20 giugno 2012

LE INFILTRAZIONI DEL PONTE



di GIOVANNI TIZIAN e ANTONELLO MANGANO 18 giugno 2012

Domenico Barbaro lavora come "badilante" per la Demoter. La società lo aveva assunto tra i dipendenti del cantiere di Cannitello. Ma lui è stato già condannato per associazione mafiosa. I "suoi" clan dettano legge sui cantieri della Salerno-Reggio Calabria. Pietro Ciucci, amministratore unico Anas Spa, nega. "Abbiamo attivato nei cantieri un protocollo di legalità"

Il "badilante" della 'ndrangheta assunto al cantiere di Cannitello

Specializzato nell'edilizia e con un lungo curriculum da criminale, Domenico Barbaro, è il prescelto dalle cosche per lavorare al cantiere di Cannittello. E' stato condannato in primo grado per associazione mafiosa. Ad assumerlo come badilante è stata la Demoter, la società messinese che lavoro al primo cantiere del Ponte. La ditta ha già lavorato anche con le 'ndrine per l'ammodernamento della statale jonica 106

VILLA SAN GIOVANNI (RC) - Professione "badilante". Non proprio un ruolo di vertice per Domenico Barbaro all'interno di Demoter, la società che da quanto risulta a Repubblica.it lo aveva assunto tra i dipendenti del primo cantiere del Ponte, quello di Cannitello. Lungo è il curriculum criminale di Barbaro. Variegate le tipologie di reati per cui è stato indagato e arrestato. E' stato anche condannato per associazione mafiosa, i clan di riferimento sarebbero quelli della Piana di Gioia Tauro, che dal Porto a Roma passando per i cantieri della Salerno-Reggio Calabria dettano legge. L'ultimo provvedimento che l'ha riguardato risale al 2010, e nel cantiere si lavorava già da un anno.

L'ANAS NEGA: "QUERELIAMO"

IL BADILANTE - E' in buona compagnia. Tra i dipendenti della società messinese compare anche un altro Domenico Barbaro. Non ha precedenti, ma le sue frequentazioni, come risulta da alcuni atti d'indagine, sono di primo piano. È in contatto con "Mico l'Australiano", l'anziano Domenico Barbaro considerato ai vertici del clan Barbaro-Papalia in Lombardia, ma il suo soprannome è dovuto alla sua esperienza all'estero, nel più giovane dei continenti appunto. Sempre di Platì sono Francesco Perre e Antonio Barbaro. Due personaggi che il dipendente di Demoter ha incontrato. Il secondo, oltre a far parte di una potente famiglia di 'ndrangheta, è il figlio di Peppe "u nigru". Un leader delle cosche di Platì oltre che titolare di una ditta di calcestruzzo, la Planet Costruzioni. Con questa ditta starebbe lavorando nei cantieri della Bagnara-Bovalino. Appalto vinto dalla Demoter e da una seconda società, la Ricciardello, sempre siciliana. Non solo Cannitello dunque, nei rapporti Demoter-Barbaro.

Francesco Perre ha invece un passato da trafficante di stupefacenti. L'ultimo pezzo da novanta vicino al "badilante" Barbaro è il capo cosca di Oppido Mamertina, paese aspromontano del reggino. Si chiama Francesco Bonarrigo. Nell'indagine 'Crimine'- 300 arresti tra Calabria e Lombardia nel luglio 2010 - è indicato come padrino di Oppido. In grado di tenere le relazioni con gli 'ndranghetisti liguri, piemontesi e lombardi. Insomma, il lavoratore impegnato a Cannitello in quanto a conoscenze non scherza.

Dopotutto, non c'è grande opera che le 'ndrine rifiutano. Non sono ideologiche e neppure vivono di sentimenti ambientalisti. L'importante è gettare calcestruzzo, muovere quintali di terra. Questo vogliono i mammasantissima della provincia di Reggio Calabria. Ma di incontri ravvicinati con la 'ndrangheta, la società messinese ne ha avuti anche nei lavori di ammodernamento della statale 106, tristemente nota come "la strada della morte". Sia per gli incidenti che per i morti ammazzati. Demoter ha fatto parte del consorzio che ha realizzato la "Variante di Gioiosa Jonica". Per gli inquirenti non c'è dubbio. Il Consorzio "era ben preparato a dover pagare un prezzo per lavorare in questa zona; infatti, pur di iniziare e proseguire nelle lavorazioni ha, da alcuni mesi, inviato in loco dei suoi rappresentanti con l'incarico di sondare il terreno', raccogliere 'i suggerimenti giusti' e stringere i contatti con 'chi comanda', al fine di evitare 'malintesi, ritardi e fraintendimenti'".

