28 dicembre 2012

Antonio Ingroia: "c’è stata una manipolazione delle parole nel ventennio berlusconiano, che ha lavato il cervello agli italiani a tutti gli italiani, anche a quelli che avrebbero dovuto fare argine".



"Noi dobbiamo smettere di essere subalterni agli argomenti degli avversari". Non dobbiamo avere più paura delle falsità dei falsari. Se vengono falsificate le verità, se si dice che la candidatura di un pubblico ministero vuol dire che erano politicizzate le sue indagini, dobbiamo respingerle, affrontare questo argomento. Se qualcuno dirà che questa è la riprova che io ero un pm politicizzato e ho indirizzato le mie indagini, deve dimostrarlo alla luce delle indagini. 
Io so soltanto che l’uomo politico più importante, il Sig. Marcello Dell’Utri, è stato condannato in primo grado, in secondo grado e in Cassazione la sentenza è rimasta parzialmente definitiva per associazione mafiosa. Dov’è la politicizzazione della mia indagine? Su questo sfido chiunque a dimostrare che io abbia orientato a fini politici i miei processi. 

"L’Italia è un paese senza memoria, incapace di usare l’eredità passata. - Come nel proverbio cinese: mettersi al bordo del fiume e aspettare. Se continuiamo ad aspettare il cadavere del nemico, rischiamo di veder passare il cadavere dell’Italia. - alle cose che dice Dell’Utri, condannato per associazione mafiosa, non rispondo. Alle cose che Berlusconi, fondatore del Partito che Dell’Utri fondò per andare agli interessi della mafia. Non vado incontro al piduista Cicchitto
Loro attaccano perché hanno paura della Legge, della Giustizia, degli uomini con la coscienza pulita e la schiena diritta."

"Non hanno senso i discorsi del tipo: "Un arbitro non può indossare casacche di un’altra”. Le metafore calcistiche le ha già usate Berlusconi con la discesa in campo… meglio non prendere questi temi. Io non ero un arbitro. La politica non è una partita di calcio. Non c’è chi vince e chi perde. Per troppo tempo la politica, per l’interpretazione patologica del bipolarismo, è stata gioco sterile tra le due parti. È avvenuta la totale scomparsa dell’accezione normale della politica: mediare tra posizioni e interessi per il bene comune. Le perplessità degli amici mi stimolano ad andare avanti, per una battaglia ai luoghi comuni. Mi dissero che era inopportuno andare al Congresso del PDCI. Io dico che era necessario, per dimostrare, per evidenziare il grave arretramento culturale che c’è nel nostro Paese. Andando di questo passo, sarà criticato il pm per i libri che legge, per i giornali che legge. Stiamo seguendo una deriva pericolosa. 

Il senso della parola “politico”, purtroppo, nel ventennio berlusconiano, ha cambiato il senso delle parole. 

Che un magistrato faccia “politica” è naturale, nel senso reale della parola, non nel senso che Berlusconi ha dato: 

c’è stata una manipolazione delle parole nel ventennio berlusconiano, che ha lavato il cervello agli italiani a tutti gli italiani, anche a quelli che avrebbero dovuto fare argine. 

È venuta l’epoca della responsabilità della società civile, dei non-professionisti della politica. Non si fa antipolitica. Dobbiamo usare la nostra indignazione per cambiare il Paese. Dobbiamo usarla per una rivoluzione civile. Serve coraggio civile. Un’arma potente ce l’abbiamo: l’onestà. Diceva Cervantes: “L’onestà è la migliore arma politica”. Eravamo nel ‘500 e vale ancora oggi, in un Paese governato da mafia e corruzione, da cricche e caste. 

Occorre una nuova politica antimafia che abbia come obiettivo eliminare la mafia e non solamente limitarla. Che dire delle conseguenze del neoliberismo sui diritti dei lavoratori, cancellati: precarietà, attacchi ai sindacati. “Modello Marchionne” è cifra politica. Un’idea che ci riporta alle ferriere dell’800 e a questo dobbiamo dire basta. Dicevano che cancellando l’articolo 18 sarebbero arrivati gli investitori internazionali: li avete visti? 

Scuola, Università e Ricerca completamente assente dai provvedimenti di Monti. Il Governo Monti, dei professori scordati di essere professori. Profumo ha detto che la Riforma Gelmini non si tocca: è stata la devastazione della scuola pubblica. Se la scuola piange, la cultura non sta meglio. La cultura fa mangiare anche addetti, ma non secondo Tremonti per cui “con la cultura non si mangia”. Non di certo dopo i tagli di Tremonti. 

La società dell’ignoranza è quella che Berlusconi ha iniziato a costruire e ora continua a proseguire. Da basi stabili alla società senza democrazia: sudditi telecomandati e non di cittadini, condannati all’arretratezza. 

Calamandrei diceva che non si ha democrazia se tutti non hanno la stessa possibilità di accedere all’istruzione. 

Informazione: altro tasto dolente. Sotto quelle macerie, l’Articolo 21 Benigni ha detto che ci ha tolto una paura.    Bisogna di nuovo lottare, a partire dalla lotta al conflitto d’interesse, che ha attaccato l’intero meccanismo di democrazia. Il protagonismo dell’Italia deve esserci nel promuovere pace e disarmo: deve essere uno dei punti qualificanti del nostro manifesto e un sensibile taglio alle spese militari.

Dire che la politica non è colpevole, vorrebbe dire che non c’è corruzione, che gli esodati sono un neologismo e i precari un’invenzione. Se i cittadini non dichiareranno, con il voto, che queste vittime non sono esistite, ci saranno centinaia di milioni di vittime: noi.

Buona rivoluzione civile a tutti, in nome della Costituzione.

[ANTONIO INGROIA]
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