)

La conferenza stampa del Procuratore della Repubblica

L’8 giugno 2012 la Procura della Repubblica di Viterbo ha tenuto una imbarazzante (nei toni, nel merito delle cose dette e nell’oggetto) conferenza stampa, con la partecipazione del Procuratore capo e del P.m. titolare del presente procedimento, per informare gli organi di informazione non dei dettagli di una significativa operazione di polizia conseguente a indagini di quell’ufficio ma dell’avvenuto deposito della richiesta di archiviazione nei confronti degli indagati barcellonesi del presente procedimento. “Per informare” è un’espressione sicuramente esagerata, visto che, finiti i monologhi dei magistrati, gli stessi alle poche domande puntuali loro rivolte non hanno saputo rispondere o hanno preferito non farlo, accampando non ben comprensibili esigenze di riserbo (in una conferenza stampa!).

Tuttavia, le affermazioni fatte in quella sede dal dr. Alberto Pazienti e dal dr. Renzo Petroselli hanno un certo rilievo ai fini del presente atto, perché utili a interpretare il contenuto e il senso della predetta richiesta di archiviazione. Per tale ragione, al presente atto si allega un dvd contenente la registrazione audiovisiva dell’intera conferenza stampa.

Gli accertamenti dattiloscopici disposti dal G.i.p.

Si esamina qui il contenuto della richiesta di archiviazione secondo l’ordine logico e argomentativo proposto dalla stessa. Pertanto, occorre innanzitutto valutare gli esiti degli accertamenti dattiloscopici che erano stati ordinati dal G.i.p. con il suo provvedimento del 30 novembre 2011 (in esito a una camera di consiglio del 16 luglio 2010!).

Con quell’ordinanza il Gip, tanto poco convinto di quanto (fuori da ogni risultanza utile al riguardo nel fascicolo) aveva sostenuto sulla presunta “autoinoculazione” di droga da parte di Attilio Manca, aveva ordinato al P.m. di verificare la sussistenza di impronte papillari sulle due siringhe utilizzate per le due iniezioni di droga su Attilio Manca e di effettuarne la comparazione. Evidentemente, tale accertamento mirava, come comprende chiunque, a escludere (o, al contrario, ad attestare) che persona diversa da Attilio Manca avesse maneggiato quelle siringhe per iniettare la droga sul braccio sinistro del mancino Attilio Manca. Il risultato è stato che su tutti i reperti in sequestro sono stati rilevati solo tre ridottissimi frammenti di impronta (uno su una delle due siringhe utilizzate per le due iniezioni; uno sulla bustina di plastica contenente le siringhe rimaste inutilizzate; uno su una siringa non utilizzata da alcuno e ancora conservata nella predetta bustina di platica) e che nessuno di essi è stato ritenuto utile per la comparazione.

Quindi, ancora oggi non si può dire chi abbia maneggiato le siringhe utilizzate per le due iniezioni letali sul braccio sinistro di Attilio Manca.

Altre osservazioni devono essere fatte e riguardano le anomalie derivanti dai risultati sopra descritti. Su una delle due siringhe sicuramente utilizzata per iniettare l’eroina nelle vene di Attilio Manca non è stata trovata alcuna traccia di impronta, nemmeno sotto forma di frammento insufficiente alle comparazioni. Vale osservare, dunque, che la siringa rinvenuta sul pavimento innanzi al bagno dell’appartamento di Attilio Manca, che pur risulta essere stata chiusa con l’apposizione del cappuccio salva-ago è del tutto intonsa, priva di alcuna impronta, e che solo un minimo frammento di impronta, inutile probatoriamente, è stato individuato sulla siringa rinvenuta nel secchio dei rifiuti nella cucina di Attilio Manca, pure essa chiusa con l’apposizione del cappuccio salva-ago e pure del cappuccio salva-stantuffo. Come sia possibile che due siringhe maneggiate prima per l’aspirazione della sostanza stupefacente, poi per l’iniezione della stessa e infine per l’apposizione del cappuccio salva-ago, a sua volta inizialmente estratto, non presentino alcun frammento di impronta papillare è circostanza che induce ovvie perplessità, analoghe a quelle derivanti dalla presenza di solo un piccolo frammento di impronta in un’altra siringa utilizzata per l’aspirazione dell’eroina, l’iniezione della stessa e la chiusura con il cappuccio salva-ago e il cappuccio salva-stantuffo (a loro volta prima dell’uso evidentemente estratti). Tali perplessità impongono l’espletamento di un ulteriore accertamento tecnico: dovrà essere chiesto a un esperto (anche uno dei due che hanno operato da ultimo) se le impronte possano essere svanite sui reperti pur sigillati con il trascorrere del tempo o se il risultato sopra descritto è significativo del fatto che mai altra impronta su quei reperti sia mai stata apposta.