Demoter vanta una lunga esperienza di lavori in Calabria. Siamo nei cantieri del quinto macrolotto della Salerno-Reggio Calabria. Massimo Aricò era stato assunto nel 2006 prima come autista in un'azienda di Palermo e poi - un anno dopo - come manovale presso la Demoter. Spiegano i magistrati: "Non può ritenersi casuale il fatto che un soggetto organico alla cosca Gallico - cioè alla consorteria operante nel territorio di Palmi - fosse assunto da due diverse ditte siciliane, fra l'altro con mansioni diverse, per eseguire i lavori nel tratto della A3 di competenza della predetta 'ndrina. Appare fin troppo chiaro che si trattava di assunzioni rientranti in quel sistema volto a garantire la sicurezza nei cantieri".

FAVOREGGIAMENTO - Nata nel 1978, Demoter è diventata la maggiore impresa del settore della provincia di Messina. Il titolare ha scalato i vertici dell'Associazione dei costruttori e della Confindustria locale. Poi sono arrivati fatturati milionari, l'espansione nella vicina Calabria e lavori in Serbia, Albania, Tunisia. Infine la chiusura, all'inizio del 2012. Una lunga vicenda giudiziaria - l'operazione 'Sistema 2' - che ha costretto la Prefettura a negare il certificato antimafia. A causa di quella che tecnicamente si chiama "interdittiva", le amministrazioni pubbliche revocavano anche i vecchi contratti. L'impresa non poteva sottoscriverne di nuovi e quindi non è rimasto che il concordato preventivo. E quaranta lavoratori in mezzo alla strada. Uno degli ultimi lavori effettuati è stato proprio quello di Cannitello.

L'origine del crollo è in una vecchia storia del 2008. Siamo a Santa Lucia del Mela, provincia di Messina. Nell'ambito dei lavori di metanizzazione, il boss D'Amico costringe l'imprenditore Giacomo Venuto, titolare della ditta 'Mediterranea', a pagare una fattura di 20mila euro oltre Iva. La motivazione formale è il nolo di un escavatore che in realtà non è mai stato effettuato. Si tratta di un'estorsione mascherata, sostengono gli inquirenti. Il documento di pagamento è intestato a Demoter. Venuto prende dieci mila euro in contanti e li consegna al boss. In questo modo, scrivono i magistrati, Demoter "giustifica documentalmente l'estorsione che sta pagando". Carlo Borella, titolare dell'azienda, nega tutto. Anche in maniera grossolana: sono allegate come prova a discolpa fotografie di un escavatore che non è quello noleggiato. Diverso il numero di serie, differenti i bulloni del contrappeso. I magistrati ipotizzano il favoreggiamento. All'inizio, anche con l'aggravante mafiosa, poi decaduta. In primo grado arriva la condanna, ora si attendono i successivi gradi di giudizio.

Le indagini dell'operazione 'Sistema 2' hanno avuto inizio dopo la denuncia di Venuto e riguardano il pizzo nella zona con epicentro Barcellona Pozzo di Gotto. Sono "stanco di pagare", dice l'imprenditore agli inquirenti. Dal 2005 l'impresa era vittima di continue richieste estorsive, furti e ritorsioni. Il danno più grave glielo fecero bruciandogli tre betoniere e altrettanti autocarri. Quando inizia a bitumare il parcheggio del parco Corolla, un grosso centro commerciale nei pressi di Milazzo, gli fanno notare che prima deve "mettersi a posto", cioè accordarsi con la criminalità locale.

LE PULCI E I GATTI - "Cu non voli i pulici non si cucca chi iatti". Chi non vuole le pulci non va a dormire con i gatti. Con questa metafora un mafioso, arrestato nell'ambito dell'operazione Pozzo, spiega a un imprenditore finito in carcere che se l'è andata a cercare. Sono tante le 'commistioni' nel mondo dell'edilizia. La storia della Demoter ci offre uno spaccato - seppure parziale - di questo mondo. Il nome dell'azienda emerge anche in altri documenti. Non ci sono rilievi penali, ma dati comunque significativi. Gli inquirenti dell'operazione 'Pozzo' annotano in un verbale dell'11 maggio 2011: "Vi erano poi delle imprese subappaltatrici della Bonatti (la ditta che "metanizzava" il paese di Montalbano Elicona), fra cui la Demoter che pagavano altre somme a titolo di estorsione a favore dell'organizzazione"

