24 aprile 2013

Sicilia, avamposto di strategie militari


“I processi di militarizzazione e di americanizzazione del territorio siciliano hanno avuto ben poche opposizioni, se non quelle dei gruppi anti-militaristi, non violenti, ecologisti, perché purtroppo è mancata sempre un’attenzione da parte delle forze politiche e sociali della regione. In Sicilia, gli americani hanno avuto alleati non soltanto nella borghesia politica, ma ovviamente anche nei gruppi criminali mafiosi, che sono stati fondamentali per il controllo politico-sociale dei territori, facilitando consenso e controllo. La reazione della gente non era prevista: non è possibile controllare al computer come si evolvono i movimenti sociali, anche in realtà disgregate dal punto di vista politico e sociale come l’area di Niscemi”.

“Questa non è una battaglia contro un impianto, ma il frutto di una presa di coscienza collettiva sulla perversione di un sistema dentro cui si muovono anche interessi poco trasparenti. L’azienda che ha ricevuto il subappalto per l’esecuzione degli sbancamenti e la costruzione della piattaforma in cemento armato, ad esempio, nel settembre del 2011 si è vista togliere dalla prefettura di Caltanissetta il certificato antimafia. Nonostante la comunicazione della prefettura e l’interrogazione parlamentare del senatore Giuseppe Lumia a febbraio 2012, però, questa società ha continuato a operare all’interno della base e ha completato i suoi lavori, violando la normativa La Torre-Rognoni che vieta la concessione in subappalto a imprese sfornite di certificato antimafia”.
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Dall'ntervista ad Antonio Mazzeo, a cura di Massimiliano Perna pubblicata in Altreconomia, n. 148, aprile 2013
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