Perché in tale ultimo caso bisognerebbe concludere che, non essendo stati rinvenuti nell’appartamento di Attilio Manca guanti che potessero far pensare (per quanto l’evenienza fosse da sé particolarmente stravagante) a un uso cautelato di quelle siringhe da parte sua, a maneggiare le due siringhe sia stata persona diversa da Attilio Manca, dotata di guanti o altri accorgimenti che gli abbiano permesso di evitare di lasciare tracce che ne consentissero l’identificazione.

Sul punto vale qui sottolineare le incredibili affermazioni fatte dal Procuratore della Repubblica durante la predetta conferenza stampa. Così si è espresso il Procuratore della Repubblica: “siccome questa indagine non era stata fatta perché tra l’altro ci era stato detto che essendo delle siringhe piccolissime difficilmente si potevano trovare delle impronte digitali riscontrabili, non era stata fatta, il gip ha deciso di farla, il risultato era quello che avevamo previsto, cioè le tracce non sono riscontrabili … ci sono, certo, ci sono, perché qualcuno le ha utilizzate, però non sono tali da poter stabilire le impronte digitali riscontrabili”. Ora, tale affermazione lascia senza parole, perché evidentemente fondata su scienza privata del Procuratore della Repubblica, non ricavabile dagli atti del fascicolo (e peraltro contraria alle massime d’esperienza). Infatti, non risulta in atti alcuna indicazione di questo tipo da parte di alcun soggetto, esperto di impronte digitali o meno.

È certo, tuttavia, che l’esito degli accertamenti da ultimo svolti per l’ennesima volta non fornisce conferma della “volontaria autoinoculazione” di droga da parte di Attilio Manca. Per l’ennesima volta, espletato un accertamento obiettivo, la tesi della volontaria assunzione di droga non trova riscontro. Ciò esattamente al contrario di quanto sostenuto dal P.m. nell’ultima richiesta di archiviazione, laddove si è incredibilmente sostenuto, non si sa se in ragione di quelle cognizioni private (peraltro erronee: mai sostenuto da alcuno che sulle siringhe da insulina, le uniche usate per l’assunzione di droga, non vengano impresse le impronte degli utilizzatori), che tali accertamenti “non hanno portato alcun ulteriore elemento di valutazione”.

Sempre in tema di impronte papillari emerge l’improcrastinabilità di un ulteriore accertamento tecnico. Infatti, è noto che bel bagno dell’appartamento di Attilio Manca sia stata rinvenuta un’impronta palmare di omissis, in ordine alla quale l’indagato diede giustificazioni molto tardive, secondo cui quell’impronta sarebbe stata rilasciata in occasione di un suo pernottamento in quell’abitazione, nella notte fra il 15 e il 16 dicembre 2003, in previsione del banalissimo intervento di varicocele cui si fece sottoporre a Viterbo dal cugino Attilio, anziché farselo praticare nell’ospedale in cui lo stesso lavorava. Al riguardo, nella conferenza stampa il Procuratore della Repubblica ha affermato circostanze inedite e sconosciute al fascicolo procedimentale: “Il cugino frequentava abitualmente casa sua. Ma che le devo di’, che faceva il punto di riferimento pe’ quelli di Barcellona che se venivano a operare? Venivano a operarsi quelli di Barcellona e venivano qui al Belcolle”. Sulla frequentazione abituale fra Attilio Manca e (omissis) non si capisce quali siano le fonti evocate dal Procuratore della Repubblica. Sicuramente si tratta di fonti estranee al fascicolo. In realtà, nel caso, si tratta di fonti particolarmente inaffidabili, visto che, anche alla luce delle risultanze dei tabulati telefonici acquisiti dalla Procura di Viterbo, fra i due non sono risultati frequenti nemmeno i contatti telefonici.

