2 giugno 2012

Processo Lombardo: l’affare dell’acqua e la mafia agrigentina



martedì 31 maggio 2012

Era il 6 marzo 2012 quando il pentito ed ex boss di Racalmuto Maurizio Di Gati entrò a pieno titolo nel processo per voto di scambio semplice a carico del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo e del fratello deputato nazionale Angelo. Le sua lunga deposizione resa a processo davanti al giudice monocratico, venne successivamente valutata come “decisiva”, addirittura dal Gip Luigi Barone, firmatario della sentenza di imputazione coatta con cui il 29 marzo il presidente della Regione vedeva ribaltarsi la vecchia archiviazione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Prima dell’arresto nel 2006 dopo un periodo di latitanza, Di Gati rappresentava nel territorio agrigentino l’elemento di spicco di Cosa nostra. Il suo ruolo di leader provinciale gli consentiva infatti un interessamento diretto per quelle che erano le vicende elettorali e le dinamiche imprenditoriali di Agrigento e provincia. Inconfutabili venivano ad esempio considerati i contatti con Vincenzo Lo Giudice, ex membro dell’Assemblea regionale siciliana nelle fila dell’Udc, arrestato nel maggio del 2004 e poi condannato definitivamente nel processo “Alta Mafia” a 10 anni. Non solo politica ma anche appalti, ed è proprio in questa sfera che Maurizio Di Gati cita nel processo Lombardo, il nome dell’imprenditore agrigentino Marco Campione:
«Era l’imprenditore vicino a me ed era abbastanza favorevole per i progetti che c’erano in quel momento, dal movimento terra alle condotte idriche, dove c’erano da guadagnare più soldi».

Su di lui, si sono sviluppati di conseguenza degli accertamenti dei Ros di Catania come in maniera diretta il maggiore Luigi Arcidiacono ha rivelato durante la penultima udienza del processo Lombardo: «Campione Marco è un imprenditore di cui Di Gati ha riferito, dagli accertamenti che abbiamo svolto è emerso come imprenditore particolarmente importante nella Provincia di Agrigento. Ci sono delle cose che sono particolarmente significative poiché era uno degli imprenditori che veniva citato nel corso delle intercettazioni ambientali effettuate all’interno della segreteria politica di Lo Giudice Vincenzo quale imprenditore inserito nell’organizzazione mafiosa».
Ma chi è e di cosa si occupa Marco Campione? Attualmente è il socio di maggioranza della Girgenti Acque S.P.A., società che dal novembre 2007 gestisce il servizio idrico integrato della provincia di Agrigento grazie ad una convenzione con l’Ato. Una scalata, quella verso la posizione dominante in assemblea, conclusasi nel febbraio 2012, quando attraverso una delle sue molteplici società Campione ha acquisito indirettamente le quote di proprietà della Entei S.P.A. società di Pozzuoli (Na) che non aveva ricevuto la certificazione antimafia dalla Prefettura. Di certo non una novità, poiché proprio la Entei subentrò sempre dentro la Girgenti Acque rilevando la posizione della Ibi di Napoli, anch’essa sprovvista di certificazione. Un vero e proprio sistema di scatole cinesi poiché tra i soci della Girgenti Acque ha un ruolo importante la Acoset Spa di Catania, altra società inserita nel mercato dell’acqua e gestore del servizio idrico nella fascia pedemontana della Provincia di Catania. Leader di quest’ultima è il geometra Giuseppe Giuffrida, ex sindaco di Gravina di Catania, considerato vicino al Mpa di Lombardo. La sua “creatura” nata nel 1999 come ente speciale si è trasformata nel 2003 in società per azioni a partecipazione pubblica, iniziando la scalata nel business dell’acqua pubblica siciliana con operazioni di matrice diversa ma tutte accomunate dal obiettivo di rendere Acoset uno degli attori principali nel settore della gestione dell’acqua.

All’intero del gruppo ad emergere è la figura di Giuseppe Giuffrida, attualmente liquidatore del vecchio ente speciale, e con un passato da amministratore delegato di Girgenti Acque spa fino al febbraio 2012, a partire dal quale riveste l’incarico di direttore tecnico.
Importante rilevare inoltre come tra i membri del consiglio di Acoset Spa dal 2004 fino a luglio 2006 vi sia stato Angelo Lombardo, fratello dell’attuale Presidente della Regione.
Un vero e proprio impero cui però proprio il maggiore dei Ros prova a decifrarne la genesi « … tra le altre cose c’è un dato particolarmente significativo per inquadrare la storia della famiglia Campione, la storia imprenditoriale, perché il padre Campione Giuseppe che è il capostipite di questa realtà imprenditoriale, era collegato al noto imprenditore Salamone Filippo».

Nome quest’ultimo, che ancor meglio del maggiore dei Ros, venne accuratamente descritto dal super pentito Angelo Siino dopo il suo arresto nel 1991 ed il conseguente pentimento. Colui che veniva indicato come il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, tracciava in maniera precisa il profilo di Filippo Salamone come attivo componente del cosiddetto “tavolino”, una sorta di oligopolio tra mafia e mondo imprenditoriale per la gestione degli appalti in Sicilia negli anni 80 e 90. Un patto con il diavolo a tre che applicava per conto del capomafia Totò Riina la spartizione di appalti miliardari in tutta l’isola, ruolo per cui l’imprenditore di Aragona in provincia di Agrigento verrà successivamente condannato per mafia e dalle cui ceneri i Campione hanno rilevato numerose società tra cui la Tecnofin, nota agli investigatori per la realizzazione dei raccordi della strada provinciale di Favignana ed oggi, pur appartenendo al gruppo Campione, ancora amministrata dall’allora dirigente di fiducia di Filippo Salamone. I collegamenti nel processo Lombardo
L’informativa del maggiore dei Ros, tornando al recentissimo passato, racchiude un elencazione di dati relativi a numerosi finanziamenti che la Regione Siciliana avrebbe elargito alla Girgenti Acque Spa.

Tra questi sia un decreto risalente al 2011 con il quale venne stanziata una somma di 65 milioni di euro (Ddg numero 1830/2011) per la gestione del servizio idrico nella Provincia di Agrigento che ulteriori finanziamenti ed appalti, i quali secondo il maggiore coinvolgerebbero anche il resto dell’universo del gruppo Campione. In un lungo elenco vengono indicati infatti un susseguirsi di aggiudicazioni di diversi milioni di euro alla Tecnofin Group Spa, Sistet Srl e alla Campione Industries, tutte società riconducibili come detto all’imprenditore agrigentino. Un quadro quanto mai allarmante se si pensa che proprio in sede processuale, nonostante il maggiore abbia depositato gli atti in Procura il 12 aprile 2012, questi risultino al momento “dispersi”. Sulle gestione imprenditoriale di Campione, Di Gati tuttavia si era già espresso quando addirittura avanzò l’ipotesi che quel famoso “tavolino” in realtà non era mai stato debellato del tutto: «Ad Agrigento c’era una spartizione dei lavori tra sette, otto imprese: Calogero Russello, i fratelli Mortellaro, i fratelli Milioti, Alletto, Bartolo De Francisci e Campione. In un lavoro vinto da Marco Campione questi ha presentato dieci buste predeterminando la media ed indicando alla segretaria, che era vicina a Lo Giudice Vincenzo, la ditta che si doveva aggiudicare i lavori».

Dario De Luca, Sud ©

Per Gentile Concessione del Settimanle Grandangolo diretto da Franco Castaldo

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