16 marzo 2013

Barcellona P.G., boss e massoni nella nuova capitale della mafia



di ALESSANDRA ZINITI  La Repubblica 9 marzo 2013

BARCELLONA POZZO DI GOTTO - Dicono che la mafia che conta oggi in Sicilia sia qui. Dicono che è la nuova Corleone. Con feroci sicari che sparano tra donne e bambini in visita al presepe, come accadde la sera di Capodanno al Jolly Bar, per far fuori l' astro nascente delle estorsioni, Giovanni Perdichizzi, ma anche con padrini in doppio petto che parlano di cultura con magistrati e professionisti e che da sempre flirtano con i servizi segreti o con quei pezzi delle istituzioni diventati protagonisti dell' inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. I nomi di quelli che sono considerati i capi delle cosche di Barcellona non dicono nulla al grande pubblico: da Filippo Barresi, finito al 41 bis a gennaio dopo anni di latitanza, Salvatore Ofria, Sem Di Salvo, Giovanni Rao

Ma sono ben altri i nomi che hanno lanciato questa cittadina sulla costa tirrenica ai vertici dei nuovi orizzonti mafiosi. L' avvocato Rosario Pio Cattafi, ad esempio, uomo molto potente che per decenni ha animato la sedute di quello che a Barcellona è un' intoccabile istituzione: l' associazione Corda fratres. Guai a tacciarli di circolo paramassonico: il loro credo è basato sulla fratellanza, la solidarietà, e la carità. E forse proprio in nome di questa carità, in sessant' anni di vita, hanno accolto di tutto: sedevano insieme il boss della vecchia guardia Giuseppe Gullotti, l' uomo che fisicamente consegnò a Giovanni Brusca il telecomando della strage di Capaci e che è stato condannato per l' omicidio di Beppe Alfano, il pm Olindo Canali, poi anche lui condannato per aver occultato prove in un processo, e l' attuale procuratore generale di Messina Franco Cassata, inamovibile nonostante la recente condanna subita per aver diffamato con un anonimo la figura di Adolfo Parmaliana, il professore universitario lanciatosi da un ponte dopo aver lasciato un pesante atto d' accusa sui potentati della sua città. Dopo la sua morte, il procuratore generale di Messina scrisse un anonimo e lo mandò a politici e scrittori. Glielo trovarono in una cartellina in ufficio con su scritto: "anonimi da inviare". Lui sta ancora al suo posto

La passata vicinanza con la Corda fratres ha rischiato di inquinare anche l' immagine del neo-sindaco di Barcellona, la 42enne ricercatrice universitaria Maria Teresa Collica, eletta alle amministrative di maggio da due liste civiche che sono riuscite a spezzare l' incontrastato dominio del ras politico della zona, il senatore Pdl Domenico Nania. Dubbi spazzati via dai primi nove mesi di sindacatura della Collica sempre in prima fila nelle partecipatissime manifestazioni antimafia seguite ai tre episodi di violenza che hanno sconvolto la città: il brutale omicidio dal barbiere di un giovane 23enne di buona famiglia, Giovanni Isgrò, quello di Perdichizzi la sera di Capodanno, e la scorsa settimana la pesante intimidazione ai danni di un maresciallo dei carabinieri impegnato in indagini sulla macellazione abusiva e sullo smaltimento illegale di rifiuti speciali: gli hanno fatto trovare una testa di cavallo mozzata davanti casa. «Noi stiamo dalla parte dello Stato, chi sa qualcosa vada a testimoniare. Dimostriamo che ci battiamo per la legalità. Dobbiamo fare un fronte unico con il collante della società civile». E a seguirla sono in tanti, giovani e meno giovani che fiutano aria di rinnovamento e non hanno timore a fare un sit in davanti la caserma dei carabinieri e a chiedere di stringere la mano agli investigatori, imprenditorie commercianti che vogliono sottrarsi al racket diventato sempre più asfissiante. 

Perché di buoni affari se ne fanno anche qua, naturalmente e la mafia non lascia niente a nessuno. Ci sono i parchi eolici "Alcantara-Peloritani" e "Nebrodi" e c' è il parco commerciale su cui Cattafi aveva messo il cappello con la sua società Di Beca. Su Facebook Gianluca Manca, fratello di Attilio, l' urologo barcellonese trovato morto nella sua casa di Viterbo e che la famiglia ritiene sia stato ucciso dopo aver curato Provenzano alla prostata, lancia una proposta: «Un grido alla Barcellona per bene per una presa di coscienza non solo con manifestazioni di piazza, ma isolando la borghesia mafiosa. Un modo per ribellarsi? Cominciamo a non fare più acquisti nei loro negozi».

La Repubblica 9 marzo 2013 
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