29 gennaio 2013

Il boss Barresi era nascosto in una botola, come i topi, in una villetta di Milazzo(ME) VIDEO

Barresi era nascosto in una botola.  I dettagli resi noti dalla Polizia VIDEO

29/01/2013
Alle 23.30 di ieri, nel comune di Milazzo, all’interno dell’abitazione di un complice, gli agenti del Commissariato di P.S. di Barcellona Pozzo di Gotto, con la collaborazione della Squadra Mobile, hanno proceduto alla cattura ed al conseguente arresto del noto Filippo Barresi(foto), classe55’, latitante dal 24 giugno del 2011 quando, grazie all’operazione antimafia Gotha, era stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nonché da ordine di carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Messina per il reato di associazione mafiosa nell’ambito del procedimento penale Mare Nostrum. Nei mesi successivi, ripetute operazioni con un vasto dispiegamento di uomini sono state organizzate per riuscire a stanare l’uomo dal suo nascondiglio. Operazioni di ricerca e minuziose indagini hanno passo dopo passo accorciato la distanza dal pericoloso latitante ritenuto esponente di spicco e collocato ai massimi vertici della famiglia mafiosa barcellonese. 

Gli agenti del Commissariato di Barcellona P.G. hanno con un’operazione lampo accerchiato l’abitazione del complice del boss, Cuttone Salvatore, nato a Milazzo di anni 38, che in un ultimo tentativo di sottrarsi all’arresto e nascondere il boss, ha sbarrato le porte di accesso alla casa e spento le luci simulando l’abbandono dell’immobile. Penetrati all’interno attraverso le finestre dell’abitazione, i poliziotti hanno trovato il complice nascosto nel box doccia ed il Barresi in un vano ricavato nel sottotetto al quale si accedeva mediante una piccola botola dotata di scala estensibile. 

Dopo l’operazione antimafia Gotha, Barresi Filippo era l’unico esponente di vertice di cosa nostra barcellonese ad essersi sottratto alla cattura continuando a gestirne le strategie criminali. L’autore ed esecutore di delitti come quello di Francesco Siracusa nel 1989 e di Cattaino nel 1991, nonché del ferimento di Gambino nel 1993, non disdegnava di dedicarsi all’attività imprenditoriale coltivando diretti interessi, insieme ad altri elementi di vertice del clan, all’interno delle società CEP e ICEM, amministrate da Giuseppe Isgrò ma appunto riconducibili a Rao Giovanni, Barresi Filippo e Gullotti Giuseppe. Stanotte l’atto finale con l’arresto ad opera degli uomini del Commissariato di Barcellona. Il complice del boss, Cuttone Salvatore, è stato arrestato per il reato di favoreggiamento personale. L’arresto del Barresi giunge di seguito alla consumazione di due efferati delitti commessi in questo centro, il primo l’1.12.2012 quando è rimasto vittima di un agguato mafioso un giovane di 23 anni, Isgrò Giovanni; ed il secondo il giorno di capodanno, quando all’interno di un bar in pieno centro un killer ha ucciso a colpi di fucile a pallettoni Perdichizzi Giovanni, ritenuto esponente di criminalità organizzata a capo di un gruppo dedito alle estorsioni. 

Preso il latitante Filippo Barresi 

29/01/2013 

La Polizia lo ha arrestato la notte scorsa in una villetta di Milazzo. E' considerato dagli inquirenti il boss della mafia barcellonese. Era ricercato dal giugno del 2011. Per il procuratore Lo Forte adesso è importante la risposta della società civile della città del Longano. Lo hanno catturato dopo due anni di latitanza. Lo hanno trovato in una villetta della Riviera di Ponente di Milazzo di fronte allo stadio Grotta Polifemo. Era disarmato, non ha opposto resistenza ed anzi si è complimentato con gli agenti che lo hanno arrestato: “Siete stati silenziosi,non vi avevo sentiti arrivare. Se non aveste catturato non mi sarei mai costituito”.

Sono state le prime parole dopo l’arresto di Filippo Barresi, 57 anni boss indiscusso della mafia barcellonese. Era sfuggito a alla cattura il 24 giugno 2011 nell’operazione antimafia Gotha 3. Da allora ha fatto perdere le proprie tracce. Godendo di numerose coperture e complicità ha potuto muoversi in provincia di Messina cambiando continuamente zona. Più volte gli investigatori sono giunti vicino alla cattura ma hanno trovato i covi caldi con parecchie tracce della sua presenza. Fino a ieri sera quando le indagini hanno consentito agli agenti del commissariato di Barcellona e della Squadra Mobile di individuarlo in una villetta di Milazzo.