Sennonché esistono alcuni dati obiettivi che, come anche in passato ripetutamente segnalato, smentiscono la dichiarazione di (omissis): intorno al Natale 2003 la madre di Attilio Manca provvide alle pulizie della casa del figlio e in particolare provvide alla pulizia integrale del bagno, ivi comprese le piastrelle sulle quali sarebbe stata rilasciata l’impronta di (omissis); non è stata rilevata all’interno di quella abitazione alcuna impronta rilasciata dai genitori di Attilio Manca, come detto ospiti a Viterbo a casa del figlio per il Natale 2003; non sono state rilevate impronte nemmeno degli amici di Attilio Manca che cenarono in quell’appartamento nella sera del 6 febbraio 2004; secondo quanto incidentalmente riferito dal perito che fu incaricato dal Gip di effettuare le comparazioni fra le impronte rilevate nell’appartamento di Attilio Manca e quelle, fra gli altri, degli odierni indagati, le impronte papillari sarebbero sottoposte a progressiva evanescenza, proporzionata al materiale sulle quali sarebbero state impresse e alle condizioni dell’ambiente, prima fra tutte l’umidità.

Ora, l’impronta di (omissis) fu ritrovata nella stanza più umida dell’intero immobile e già questo, in uno all’assenza di impronte delle altre persone che negli ultimi due mesi di vita di Attilio Manca avevano frequentato quell’appartamento, indurrebbe a ritenere che difficilmente quell’impronta possa risalire addirittura a metà dicembre 2003.

Alla luce di ciò, appare necessaria l’audizione di un consulente tecnico perché possa riferire, alla luce delle risultanze conosciute, se quell’impronta possa risalire a metà dicembre 2003.

Gianluca Manca (foto Roberta de Vito)

Il mancinismo di Attilio Manca

Si legge da ultimo nella richiesta di archiviazione che il mancinismo di Attilio Manca è stato “mai da nessuno posto in discussione”. A dire il vero ciò era avvenuto ad opera dello stesso P.m. nel suo intervento all’udienza camerale del 16 luglio 2010 (cfr. pag. 37 trascrizioni di quell’udienza): “il povero Attilio Manca … era assolutamente ambidestro, doveva esserlo perché altrimenti non avrebbe potuto, non avrebbe potuto, non avrebbe potuto esercitare quella professione”. Detto da chi ha avuto il coraggio di sostenere che le persone offese dal reato e il loro difensore hanno ripetutamente fatto riposizionamenti di comodo delle proprie prospettazioni, secondo le convenienze contingenti, il dato è particolarmente rilevante.

