22 marzo 2013

“Borsellino quater” tra depistaggi e trattative: al via il nuovo processo per la strage di via D’Amelio


Scalfaro - Napolitano


Dall'intervista al proc. aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo

Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 21 marzo 2013

Caltanissetta. fonte: antimafiaduemila
"Ho sempre ritenuto che la strage di via D’Amelio sia stata un momento “rilevante” della storia del nostro Paese. E’ una strage “diversa” tra le stragi del ’92 e del ’93, periodo quest’ultimo che è già un fatto “unico”, pur in un Paese la cui storia è stata intessuta di stragi. La quantità e la qualità - dal punto di vista criminale - delle stragi che sono state perpetrate tra il ’92 e il ’93 non ha eguali in Italia, né tanto meno nel resto del mondo (Colombia compresa). Oltre alla ventina di morti di questi eccidi abbiamo avuto un’autostrada sventrata, palazzi distrutti, opere d’arte danneggiate, per non parlare del timore di un “colpo di Stato” descritto dall’allora presidente del Consiglio, Ciampi, nel momento in cui saltò la corrente a Palazzo Chigi. Sempre di più dobbiamo cercare la verità, a tutti i livelli, così come ha fatto la procura di Palermo e quella di Firenze, lo dobbiamo a tutte le vittime innocenti della mafia che ci sono state. Ma soprattutto lo dobbiamo alla verità. Sul falso non si può costruire nulla di duraturo, solo sulla verità si può andare avanti. Credo che tutti concordino che la falsità delle vecchie indagini su via D’Amelio sia un fardello troppo grosso per qualsiasi democrazia. Per quanto riguarda la citazione da parte delle difese di Napolitano tra i testimoni del processo, non vi è nulla di strano nel fatto che si voglia porre domande anche al presidente della Repubblica. Non so, però, se sia il presidente della Repubblica “giusto” (all’epoca dei fatti il capo di Stato era Oscar Luigi Scalfaro, ndr)." 
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