3 marzo 2013

MILAZZO: Buongiorno dissesto: l'incapacità politica e il "partito" dei cittadini che non c'è


Sabato 02 Marzo 2013 la-citta.com 

Dissesto doveva essere e dissesto è stato. Abbiamo atteso la sentenza del Tar di Catania, che mette la parola fine ad una querelle che dura da circa un anno, per dire la nostra. Una sentenza che non chiude solo una querelle burocratico-politica ma che, speriamo, metta la parola fine ad un’epoca di mala politica, di degrado morale e politico. Un’epoca che in questi ultimissimi mesi ha visto il punto più basso di questa politica fallimentare cominciata circa 18 anni fa. E su questi ultimi tre mesi che vogliamo dire la nostra senza tema di essere tacciati di essere pro qualcuno e contro altri. Non ci interessa indagare di chi siano le responsabilità o trovare a tutti i costi un colpevole, perché nessuno si può sentire assolto per come questo comune sia arrivato ad una situazione di dissesto economico e finanziario ormai conclamato, ma è sul piano politico che vogliamo raccontare l’insipienza e l’incapacità politica di quei politici nostrani che, non solo non sono stati capaci di dare risposte concrete ma che hanno creato un vulnus democratico gravissimo per qualunque comunità . 

Abbiamo assistito ad un braccio di ferro estenuante fra il sindaco e il suo assessore alle finanze da un lato, propugnatori del dissesto e una parte maggioritaria del consiglio comunale contraria. Ma quando è intervenuta la Corte dei Conti toccava al Consiglio Comunale e a nessun altro risolvere il problema in un senso o in un altro e non l’ha fatto. Le delibere della Corte dei Conti, che questo giornale ha sempre pubblicato integralmente, hanno detto chiaramente e senza mezzi termini che nessun amministratore ha mai risposto adeguatamente ai vari solleciti che la stessa Corte aveva fatto fin dal 2000. Ma la Corte dei Conti, alla fine, pur dando tempi strettissimi, ha indicato chiaramente cosa si doveva fare per rimettere in sesto la situazione e l’ha detto in maniera chiara indicando i provvedimenti da adottare. Visto che il Sindaco e il suo assessore avevano ormai imboccato la strada del dissesto, toccava al Consiglio Comunale fare quelle cose avendo il coraggio di deliberarle. 

E invece il consiglio comunale non ha mai deliberato nulla; è stato solo capace di fare mozioni che impegnavano la giunta a fare quello che avrebbe dovuto fare lui. Insomma, ha deciso di prendere il fuoco con le mani degli altri. Tuttavia quando si è giunti alla diffida del Prefetto la pantomima politica ha raggiunto livelli mai visti prima. I consiglieri di opposizione al sindaco Pino e al dissesto, giunti a quel punto, se fossero stati provvisti di lungimiranza politica avrebbero dovuto, a nostro avviso, approvare il dissesto, pur con la morte nel cuore, e da quel momento effettuare un controllo ossessivo, quotidiano, quasi militare, sull’operato della giunta non solo in aula ma sui muri e nelle piazze della città: in una parola sola avrebbero dovuto fare …”Politica”. 

Ma hanno dimostrato tanta insipienza politica che si sono fatti “sciogliere” lasciando “un uomo solo al comando”, e privando la città dell’indispensabile organo di controllo che è rappresentato dal Consiglio comunale. E hanno dimostrato tanta insipienza politica che non sono stati capaci nemmeno di raccogliersi in numero tale da sfiduciare il sindaco e rimettere tutto al giudizio dei cittadini sovrani. Si sono impuntati sul cosiddetto decreto “salva comuni” approvato dal governo Monti alla vigilia delle sue dimissioni. Un decreto fallimentare per due motivi: uno di carattere generale: non ci sono soldi, e non si possono coprire le esigenze di tutti i comuni che avrebbero diritto ad usufruire di quel decreto; l’altro di carattere locale: Milazzo non poteva usufruire di quel decreto. 

Non vogliamo pensare che i consiglieri non l’abbiano letto quel decreto e si siano fidati di chi glielo ha raccontato. Noi l’abbiamo letto e molto attentamente. C’era scritto chiaramente che un comune nello stato di procedura di dissesto avanzato come Milazzo non poteva entrare in quel decreto. Qualcuno dice: si ma lo si doveva interpretare. Bene: il codice civile recita che esistono tre tipi di interpretazione di una norma: l’interpretazione autentica che può dare solo chi emette la norma perché ne conosce la ratio (compete, in questo caso, al governo); l’interpretazione giudiziaria (che compete al giudice); l’interpretazione letterale (che si evince dal significato letterale delle parole). Noi non potevamo che utilizzare la terza interpretazione e il significato di quelle parole era chiaro, anzi chiarissimo. 

Ma i consiglieri, vogliamo credere che abbiano sperato in una interpretazione giudiziaria, visto che essendo un decreto “giovane” non c’era ancora su di esso una giurisprudenza consolidata. Ma anche qui i consiglieri hanno dimostrato ancora una volta la loro totale insipienza. Hanno fatto ricorso al Tar chiedendo la sospensiva del provvedimento di dissesto deliberato dal commissario Catalano l’11 gennaio 2013. Ma come può essere credibile chi chiede la sospensiva al Tar di un provvedimento quando presenta il ricorso 19 giorni dopo? Quale giudice di sezione può accordare una sospensiva se chi presenta il ricorso non lo ritiene di somma urgenza? Ma il Tar ha bocciato anche nel merito il ricorso.

E ora? 

E ora avremo poco più di due anni nei quali il sindaco farà la sua politica in assoluta libertà e i consiglieri sono fuori. E fra poco più di due anni la gente vedrà solo ciò che ha fatto il sindaco, nel bene o nel male, e dei consiglieri si dimenticherà. Un vulnus democratico grave mai verificatosi nella nostra città che speriamo chiuda un’epoca. I poco più dei due anni che mancano alla fine di questa legislatura devono servire a far riflettere i cittadini milazzesi che la nostra città è giunta ad un punto di non ritorno e toccherà a loro diventare partiti; toccherà a loro diventare protagonisti.

fonte: la-citta.com

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