È ancor più rilevante se si tiene conto della pluralità di fonti testimoniali (tutti gli amici e colleghi che Attilio Manca ha avuto a Viterbo nell’ultimo anno di vita) che in modo assolutamente convergente hanno riferito che Attilio Manca era un mancino puro. Con memoria dell’aprile 2012 il sottoscritto difensore aveva sintetizzato le dichiarazioni testimoniali ivi allegate: “(omissis), sentito il 17 dicembre 2010, dichiarava: ‘Io ed Attilio eravamo molto amici e ci frequentavamo anche fuori dall’ambiente ospedaliero … Manca Attilio nel suo lavoro utilizzava solo la sinistra, sia per scrivere che per svolgere ogni altra attività. A differenza di altri dottori mancini, che riescono ad utilizzare anche la destra, lui non poteva farlo: la utilizzava solo per tenere la strumentazione chirurgica che poi per l’uso la passava a quella sinistra. Era certamente una sua spiccata caratteristica … Come detto Attilio era mancino puro e quindi con la destra escludo che potesse fare dei movimenti precisi come quelli di farsi un’iniezione’. (omissis), sentito il 18 dicembre 2010, dichiarava: ‘Sono sicuro che Manca Attilio fosse mancino, scriveva sicuramente con la sinistra. Non sono in grado però di precisare se fosse in grado di utilizzare anche la destra soprattutto per i lavori più delicati che competono al nostro mestiere. È successo che abbiamo effettuato degli interventi chirurgici insieme ma non ricordo se Attilio utilizzava la destra o la sinistra: ho modo di ritenere che utilizzasse la sinistra. Mi è rimasto in mente il fatto che Attilio rispondeva al cellulare utilizzando la mano sinistra perché portava l’apparecchio all’orecchio destro, facendo un movimento inconsueto … Posso solo ipotizzare che se per rispondere al telefono utilizzava la mano sinistra, difficilmente avrebbe potuto farsi un’iniezione con la mano destra in quanto è un’operazione che richiede precisione’. (omissis), sentito il 20 dicembre 2010, dichiarava: ‘Sono sicuro che Manca Attilio fosse mancino e scriveva con la sinistra. La destra la utilizzava poco e per gesti semplici. Nelle poche occasioni che l’ho visto operare in sala operatoria o in ambulatorio Attilio usava solo la sinistra. Per esempio anche i punti di sutura che applicava ai pazienti, teneva il porta aghi con la mano sinistra. Del resto anche nello scrivere nelle cartelle cliniche o le impegnative lo faceva sempre con la mano sinistra … Posso solo ipotizzare che, visto come utilizzava la destra, gli sarebbe stato difficile iniettarsi droga con quella mano’. (omissis), sentita il 22 dicembre 2010, dichiarava: ‘Sono certa che Manca Attilio nello scrivere e nel mangiare utilizzava la mano sinistra, anche nel lavoro e nelle varie prescrizioni mediche. Non sono in grado di riferire se in sala operatoria il Manca utilizzasse la destra o la sinistra in quanto non mi è mai capitato di assisterlo’. (omissis), sentito il 4 gennaio 2011, dichiarava: ‘Sono sicuro che Manca Attilio fosse mancino e scriveva con la sinistra. La destra l’utilizzava poco e per gesti semplici. Anche nella sua professione di medico utilizzava la sinistra anziché la destra. Ricordo che anche nel rispondere al telefono sia esso fisso che cellulare utilizzava sempre la mano sinistra’. (omissis), sentito il 7 gennaio 2011, dichiarava: ‘Sono sicuro che Manca Attilio fosse mancino, scriveva con la sinistra e svolgeva le sue normali attività con tale mano. È capitato di operare insieme a lui ed anche in queste circostanze ricordo che Attilio utilizzava come mano principale sempre la sinistra. La destra l’utilizzava poco e per gesti semplici … Reputo questa circostanza molto difficile perché sarebbe stato per lui un gesto certamente innaturale. Del resto anche quando operava nei gesti più banali utilizzava la sinistra. Ritengo che quindi, farsi un’iniezione endovena con la sua mano non naturale sia stato estremamente difficile’.

A chi voglia fare uso della ragione il mancinismo di Attilio Manca appare allora un dato insuperabile. E tuttavia il P.m. ha voluto, sul punto, farsi scudo di unobiter dictum contenuto nell’ordinanza del Gip del 30 novembre 2011 (che in effetti riprendeva le parole del P.m. all’udienza camerale del 16 luglio 2010), secondo cui il chirurgo che opera in laparoscopia non può che essere ambidestro. Circostanza che, pure questa, non risulta in atti e andrebbe ricercata nella scienza privata di chi l’ha addotta ma che, nella sostanza delle cose, ha la stessa fondatezza dell’affermazione per cui solo gli ambidestri sono capaci di guidare una bicicletta e, quindi, chi guida la bicicletta è ambidestro.

