4 marzo 2013

Sistema criminale in Calabria/1 Il pm Lombardo riparte da dove Scarpinato si fermò: le mosse per lo scacco e i vuoti di potere (a Roma e Reggio)



4 marzo 2013 di Roberto Galullo blog

Mandate a mente i loro nomi: Licio Gelli, Stefano Menicacci, Stefano Delle Chaie, Rosario Cattafi, Filippo Battaglia, Salvatore Riina, Giuseppe e Filippo Graviano, Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Giovanni Di Stefano, Paolo Romeo e Giuseppe Mandalari. Fili carsici che scompaiono e poi ritornano: Cosa nostra, ‘ndrangheta, massoneria deviata, eversione nera e servizi segreti deviati, accusati all’epoca di voler sovvertire l’ordine costituzionale.

Non perdete mai di vista cari lettori questo aggettivo: eversivo. Il cuore dei De Stefano batteva e batte a destra, laddove batterà anche il cuore delle “scommesse” politiche e professionali della cosca De Stefano. Poche perse. Molte vinte. Altre in continua ascesa. Quella destra eversiva che anche in Sicilia aveva maestri e alunni. Quel maledetto “sistema criminale”, in realtà, continua ad agitare le notti di Roberto Scarpinato. Così come le mie e di (pochi?) altri.

Scarpinato dipinse in un capoverso-capolavoro il “sistema criminale”. Tutto nasce – in questa evoluzione al contrario del genere umano che dunque diventa involuzione – dalla combinazione tra abuso del potere pubblico e abuso del potere privato delle mafie. E’ la nuova formula criminale vincente. “In Italia il fenomeno in quest’ultimo ventennio – affermò Scarpinato di fronte a un auditorio, presumo, allibito - si è sempre di più aggravato anche perché in vari modi la discrezionalità politica-amministrativa è stata dilatata, sottratta a controlli da parte di organi superiori e resa insondabile da parte della magistratura. Si è creata così un’amplissima zona di opacità nel settore pubblico che offre ampia copertura ad una vertiginosa crescita dell’illegalità”. E la magistratura ben poco ha potuto per incidere nella piaga della corruzione, “stante l’omertà granitica che domina nel mondo dei colletti bianchi”. Se qualcosa ha fatto è stato solo (o quasi) grazie alle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

La corruzione è divenuta il principale terreno di penetrazione delle mafie nelle istituzioni e nell’economia, oltre che il principale luogo nel quale si costruiscono quelle alleanze tra politici, amministratori, imprenditori e mafiosi di élite che danno vita ai “sistemi criminali”. Sono sempre più numerose le inchieste che dimostrano la crescita e la diffusione in quelle regioni dei “sistemi criminali”, nati dallo stabile matrimonio di interessi tra il mondo della corruzione politico-ammnistrativa, quello imprenditoriale e quello mafioso.

I media, disse Scarpinato, utilizzano varie espressioni per definire questo nuovo fenomeno criminale: cricche, P3, P4, comitati di affari ma “al di là della varietà dei termini e delle vicende, l’elemento strutturale costante è la presenza simultanea in ciascuna di tali strutture criminali di esponenti politici, pubblici amministratori, uomini d’affari e faccendieri collegati alle mafie, tutti concordi nell’utilizzare influenza politica, potere amministrativo, capitali legali e capitali di origine mafiosa, per arricchirsi nei più svariati campi, distorcendo le regole del mercato e della pubblica amministrazione”. 
Sicché oggi non si è più in grado di stabilire se la vera emergenza nazionale italiana sia costituita dalle mafie oppure dalla corruzione, o ancora dal mix micidiale tra l’una e l’altra. Se non è zuppa è pan bagnato ma la sostanza non cambia: chi governa le principali leve di questo Paese (e non solo) è frutto di un patto diabolico tra gli attori del “sistema criminale”, tra gli homines un tempo (solo) mafiosi. Che bella consolazione sapere che non si chiama più mafia.

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