12 gennaio 2013

SISTEMI CRIMINALI : “un piano eversivo per impossessarsi dello Stato”

SISTEMI CRIMINALI : “piano eversivo”, ovvero la fisionomia di un progetto di riorganizzazione del sistema dei poteri criminali nazionali, finalizzato ad impossessarsi dello Stato 

Vanno innanzitutto illustrate le dichiarazioni di Leonardo Messina, il primo collaboratore ad esporre in modo organico il progetto politico-eversivo oggetto del presente procedimento. Va fin da subito evidenziata la speciale attendibilità intrinseca delle dichiarazioni di Leonardo Messina in considerazione del fatto che egli rivelò l’esistenza di tale progetto eversivo in epoca non sospetta, e cioè nel dicembre 1992, nella prima fase della sua collaborazione (che ebbe inizio nel giugno 1992), prima ancora che avvenissero alcuni “eventi politici” che – come si evidenzierà in seguito – Messina anticipò. Tali dichiarazioni furono rese da Leonardo Messina alla Commissione Parlamentare Antimafia il 4 dicembre 1992. Di seguito si riportano alcuni passi della sua audizione, relativi alla riunione dei vertici di cosa nostra, svoltasi alla fine del 1991 nelle campagne di Enna, in cui si sarebbe parlato del progetto eversivo: 

Leonardo Messina 1. Le dichiarazioni:

"Avevano fatto la nuova strategia e avevano deciso i nuovi agganci politici, perchè si stanno spogliando anche di quelli vecchi. Cosa nostra sta rinnovando il sogno di diventare indipendente, di diventare padrona di un’ala dell’Italia, uno Stato loro, nostro. In tutto questo Cosa nostra non è sola, ma è aiutata dalla massoneria. Si, ci sono forze nuove, si stanno rivolgendo. Sono formazioni nuove. Non vengono dalla Sicilia. Molti degli uomini d’onore, cioè quelli che riescono a diventare dei capi, appartengono alla massoneria. 

Questo non deve sfuggire alla Commissione, perché è nella massoneria che si possono avere i contatti totali con gli imprenditori, con le istituzioni, con gli uomini che amministrano il potere diverso di quello punitivo che ha Cosa nostra. In un certo senso. Finora hanno controllato lo Stato. Adesso vogliono diventare Stato. Loro hanno interesse ad arrivare al potere con i propri uomini, che sono la loro espressione: non saranno più sudditi di nessuno."  

1) GELLI Licio, nato a Pistoia il 21.4.1919; 

2) MENICACCI Stefano, nato a Foligno (PG) il 4.10.1931; 

3) DELLE CHIAIE Stefano, nato a Centurano di Caserta (CE) il 13.9.1936; 

4) CATTAFI Rosario, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 6.1.1952; 

5) BATTAGLIA Filippo, nato a Messina l’8.2.1950; 

6) RIINA Salvatore, nato a Corleone il 16.11.1930; 

7) GRAVIANO Giuseppe, nato a Palermo il 30.9.1963; 

8) GRAVIANO Filippo, nato a Palermo 27.6.1961; 

9) SANTAPAOLA Benedetto Sebastiano, nato a Catania il 4.6.1938; 

10) ERCOLANO Aldo, nato a Catania il 14.11.1960; 

11) GALEA Eugenio, nato a Catania l’8.6.1944; 

12) DI STEFANO Giovanni, nato a Petrella Tefernina (Campobasso) l’1.7.1955; 

13) ROMEO Paolo, nato a Gallico (RC) il 19.3.1947; 

14) MANDALARI Giuseppe, nato a Palermo il 18.8.1933. 

Con l’aggravante di cui all’art. 7 D.L. n. 152/1991 dal maggio 1991. Gelli, Menicacci, Delle Chiaie, Rosario Pio Cattafi(foto), Battaglia, Di Stefano e Romeo,
anche: b) in ordine al reato di cui agli artt.110 e 416 bis commi 1, 4, e 6 c.p., per avere contribuito al rafforzamento della associazione di tipo mafioso denominata “Cosa Nostra”, nonché al perseguimento degli scopi della stessa, in particolare partecipando alla progettazione ed esecuzione di un programma di eversione dell’ordine costituito La storia criminale di alcuni mafiosi coinvolti nelle stragi confermavano la plausibilità di questa ipotesi investigativa. Per esemplificare, si segnalava che Rampulla Pietro, esponente della famiglia catanese Santapaola, l'artificiere della strage di Capaci, aveva fatto parte di Ordine Nuovo ed era risultato essere stato in contatto con l'ordinovista Cattafi Rosario, indagato dall'A.G. di Messina per traffico internazionale di armi e tratto in arresto per i suoi legami con Cosa Nostra nell'ambito dell’indagine della DDA di Firenze sull'autoparco milanese Salesi. Si evidenziava, inoltre, la concomitanza di un singolare fermento politico manifestato negli ultimi tempi da Licio Gelli - in costante contatto con elementi di raccordo tra imprenditoria commerciale e cosche mafiose riconducibili a Cosa Nostra - e da noti esponenti della destra eversiva (in particolare Stefano Delle Chiaie), attorno a progetti di tipo leghista, specie nell'Italia centro meridionale: progetti che sembravano “poter coniugare perfettamente le molteplici aspirazioni provenienti da quel composito mondo nel quale gruppi criminali con finalità politico-eversive si affiancano a lobbies affaristiche e mafiose”. E si passavano in rassegna le risultanze processuali, emerse in passato, circa la presenza di Licio Gelli accanto a forze eversive di estrema destra e, contemporaneamente, a gruppi di matrice mafiosa. Si concludeva rassegnando alle Procure competenti il quadro globale delle risultanze convergenti verso tale ipotesi ricostruttiva del contesto in cui poteva essere maturata la strategia stragista.

Richiesta di archiviazione del proc. pen. n.2566/98 R.G.N.R. .nei confronti di GELLI Licio + 13 - PROCURA DELLA REPUBBLICA presso il Tribunale di Palermo - Direzione Distrettuale Antimafia

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