Si è da sempre insistito sul mancinismo di Attilio Manca perché c’è un dato oggettivo sul quale il P.m. ostinatamente si rifiuta di fare i conti. È indubbio che i segni delle due punture provocate dalle due siringhe rinvenute a casa di Attilio Manca siano entrambi sul braccio sinistro, uno al polso e uno all’avambraccio. Al di là della gaffe pronunciata dal Procuratore della Repubblica alla sopra citata conferenza stampa (“I buchi sono due: uno sembra recente, uno sembra più del passato”; cosicché se uno dei due buchi fosse del passato bisognerebbe concludere che Attilio Manca nell’ultimo giorno di vita si era bucato con la mano sbagliata ma era riuscito nell’improba impresa di praticarsi due iniezioni con le due siringhe ritrovate a casa sua e di aver provocato con quelle due siringhe un’unica puntura nella pelle), il dato non può essere trascurato, proprio alla luce del mancinismo di Attilio Manca. Perché, se pure si volesse sostenere che egli fosse con un po’ di impegno capace di farsi un’iniezione utilizzando la mano destra (ciò che alla luce delle dicharazioni dei suoi colleghi dovrebbe escludersi), dovrebbe individuarsi un qualche motivo per cui Attilio Manca, volontariamente, avrebbe dovuto preferire bucarsi sul braccio sinistro anziché, come naturalmente avrebbe dovuto fare, su quello destro. Su questa enorme incongruenza ancora a distanza di otto anni la Procura di Viterbo rifiuta di trovare una risposta: probabilmente perché una risposta ragionevole non si può trovare.

Sennonché la Procura di Viterbo stavolta ha davvero superato ogni limite di immaginazione: “In epoca successiva all’ordinanza della S.V. … è pervenuto a questo Ufficio per competenza territoriale un procedimento nei confronti di Mileti Monica … Si osserva al riguardo, e per i soli fini delle posizioni che qui interessano, che dalle dichiarazioni delle persone informate emerge come il Manca Attilio fosse da tempo un assuntore abituale di stupefacenti e di eroina in particolare che veniva confezionata anche in più siringhe (v. dichiarazioni (omissis)) e che si iniettava usando sia la mano destra che quella sinistra (v. dichiarazioni (omissis))”. Il riferimento è agli atti trasmessi a Viterbo dalla Procura della Repubblica di Messina, all’esito del decreto di archiviazione emesso dal Gip di Messina il 10 gennaio 2012. Quel procedimento era nato da esposto depositato presso la Procura della Repubblica di Messina dal sottoscritto difensore nel 2006 (come si rileva dall’intestazione del verbali di s.i.t. di (omissis), di (omissis), di (omissis) e di (omissis): procedimento n. 9213/06 r.g.n.r. mod. 44) ed evidentemente esitato col predetto decreto del Gip di Messina. Ma è assurdo l’uso che di quegli atti ha fatto, mostrando di non avere grande consapevolezza del fascicolo, la Procura di Viterbo. Infatti, ha utilizzato per chiedere l’archiviazione della posizione dei cinque barcellonesi indagati le dichiarazioni, raccolte aliunde, di soggetti barcellonesi. Non solo. Fra i soggetti le cui dichiarazioni sono state utilizzate per la richiesta di archiviazione c’è perfino (omissis), persona sottoposta a indagini nel presente procedimento le cui dichiarazioni, rese quale persona informata sui fatti, sono state ritenute utili per l’archiviazione. Un caso unico di indagato che fa pure da testimone a propria discolpa. Fosse stato usato per lui un canone simile, perfino Salvatore Riina a oggi sarebbe rimasto incensurato. Ma oltre alla provenienza di quelle dichiarazioni è anche il merito delle stesse a fornire elementi per valutazioni specularmente contrarie a quelle tratte dal P.m..

