14 aprile 2013

#Ercolano, i signori dei trasporti



di Saul Caia e Rosario Sardella - 13 apr 2013 

Se non sei dentro un cartello, non è facile trasportare merci e svolgere servizi di logistica. È stato così a Fondi, in provincia di Latina. Chi non faceva parte di determinati consorzi o non si affidava alle ditte compiacenti non entrava nelle attività del mercato ortofrutticolo, tenuto in piedi da un accordo tra mafia catanese, camorra, ‘ndrangheta. È un settore ad altissimo rischio quello dei trasporti. Infiltrarsi nei servizi è congeniale per le mafie. Lo aveva già intuito la vecchia mafia dei padrini, da Calogero Vizzini a Genco Russo che detenevano il monopolio del commercio dello zolfo e delle stesse miniere siciliane. Da nord a sud. A Torino l’operazione Minotauro, con il sequestro di numerose aziende infiltrate della ‘ndrangheta; nel napoletano il clan camorrista degli Schiavone di Casal di Principe gestiva la “Frigo connection”; a Catania i tir servivano anche per gli spostamenti dei latitanti come Nitto Santapaola, capo della cupola mafiosa catanese, che attraverso gli automezzi dell’Avimec, società del cognato Pippo Ercolano, raggiungeva località segrete. Dalla Sicilia al Piemonte la criminalità organizzata tiene sotto scacco il trasporto su gomma. L’eldorado dell’ortofrutta continua ad essere uno dei business al quale Cosa nostra non vuole rinunciare. Nella recente inchiesta diretta dalla Procura di Catania, denominata “Iblis”, è stata fatta luce sulla rete d’interessi economici in cui la mafia etnea era riuscita a mettere le mani. Dal trasporto su gomma degli agrumi, al movimento terra, passando per la realizzazione di centri commerciali. Uomini d’onore che dettano le condizioni per lavorare nel territorio e chi si tira indietro, oppure rifiuta l’offerta, riceve forti pressioni. 

È stato così per la “Zuccarello Srl”, operativa a Palagonia, in provincia di Catania, specializzata nella produzione e commercio di agrumi. La società, nel corso del tempo, ha lentamente consolidato la sua posizione nel mercato della grande distribuzione, riuscendo a vendere i propri prodotti nelle catene Despar e Conad. Quanti vantaggi ottiene chi è inserito in questo sistema? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Salvi, Procuratore della Repubblica di Catania: «Oggi a rischio non sono solo le imprese, ma anche il sistema di rappresentanza. Nei trasporti l’obbligo di rivolgersi ad un’impresa piuttosto che ad un’altra determina la posizione dominante e di fatto si altera il corretto svolgimento del mercato. Questo grazie alla disponibilità di capitali illeciti di cui l’organizzazione criminale dispone». Dediti ai trasporti. Per tutti “Zio Pippo” Ercolano era il “re degli ortofrutticoli”. La sua azienda di famiglia, la “Avimec Srl”, era una dei leader in Sicilia nel trasporto su gomma. Anche il figlio Vincenzo, tre volte arrestato e tre volte assolto, opera nel campo della logistica. La “Geotrans S.r.l.”, ha la sede nella zona industriale della città etnea e dispone di numerosi tir. È stato nominato presidente provinciale della Fai Catania, l’associazione di autotrasportatori italiani, che solo nel territorio etneo conta circa 1.500 addetti, mentre la scorsa estate è entrato a far parte del “Consorzio Ruote del Mare”, un service che gestisce gli ecobonus europei per autotrasportatori che usano le navi durante gli spostamenti. Il 23 febbraio del 2013 Vincenzo Ercolano scrive di suo pugno una lettera al «Corriere dei Trasporti», pubblicata nel numero di marzo, indirizzata al direttore chiedendo la rettifica di due editoriali. In uno di questi, oltre a fare l’excursus delle vicende giudiziarie dell’imprenditore, si ipotizzava la strategia di Ercolano, di inserire la sua “Geotrans” nel sistema associativo della Cna-Fita catanese in accordo con i vertici nazionali. La presenza di Ercolano nel consorzio non è stata gradita dal presidente nazionale di Cna-Fita Cinzia Franchini che la ritiene «una leggerezza imperdonabile», al quale ha risposto Enrico Bini, presidente di “Ruote sul Mare”, dichiarando che l’imprenditore catanese «è incensurato e nel pieno possesso dei diritti civili e politici». 

