2 febbraio 2013

Barcellona PG (ME): La polizia stringe il cerchio sulla rete di favoreggiatori che hanno consentito la latitanza del boss Barresi anche a MILAZZO


01/02/2013

Barcellona P.G.(ME) – La polizia stringe il cerchio sulla rete di favoreggiatori che hanno consentito in questi 19 mesi di latitanza, assicurando rifugi sicuri, al boss Filippo Barresi, 57 anni, di sfuggire alle ricerche. L’ultimo “vecchio patriarca” della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” che faceva parte del quadrumvirato che fin dallo scoppio della guerra di Mafia, con Giuseppe Gullotti “capo”, decretava e autorizzava gli efferati omicidi e dettava le regole per l’imposizione del pizzo e il controllo delle attività economiche ed imprenditoriali, con la creazione di cartelli di imprese in grado di controllare l’assegnazione degli appalti pubblici, è stato costretto ad arrendersi. 

Quell’uomo che aveva le sembianze di un innocuo anziano, con apparenti difficolta’ di deambulare, era il più temibile dei latitanti del clan dei “Barcellonesi”. La resa del boss è avvenuta solo perchè braccato nella soffitta della casa di Grotta Polifemo (MILAZZO), situata lungo una stradina senza uscita che conduce fino alla campagna ai piedi della rupe del castello di Milazzo. Casa nella quale la polizia lo aveva visto arrivare dopo che un’auto, già individuata, aveva accompagnato quel misterioso passeggero fino alla strada vicino allo stadio che conduce verso il Tono

Barresi che indossava ben due tute da ginnastica per riparasi dal freddo e un montgomery scuro col cappuccio alzato per non far vedere il volto e un berretto di lana, si è poi diretto verso quel vicolo cieco. Il commissario Mario Ceraolo inizialmente aveva avuto dubbi sulla reale identità di quell’uomo.
Troppo vecchio per essere quel Filippo Barresi che rassegnava sempre, quando era in libertà nei colloqui con gli inquirenti, una immagine di persona umile, ma arguta, un semplice “agricoltore” estraneo alla criminalità organizzata che badava solo al lavoro nel vivaio intestato alla moglie separata. Quell’agricoltore sul cui viso, come meccanismo di difesa, scattava sempre il sorriso.

Uno che faceva di tutto per farsi passare per buono, fino a sminuirsi, ma che poi – come riferiscono quelli che lo conoscevano – “Faceva i fatti, quelli veri”. 

Le notizie che la polizia aveva appreso durante gli ultimi mesi di questa lunga latitanza interrotta con l’arresto di lunedì, confermavano invece di un “boss” che non aveva mai smesso di andare in bicicletta, casco e occhiali per celare la sua vera identità. Stessa cosa il “jogging”, la corsa tra le dune della riviera di Ponente. Tute, berretto e occhiali difficilmente facevano intuire si trattasse del ricercato numero uno. 

E poi tanti spostamenti, specie a Milazzo, fatti sempre a piedi e col buio, in incognita, per evitare i controlli e la sua individuazione. Negli ultimi giorni sentiva il fiato sul collo e la sua condizione di clandestino era diventata precaria. Forse aveva dormito pure fuori, si spiega così il particolare che indossasse due tute per riparasi dal freddo. L’unico bagaglio, un borsone in cui aveva le sue cose, non è stato ancora trovato. Non è stato trovato nemmeno l’ultimo della serie dei covi nei quali si era rifugiato a Milazzo. 

Barresi – secondo la ricostruzione operata dalla polizia -, si sarebbe trasferito a Milazzo pochi giorni dopo Natale. Prima ancora aveva vissuto in una località, non tanto distante da Barcellona che gli inquirenti non hanno rivelato per tutelare la riservatezza delle indagini. Filippo Barresi, già domani dovrà tornare dal carcere di Pagliarelli di Palermo a Barcellona per l’inizio del processo “Gotha”, come unico imputato accusato di associazione mafiosa, la cui posizione, per una eccezione difensiva sulla competenza territoriale, era stata stralciata dal troncone principale che si sta celebrando in Corte d’Assise dove si discute degli omicidi e delle sparizioni col sistema della “lupara bianca”. 

Stamani invece, sempre in Tribunale, dovrà comparire per l’udienza di convalida del suo arresto Salvatore Cuttone, 38 anni di Milazzo, la cui famiglia è originaria di Ucria, impegnato coi familiari nella gestione di due agenzie di scommesse “on line” in via Cosenza e nel cuore di Milazzo tra Piano Baele e via Piraino. Cuttone è accusato di favoreggiamento personale aggravato della latitanza del boss e per aver agevolato con il suo comportamento l’organizzazione mafiosa dei “Barcellonesi”. 

Continuano intanto le prese di posizione di partiti e movimenti sull’operazione che ha portato alla cattura del boss. Il gruppo consiliare di “Barcellona in movimento”, attraverso il suo capogruppo Paolo Calabrò, “esprime vivo compiacimento per l’operazione condotta dalla Polizia di Stato del Commissariato con l’arresto del latitante Filippo Barresi e crede che sia giunto il momento di pensare che i barcellonesi onesti e laboriosi possano essere veramente fiduciosi di vivere in una Barcellona libera da mani e mentalità mafiose.
Certamente – afferma il capogruppo – bisogna continuare con l’impegno e la costanza non solo di lottare il fenomeno mafioso ma di creare le basi nei giovani per potere loro credere nella trasparenza delle istituzioni e quindi nella legalità. Importantissimo è infatti il ruolo che deve svolgere l’istituzione, nelle sua varie forme, di vicinanza e di risposte alle esigenze della gente, particolarmente dei giovani. Solo così si può pensare di evitare le deviazioni ed i falsi miti”. Anche il Movimento Città Aperta esprime il proprio plauso, sostenendo che: “Operazioni come questa consentono alla cittadinanza di rinnovare la propria fiducia nelle azioni giudiziarie e rappresentano un ottimo sprone per proseguire nella lotta continua e costante al fenomeno mafioso, deve spingere le persone oneste alla collaborazione attiva con le forze dell’ordine e con la magistratura”. 

LEONARDO ORLANDOGazzetta del Sud
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