Infatti, appare evidente dalla lettura delle dichiarazioni rese da (omissis), (omissis), (omissis) e (omissis) il loro obiettivo di smentire ogni risultanza dedotta a Viterbo dal sottoscritto difensore o dai suoi assistiti e addotta a elemento indiziante circa l’uccisione di Attilio Manca. Ed ecco che puntualmente i predetti personaggi barcellonesi forniscono le risposte agli enigmi fin qui irrisolti. Attilio Manca era un mancino puro e non poteva iniettarsi la droga con la mano destra né una simile evenienza aveva giustificazioni ragionevoli? Ecco che viene testimoniato che Attilio Manca in passato era stato assuntore di eroina e che aveva spesso provveduto a iniettarsela giusto con la mano destra. A casa di Attilio Manca non era stata rinvenuta traccia alcuna degli strumenti usati per la preparazione della droga da iniettarsi? Ecco che viene testimoniato (cfr. s.i.t. di omissis) che Attilio Manca “dopo aver sciolto l’eroina ripuliva il tutto non lasciando traccia. A volte, quando riempiva più siringhe, le utilizzava per ulteriori somministrazioni, anche nell’arco della stessa serata”. Laddove, anche ammesso che Attilio Manca avesse questo strano riflesso pavloviano, nell’occasione della sua morte non si capisce dove sarebbero andati a finire gli strumenti utilizzati per lo scioglimento dell’eroina, visto che non ne è rimasta traccia nemmeno nel secchio della spazzatura. Forse Attilio Manca, per ragioni prudenziali, prima di iniettarsi la droga e uccidersi, aveva ben pensato di andare a gettare fuori di casa quegli strumenti?

Ora, la valutazione che la Procura della Repubblica di Viterbo avrebbe dovuto fare degli atti ricevuti ragionevolmente sarebbe dovuta essere quella di dichiarazioni mendaci finalizzate a far ottenere l’archiviazione del procedimento agli indagati barcellonesi del presente procedimento. Sostanzialmente, attività di favoreggiamento a beneficio degli indagati barcellonesi. Invece, ne ha tratto le conclusioni inverse, esaltandone la rilevanza e la fondatezza. In questo commettendo una gaffe madornale, non solo perché a beneficio dell’indagato (omissis) ha utilizzato le dichiarazioni testimoniali dello stesso (omissis), non solo perché a beneficio degli indagati barcellonesi ha utilizzato le dichiarazioni del loro amico (omissis) (amico soprattutto di (omissis), come già risultava dei frenetici contatti telefonici intervenuti tra i due il giorno del rinvenimento del cadavere di Attilio Manca), non solo perché le dichiarazioni di (omissis) (di fatto confermative della veridicità delle affermazioni fatte dai genitori di Attilio Manca) sono state sminuite a parole di convenienza ma per una circostanza che è dimostrativa di come si facciano costantemente passi falsi quando si opera senza conoscenza delle cose. Infatti, le dichiarazioni rese da (omissis), ritenute così rilevanti, sono le dichiarazioni di un soggetto che è tanto attendibile da essere stato rinviato a giudizio, su richiesta della D.d.a. di Messina, per il delitto di falsa testimonianza in relazione al delitto più eclatante della storia barcellonese, l’assassinio dell’eroico giornalista Beppe Alfano. Chi scrive ne ha piena contezza, visto che nell’interesse dei familiari del giornalista assassinato, si è costituito parte civile anche contro (omissis), il cui processo (procedimento 6017/05 r.g.n.r.) si trova nella fase dibattimentale di primo grado.

Cosicché la summa ideologica della Procura di Viterbo consiste nel non ritenere attendibili le convergenti dichiarazioni disinteressate di tutti i colleghi di Viterbo che escludono che Attilio Manca facesse uso di droga e fosse abile all’uso della mano destra e nel ritenere attendibili le dichiarazioni di screditati e interessati soggetti barcellonesi che sostengono che Attilio Manca fosse un abituale assuntore di eroina, che si iniettava con la mano destra e che aveva la strana pulsione a far scomparire gli strumenti utilizzati per la preparazione della sostanza stupefacente.

Peraltro, il P.m. non si è accorto di un dato rilevante che pure da quegli atti emerge a riscontro di quanto dal sottoscritto difensore e dai suoi assistiti sostenuto da molti anni. Commentando vecchie dichiarazioni di (omissis) circa il modo in cui aveva conosciuto Attilio Manca, si era segnalato che il comune amico architetto che aveva potuto presentarla ad Attilio Manca era (omissis). Ora si apprende che lo stesso (omissis) ammette di essere stato lui a presentare Attilio Manca a (omissis). Cosicché è definitivamente confermata la radice barcellonese dei rapporti fra Attilio Manca e (omissis), a comprova della possibilità che quel 10 febbraio 2004 il suo non preventivato incontro con (omissis) potesse essere stato indotto da qualche soggetto barcellonese. Al riguardo, vale osservare come il racconto fatto, in veste di testimone, dall’indagato (omissis) in ordine alle telefonate intercorse fra lui e Attilio Manca il 9 e il 10 febbraio 2004 contrasta con le pregresse risultanze in atti. Qui vale la pena rinviare a quanto riferito già in passato in ordine alle dichiarazioni rese da (omissis) e da Gianluca Manca, sulla telefonata nella quale Attilio Manca fu impegnato mentre si trovava a casa di (omissis) e che sembrerebbe essere stata la scaturigine per Attilio Manca di un incontro indesiderato con qualcuno a Roma.

