8 novembre 2012

In provincia di Messina, loschi appalti e rivalità nel settore edile


6 novembre 2012

Messina - Avvocati, magistrati, funzionari di una Procura della provincia di Messina, sembrerebbero coinvolti in procedure di dubbia legalità. Almeno questo è il caso di un noto consulente del lavoro nonché amministratore di una conosciuta società immobiliare che ha sede nel Comune di Messina e che ha realizzato la costruzione di una serie di abitazioni in quel di Castelletto di Branduzzo, provincia di Pavia, per poi tornare ad esercitare in terra siciliana. Una questione, quindi, che oltrepassa i confini regionali.

L’appalto per il lavori a Castelletto di Branduzzo era stato concesso ad una ditta messinese, con sede a Falcone, che a sua volta chiamò in subappalto per quanto riguarda la specialistica di carpenteria, un’altra ditta dello stesso luogo. Attualmente, il Comune di Falcone è oggetto di una dettagliata indagine della Procura di Messina per una serie di indiscrezioni, e conseguenti denunce, secondo cui Falcone sarebbe una vera e propria “colonia della mafia” fra Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto. Una notizia apparsa recentemente su un blog di un giornalista locale. 

Proprio nel Comune di Falcone si svolge la vicenda, che pare dettata da invidie degli operatori e amministratori del luogo nei confronti della ditta edile che continuava a progredire nella propria attività. Per contrastare questa ditta edile, nel 2009 arriva una strana ingiunzione: il pagamento di oltre 130mila euro per l’inesistente noleggio di una gru, per il quale oltretutto non esistono fatture e relativi accordi contrattuali, che sarebbe avvenuta durante i lavori eseguiti nella provincia pavese. Una richiesta fatta pervenire da una ditta dello stesso paese di Falcone, con decreto ingiuntivo del Tribunale di Sant.Agata di Militello (Messina), che inoltre non ha legalmente la competenza giuridica nel territorio in questione, che eventualmente è esercitata dal Tribunale di Patti. Il decreto porta in calce la firma di un magistrato che, evidentemente, non ha valutato l’inesistenza degli accordi contrattuali, delle fatture mai emesse, oltre all’incompetenza territoriale derivata da false dichiarazioni circa la sede legale delle imprese edili coinvolte. Da qui ha inizio una causa legale, con avvocati (uno dei quali imparentato con una delle persone coinvolte) che decidono di patrocinare i propri clienti, essendo oltretutto perfettamente a conoscenza delle false accuse e della totale inesistenza del noleggio delle attrezzature in questione, per altro acquistate nel 2005 con regolare contratto dalla ditta che ha eseguito i lavori, con l’assistenza degli stessi avvocati in merito ad un arbitrato per problemi di mala gestione per alcuni lavori. Il decreto ingiuntivo viene impugnato con opposizione, con un giorno di ritardo da parte di uno degli avvocati coinvolti, che si domicilia presso il Tribunale di Sant’Agata di Militello e dove per altro non cura il ritiro degli atti della causa , sfociati poi in una sentenza depositata presso la Cancelleria e notificata all’azienda edile citata dopo 60 giorni, ovvero, stratagemma appositamente calcolato per evitare il ricorso in secondo grado. La notifica della sentenza è proseguita con pignoramento della complessiva somma di 240mila euro presso il conto corrente dell’azienda edile citata in causa, con conseguente iscrizione ipotecaria su tutti i beni immobili detenuti stessa. Non contento di ciò, gli avvocati notificano altri due decreti ingiuntivi sulla scorta della sentenza ottenuta, richiedendo un pagamento complessivo di 500mila euro per chiudere la vertenza giudiziaria. Da notare le attrezzature vendute nel 2006 avevano un valore complessivo di circa 15mila euro. I responsabili della ditta citata in causa decidono di rivolgersi alla Tenenza della Guardia di Finanza di Patti che, dopo aver sequestrato i registri contabili, ha emesso un verbale consegnato alla Procura di Patti dove emerge la verità, ossia, che la gru non era stata noleggiata alla ditta ma regolarmente acquistata come dimostrano gli assegni versati. Il Procuratore di Patti ha in seguito evidenziato che i fatti hanno una rilevanza civile e non penale. L’appello all’ordinanza del Procuratore e il PM non hanno fatto altro che seguire la stessa scia della rilevanza civile del fascicolo, per altro decisamente molto voluminoso, e i documenti purtroppo non sono stati letti dai magistrati. Civile e non penale quindi, nonostante si sia evidenziato, oltre ogni ragionevole dubbio, il falso in induzione con dichiarazioni mendaci. 

Un episodio di una gara d’appalto come ne avvengono molti in Sicilia e non solo, con regolari denunce all’Ufficio Tecnico del Comune di Falcone, il quale non ha dato nessuna risposta in merito. Come risultato, l’impresa edile citata in causa rimane sommersa da ingiunzioni e ipoteche, pur essendo vittima di un evidente raggiro, non ha possibilità di vendere gli edifici o gli appartamenti realizzati e, con molta probabilità diventerà impresa che dovrà, per gioco forza economico-bancaria, depositare i libri al tribunale per l’auto fallimento e gli amministratori di Falcone potranno ancora dettare le loro regole… Questo è il “Bel Paese”…

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