Non è la prima volta che il cognome Ercolano provoca scontri tra due differenti associazioni. Era già successo in Sicilia, tra Pietro Agen, ex presidente di Confcommercio Catania, e Ivan Lo Bello, ex presidente di Confindustria Sicilia. In quel caso però al centro della diatriba c’è l’altro ramo della famiglia, quella di Angelo Ercolano, titolare della “Sudtrasporti Srl”, anche lui incensurato ma appartenente per storia ad una famiglia macchiata da fatti di sangue, delitti e omicidi. Angelo è uno dei tre figli di Giovanbattista Ercolano, fratello del più noto “Zio Pippo”, arrestato per mafia e poi scarcerato nel 1998 per «insufficienza di prove». La società “Sudtrasporti Srl”, gestita insieme ai fratelli Maria e Aldo, fondata nel 1968 a Catania, è leader nel settore dei trasporti e della logistica integrata. Dispone di una flotta di circa 1000 mezzi, ha la sede legale a Catania, una direzione commerciale a Nova Milanese, una filiale commerciale a Torino ed una operativa a Risalta Scrivia, in provincia di Alessandria. Dalla Spagna alla Grecia, passando per l’Inghilterra e la Polonia, fornisce collegamenti con i principali porti di tutta Italia ed Europa. Inoltre, al gruppo sono legate anche la “Way Ecology Srl” con sede legale a Nova Milanese ed operativa a Catania, che cura il trasporto e lo smaltimento di rifiuti pericolosi e non; mentre a Varsavia c’è la “Way Logistics Sp.” finalizzata alla logistica internazionale. L’emblema di una capacità rigenerativa. Può la mafia riprendersi ciò che le è stato tolto? Si, può accadere. Ed è questa l’insidia maggiore di oggi. È la metastasi che affligge, più di tutti, l’economia del Paese. Una vera e propria attività imprenditoriale svolta da professionisti inseriti a pieno titolo nell’organizzazione mafiosa. Non solo si infiltra per poi prendere il controllo di ogni attività commerciale ma è capace di rigenerarsi anche dopo i previsti provvedimenti giudiziari. E in Sicilia se lo Stato non vigila è l’anti-Stato a prevalere. La vicenda della “Riela Group” di Catania è emblematica in questo senso. Noto gruppo aziendale di autotrasporto di proprietà di pregiudicati per reati di mafia, Riela Lorenzo e il figlio Francesco, è stato sottoposto a confisca nel 1995 e nel 1999 definitivamente acquisito al patrimonio dello Stato. Fin qui tutto tranquillo. Poi i primi sospetti, le prime coincidenze e i riflettori puntati. Nel 2007 l’operazione “Apate” del GICO, Nucleo Polizia Tributaria di Catania, rivela come le imprese sequestrate continuavano ad essere gestite dalla famiglia Riela che in poco tempo era riuscita ad attuare un articolato piano di svuotamento delle aziende confiscate a vantaggio di una nuova impresa appositamente costruita e sempre a loro riconducibile. Un sistema fatto di contratti, di commissioni, di nolo di apparecchiature che ha consentito tutto ciò con l’ausilio di professionisti addentro le materie fiscali e contabili. È questo, spesso, il sistema dei consorzi. Come se non bastasse, ad ogni azione giudiziaria volta al contrasto del fenomeno mafioso corrisponde una contromossa. Nel 2005, a seguito della conferma della Corte di Cassazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale, veniva contestualmente costituito il “Consorzio SE.TRA. Service” la cui sede operativa coincideva con i locali della già sequestrata “Riela Group”. Un artificio sofisticato e strategico che creava una commistione gestionale tra i due soggetti giuridici. 

Due anni più tardi, il “Consorzio SE.TRA. Service” diventa partner commerciale della “Riela Group” svuotando quest’ultima di clienti, mezzi e mano d’opera fino a diventare creditore, per oltre quattro milioni di euro, nei confronti dell’azienda confiscata. L’attività di “recupero beni” continua con l’acquisizione diretta o indiretta di imprese commerciali e industriali gestite tramite prestanome agli ordini del capo famiglia Riela Francesco che, nonostante il regime di detenzione, riusciva a coordinare l’attività dei fratelli Rosario e Filippo, ufficialmente “collaboratori a contratto” ma in realtà i veri dominus della “New Style Log Srl”, società fiore all’occhiello della famiglia e anch’essa sottoposta a sequestro. Dal carcere. La rete continuava da una parte all’altra della Sicilia, coinvolgendo le provincie di Palermo e Siracusa. Gli ordini e le comunicazioni di Francesco Riela arrivavano nel capoluogo dove tramite i Lo Piccolo il consorzio “SE. TRA. Service” desiderava espandersi. A Lentini, il clan Nardo vicino ai Santapaola, utilizzava alcune ditte, come la “Agrifresh Srl” specializzata nel settore ortofrutticolo e la “Gentile Domenico” ditta individuale consolidata nei trasporti, per partecipare al cartello agroalimentare. La strada che conduce al contrasto della nuova mafia rigenerativa resta difficile e tortuosa. «Su questo noi lavoriamo e colpiamo duramente. Però – conclude il procuratore Giovanni Salvi – la sintesi è che c’è una parte di lavoro che dobbiamo fare meglio per evitare che ci si possa rimpossessare delle ricchezze illecite».

Posta un commento

Avvertenze sul blog











SOSTIENI QUESTO BLOG - Adotta l'Informazione Libera Contribuisci alla libertà di essere informato bastano pochi euro e l'impegno di tutti. Anche 1 euro, grazie a tutti.

Sostieni questo blog, adotta l'informazione libera.


Scopo: Malgradotuttoblog

RICARICA postepay: 4023 6006 4546 1221


Questo blog, sostiene la libera e gratuita diffusione delle idee; è pubblicato sotto una Licenza
Creative Commons. Tu sei libero di modificare ed usare a tuo piacimento tutti i contenuti presenti sul blog all' unica condizione di citarne la fonte.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 7/3/2001.