Negli atti trasmessi dalla Procura della Repubblica di Messina ci sono, invece, due elementi da cui trarre ragioni di investigazioni suppletive nel presente procedimento.

Il primo riguarda l’amico di Attilio Manca a nome di (omissis). A conferma che le dichiarazioni rese dalle persone barcellonesi sentite su delega della Procura di Messina sono state calibrate sulle memorie depositate a Viterbo nell’interesse dei genitori di Attilio Manca, si segnala come in una memoria di giugno 2005 si era fatto riferimento a (omissis) e si erano richiesti approfondimenti investigativi. Era, infatti, successo che, dopo la partecipazione dei genitori di Attilio Manca alla trasmissione “Chi l’ha visto?” (trasmissione cronica, secondo il Procuratore della Repubblica) del 30 maggio 2005, a quella redazione era giunta un’email in forma anonima, scritta da persona che riferiva di essere amica di Attilio Manca. Il testo di quella comunicazione, dell’1 giugno 2005 era il seguente: “Sono un amico di Attilio del periodo dell’università a Roma e voglio mantenere l’anonimato per questo l’indirizzo email è di fantasia. Scrivo per comunicare che prima della morte di Attilio nel 1998 già un’altra morte sospetta era avvenuta nello stesso ambiente. L’amico e compagno di appartamento storico (sono stati in casa assieme per quasi 10 anni) di Attilio, (omissis) nel luglio del 1998 è stato ritrovato morto in via dell’acquedotto paolo accanto al suo motorino. Tutto lasciava pensare ad un incidente ma io che l’ho conosciuto bene non ci ho mai creduto anche se non sapendo cosa fare ho lasciato passare tutto questo tempo. (Omissis) come Attilio era una persona e medico brillantissimo, di altissimo profilo intellettuale. Non viveva più con Attilio da qualche mese ma si sentivano. A tal riguardo mi raccontò una volta, poco tempo prima della sua morte, che era da poco uscito con Attilio ed un altro ragazzo (non ricordo bene ma mi sembra mi disse il cugino di Attilio) e aveva litigato per futili motivi con quest’ultimo che lo aveva minacciato verbalmente. Ci ridemmo su ma dopo la vostra trasmissione questo ha assunto un altro significato e mi ha spinto a scrivervi. (Omissis) era di Poggiomarino in campania e non vi sarà difficile rintracciare i famigliari che comunque non so quanto potranno esservi di aiuto in quanto non sapevano di ciò che gli capitava a roma. Spero possiate fare luce su queste vicende che sono sicuramente strettamente collegate. Non ho purtroppo altre informazioni. Però vi esorto a chiedere informazioni a tutti gli amici e compagni/e di università di entrambi di quel tempo e fare tutto quello che potete anche per indagare sulla morte di (Omissis). Grazie”.

Appare evidente a questo punto, dal momento che il nome di Gennaro Scetta è stato fatto strumentalmente da soggetti vicini agli indagati a uso degli stessi, la necessità di acquisire presso la redazione di “Chi l’ha visto?” della sopra riportata email dell’1 giugno 2005 e di verificarne, tramite polizia postale, la provenienza, cosa che può ben avvenire a mezzo dell’individuazione dell’indirizzo IP del messaggio di posta elettronica.