Negli atti dell'operazione Gotha - anche questa contro la mafia di Barcellona - si legge che nel 2001 Borella si recò da tale Giovanni Rao per risolvere la questione della galleria Scianina, nel messinese. Rao è indicato come il boss emergente della zona. La Demoter non riusciva a svolgere i lavori a causa di una precedente "vertenza" da 80 milioni per la "messa a posto" di un cantiere di metanodotto. "Tramite i catanesi gli avevo fatto sapere che lì non poteva lavorare", racconta il collaboratore di giustizia Bisognano. "[Ma Rao] disse al Borella che avrebbe dovuto continuare a vedersela con il soggetto con cui sino a quel momento aveva avuto rapporti, e cioè con me". Storie frequenti nei cantieri del Sud e non solo. Ci avevano giurato che quelli del Ponte sarebbero stati diversi. Ora abbiamo le prove che non è stato così.
Quella deviazione che pagheremo 11 anni 12 milioni per un chilometro di binario

26 milioni per finire i lavori a Cannitello, il primo cantiere del Ponte. Solo lo spostamento di un chilometro di binario è costato 26 milioni di euro. Eurolink, l'impresa che ha ottenuto l'appalto, si dichiara incerta sul "proseguimento del progetto". Gli operai vengono licenziati e chi ancora lavora lo fa in condizioni di sicurezza discutibili

VILLA SAN GIOVANNI (RC) - Adesso il suo tracciato forma una curva. Quella linea retta che 'interferiva' con il pilone reggino del Ponte di Messina non esiste più. E noi, per quel chilometro di binario feroviario che intralciava la grande opera, paghermo 12 milioni e 204 mila euro per i prossimi 11 anni. Per i lavori del primo cantiere, iniziati il 23 dicembre 2009, erano previsti 26 milioni. Ma lo scorso gennaio i soldi sono finiti, e la società 'Stretto di Messina' si è rivolta alle banche, con un bando pubblico, chiedendo un mutuo proprio di 12 milioni. Accordato. Stando alle carte, "gli oneri di ammortamento per capitale e interessi sono a totale carico dello Stato".

Ivan Cicconi, esperto di lavori pubblici, sostiene che "in Italia il debito è diventato un modello per la costruzione delle infrastrutture. Ma il costo complessivo sarà pagato dalle generazioni future". Ora il lavoro è completo, ma il binario è coperto da una galleria. Un altro blocco di cemento in un territorio abbondantemente devastato. Se il Ponte non si farà più, come appare probabile, si tratterà dell'ennesimo spreco? L'intervento di deviazione della linea ferroviaria tirrenica in corrispondenza di Cannitello rappresenterebbe la prima fase del più ampio progetto di spostamento a monte della linea ferroviaria calabrese.

Un intervento che renderebbe disponibile circa quattro chilometri di "waterfront" con affaccio sullo Stretto. In realtà, tra il mare e il binario, sorgono numerosi palazzi. Per un recupero completo dovrebbero essere abbattuti. Un ulteriore progetto prevede un parco urbano a terrazzamenti, sopra la galleria di cemento. Ma i lavori non sono ancora iniziati. In vista degli espropri, invece, qualcuno ha iniziato a costruire nei dintorni. Le procedure formali sono state effettivamente avviate. Nell'ottobre 2012, in un albergo di Villa San Giovanni, la società 'Stretto di Messinà ha depositato centinaia di pagine di particelle catastali e i nomi degli oltre 500 proprietari potenziali titolari di indennizzo. Un pasticcio ulteriore in grado di produrre un nuovo contenzioso.

A Cannitello ha lavorato Eurolink, un consorzio formato da cinque grandi multinazionali delle costruzioni. Tre italiane (Impregilo, Condotte d'Acqua, CMC) e due straniere: la spagnola Sacyr e la giapponese Ishikawajima - Harima. L'opera preliminare realizzata e consegnata potrebbe diventare decisiva in sede legale se le imprese dovessero rivendicare la penale per la mancata costruzione dell'attraversamento stabile. Gli economisti hanno calcolato una cifra vicino ai 400 milioni di euro che diventerebbe esigibile dimostrando che i lavori del Ponte sono effettivamente iniziati.

Il rinvenimento e la rimozione di oltre 10mila metri cubi di rifiuti - tra spazzatura e residui cementizi - hanno ritardato la consegna dei lavori. Le alluvioni hanno fatto il resto, con ulteriori rallentamenti. L'ultimo paradosso di Cannitello riguarda i lavoratori licenziati a cantiere aperto. Nel luglio 2011 il capocantiere, l'addetto alla contabilità e quello amministrativo, venivano messi in mobilità. Perché? Eurolink si cautelava rispetto all'incertezza sul proseguimento del progetto Ponte. E avviava le procedure di licenziamento per tutti i suoi dipendenti. Compresi quelli che lavoravano a un'opera che sarebbe stato completata solo un anno dopo.

http://inchieste.repubblica.it
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