26 febbraio 2013

Elezioni2013, Parlamento della Repubblica: dentro Cosa nostra, fuori la legge Ingroia-La Torre


26/02/2013

E' molto imbarazzante e indegno, constatare come in Italia da più scandalo, non solo alla "destra" politica italiana, che spesso in parlamento ha salvato col voto compatto l’arresto di mafiosi e camorristi, ma anche a buona parte di certa "antimafia" di sinistra e non, l'impegno politico di un magistrato, in questo caso Antonio Ingroia , accusandolo, denigrandolo, attaccandolo anche in modo feroce, quando invece provoca pochissima indignazione, anzi, quasi indifferenza, il fatto che da domani andrà a sedere in parlamento, per la seconda volta consecutiva, in particolare al Senato della Repubblica, il referente politico del boss più ricercato, cioè Matteo Messina Denaro

Messina Denaro è accusato soprattutto di aver partecipato e voluto le stragi di Capaci e Via D'Amelio

Una parte dello Stato, soprattutto il magistrato Antonio Ingroia, tra gli altri, ha provato a cercare la verità delle stragi in tutte le direzioni, anche a costo di trascinare sul banco degli imputati Presidenti della Repubblica oggi defunti, ex ministri, un senatore in carica e alti ufficiali dei carabinieri assieme ai capi mafiosi e al figlio di uno dei protagonisti del patto Stato-mafia

Spesso lo si dimentica, ma la trattativa Stato-mafia ha determinato la morte di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli uomini della scorta che li proteggevano e i morti innocenti di Firenze e Milano

Le reazioni sconsiderate delle istituzioni politiche, hanno trovato campo fertile a partire dal conflitto di attribuzioni sollevato dal capo dello Stato relativamente alle intercettazioni tra l’ex senatore Mancino Nicola, oggi semplice cittadino e il presidente della repubblica Giorgio Napolitano e a finire con la guerriglia mediatica scatenata contro i magistrati titolari dell'inchiesta, ma contro un magistrato più degli altri e cioè l'”eversivo” Antonio Ingroia

Con l’esclusione dal Parlamento della lista Rivoluzione Civile, che ha proposto nel suo programma questa legge,  l'Italia dei cittadini onesti, ha perso una grande occasione, forse unica, e cioè colpire sul serio la mafia con l’obiettivo di debellarla aggredendo la fonte del suo potere, e cioè gli immensi patrimoni accumulati illegalmente. 

Questa occasione, avrebbe potuto rappresentare la maniera più efficace per combattere anche gli altri due morbi che avvelenano la nostra economia: la corruzione e la grande evasione fiscale. La proposta avrebbe attualizzato e adeguato alle mutate esigenze la legge Rognoni-La Torre del 1982 che, per prima, colpì duramente i capitali mafiosi. Pio La Torre firmò quella legge e per questo, fu trucidato dalla mafia. 

Oggi, paradossalmente, un capo dello Stato che fu anche compagno di partito di Pio La Torre, ha sollevato ed è inciampato istituzionalmente sul conflitto di attribuzione.

Il leader di Rivoluzione Civile Antonio Ingroia ha sperato di superare il quorum e ha provato ad intavolare una trattativa con Bersani, che però gli ha chiuso in faccia, oltre le porte, anche i telefonini, proprio perché Napolitano non avrebbe gradito, a causa delle sue indagini sulla trattativa Stato mafia. 'Le battaglie portate avanti però sono quelle giuste.' 

[fonte link]
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