Dalle informative della Squadra Mobile di Messina del 15 e del 25 marzo 2011, ancora, si apprende che nel procedimento messinese archiviato con il decreto sopra indicato, sono stati acquisiti i tabulati telefonici (per estensioni temporali di molto superiori a quelli acquisiti dall’A.g. di Viterbo) di utenze in uso agli odierni indagati o a molte persone alle stesse legate da rapporti di vario tipo e che addirittura, su di essi, sarebbe stata espletata una consulenza tecnica. Si tratta di elementi che, però, non sono presenti nel fascicolo e che, essendo stato il fascicolo messinese archiviato, non sono nemmeno soggetti ad alcun riserbo investigativo (del resto, altri elementi di quel fascicolo sono stati trasmessi a Viterbo). Tuttavia, si tratta di elementi che senz’altro sono utili all’accertamento della verità nel presente procedimento. Cosicché appare necessaria l’acquisizione presso la Procura di Messina di tutti i tabulati telefonici acquisiti da quella A.g. nel procedimento n. 9312/06 r.g.n.r. mod. 44 (e della consulenza tecnica sugli stessi effettuata). Già in passato si è dimostrato, pur con la lacunosità e la parzialità dei dati di traffico telefonico acquisiti da codesta Procura, come il sottoscritto difensore e i propri assistiti avevano individuato elementi sfuggiti sia alla Procura della Repubblica sia alla Squadra Mobile di Viterbo. È plausibile ritenere che nei tabulati telefonici acquisiti a Messina (e nella consulenza tecnica sugli stessi effettuata) si potrà rinvenire più di qualche elemento utile all’accertamento della verità sulla morte di Attilio Manca.

Oltre a quanto sopra, è perfino superfluo ribadire la disponibilità dei genitori di Attilio Manca a sommarie informazioni su qualunque delle tante circostanze già segnalate nel presente procedimento. Lo si fa, però, alla luce di quanto incredibilmente sentito nella conferenza stampa sopra citata. I genitori di Attilio Manca fin da subito e successivamente con svariati scritti propri e del proprio difensore si sono messi a disposizione del pubblico ministero procedente. Nonostante ciò, la Procura della Repubblica, evidentemente ritenendoli un fastidio piuttosto che una risorsa per l’accertamento della verità, ha fino a oggi omesso di sentirli su qualunque aspetto del presente procedimento, salvo poi denunciare pubblicamente la circostanza, falsa, che essi mai hanno chiesto di essere sentiti.

Per le ragioni sopra indicate, con il presente atto si chiede che il Gip voglia rigettare la richiesta di archiviazione proposta dal pubblico ministero e voglia ordinare l’espletamento delle investigazioni suppletive di seguito elencate:

  1. Ogni atto d’indagine già in passato sollecitato nell’interesse delle persone offese dal reato, con i precedenti scritti difensivi;
  2. Accertamento mediante quesito a un consulente tecnico se le impronte possano essere svanite sui reperti pur sigillati con il trascorrere del tempo o se il risultato delle analisi svolte al riguardo è significativo del fatto che mai altra impronta su quei reperti sia mai stata apposta;
  3. Accertamento mediante quesito a un consulente tecnico sulla durata delle impronte papillari rinvenuti nell’abitazione di Attilio Manca, con particolare riferimento a quella attribuita a (omissis) rinvenuta in bagno, per appurare se, alla luce delle risultanze conosciute, quell’impronta possa risalire a metà dicembre 2003 o sia stata rilasciata in epoca successiva;
  4. Acquisizione presso la redazione della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” dell’email ricevuta l’1 giugno 2005 e riguardante Attilio Manca e (omissis) e ricerca, anche attraverso l’indirizzo IP, della sua provenienza;
  5. Acquisizione presso la Procura della Repubblica di Messina di copia di tutti i tabulati telefonici acquisiti nel procedimento n. 9312/06 r.g.n.r. mod. 44 (e della consulenza tecnica effettuata sugli stessi);
  6. Audizione dei genitori di Attilio Manca su quanto fino a oggi dedotto nel presente procedimento.

Al presente atto si allega:

    • Dvd contenente il file della registrazione audiovisiva della conferenza stampa tenuta l’8 giugno 2012 dalla Procura della Repubblica di Viterbo.

Grosseto, 17 giugno 2012

Avv. Fabio Repici



fonte: http://www.ilcontestoquotidiano.it/?p=20059
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