Non era un covo, si trovava lì di passaggio ed infatti in casa non sono stati trovati sui effetti personali. Decine di agenti hanno circondato la casa. Quando il proprietario dell’appartamento l’incensurato Salavatore Cottone, 38 anni titolare di agenzie di scommesse e sale giochi, si è accorto della presenza della Polizia, s’è barricato in casa ed ha spento le luci. Quando gli agenti hanno fatto irruzione nella villetta sembrava fosse disabitata. Cottone è stato trovato nel vano doccia, Barresi si era nascosto in un vano ricavato nel sottotetto al quale si accede mediante una piccola botola dotata di scala estensibile. I poliziotti gli hanno notificato il provvedimento della Gotha 3 in cui deve rispondere di associazione mafiosa, estorsioni ed omicidio e quello della Procura generale per la sentenza dell’operazione Mare nostrum in cui è stato condannato a 3 anni e 4 mesi sempre per 416 bis. La cattura di Barresi rappresenta un colpo mortale per cosa Nostra barcellonese. L’uomo rappresenta con Giovanni Rao, Giuseppe Isgrò, Salvatore Ofria e Sem Di Salvo il vertice della cupola locale. Barresi si occupava della gestione dei proventi delle estorsioni e curva i difficili equilibri interni al clan. Dalla latitanza muoveva le fila della famiglia mafiosa poiché tutti i principali padrini erano ormai ristretti in carcere. In questo anno e mezzo però la DDA, coordinata dal procuratore capo Guido Lo Forte, ha fatto terra bruciata attorno a Barresi sequestrandogli un patrimonio di sette milioni di euro ed beni a tutti i suoi familiari e uomini di fiducia.



MESSINA: Filippo Barresi da operaio a boss di Cosa Nostra, l’ascesa irresistibile del padrino 

Da semplice operaio a boss della mafia barcellonese. Una scalata vertiginosa iniziata dalla base della cupola. Filippo Barresi è uno dei discendenti di Giuseppe Gullotti. Dopo l’arresto e la condanna dell’”avvocaticchio” a tenere le redini di Cosa Nostra sono stati chiamati cinque fedelissimi del boss: Giuseppe Rao, Giuseppe Isgrò, Salvatore Ofria, Salvatore “Sem” Di Salvo e Filippo Barresi. Quest’ultimo aveva iniziato a lavorare in una impresa edile di Terme Vigliatore. Fino a metà degli anni ’90. Ma non era lì per lavorare Barresi. Piuttosto si era trattata di una di quelle assunzioni che vengono fatte per nascondere un’estorsione. Anziché pagare il pizzo ti assumo un “amico”

Così quell’operaio, timorato di Dio, che frequentava la chiesa e si faceva sempre il segno della croce davanti ad un tempio, cominciò la sua scalata. Eppure fino al 2003 era quasi del tutto sconosciuto. Poi fu arrestato nell’operazione antimafia “Icaro” che smantellò i clan della provincia da Barcellona a S.Stefano di Camastra. Trascorse un anno in carcere ma poi ne uscì pulito con un’assoluzione. In quegli anni iniziò a partecipare agli incontri della cupola mafiosa che decideva esecuzioni e l’applicazione del pizzo ad imprenditori e commercianti. Ma, intanto, Barresi era diventato socio occulto delle imprese che producevano calcestruzzo e gestivano impianti di betonaggio appartenenti al padrino Giovanni Rao. In quegli anni Barresi si rese latitante dopo l’operazione Mare Nostrum. Si nascondeva in rifugi fra Terme Vigliatore e Portorosa protetto dagli uomini del clan dei Mazzarroti guidato da Bisognano e Calabrese. La crescita di Barresi proseguì in campo imprenditoriale, nel quale coltivò i suoi interessi nelle società CEP ed ICEM , amministrate da Giuseppe Isgrò ma riconducibili a Giovanni Rao e Giuseppe Gullotti. Il culmine dell’ascesa di Barresi giunge il 24 giugno del 2011 con l’ordine di custodia cautelare firmato nell’ambito dell’operazione Gotha 3. Barresi è accusato di associazione mafiosa ed è indicato dalla DDA di Messina come uno dei capi di Cosa Nostra barcellonese. Ma il boss preferisce evitare la cattura e darsi alla latitanza. Per mesi Carabinieri e Polizia gli danno la caccia, più di una volta vanno vicini all’arresto, scoprono covi appena abbandonati,seguono le tracce di amici e parenti ma senza risultato. In questi mesi giunge anche una condanna a 3 anni e 4 mesi emessa nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum per associazione mafiosa. Poi, dopo ricerche minuziose ed indagini a tutto campo, arriva il momento dell’arresto. Il coronamento di un lunghissimo lavoro investigativo che premia gli sforzi di centinaia di uomini impegnati nella cattura del boss di Cosa Nostra. [fonte link]
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