5 maggio 2013

COS’E’ IL CONSUMO CRITICO?



IN QUANTO CITTADINO E CONSUMATORE CONSAPEVOLE DEL MIO POTERE E DELLA MIA RESPONSABILITÀ, MI IMPEGNO A SCEGLIERE PRODOTTI E SERVIZI FORNITI DA IMPRENDITORI, ESERCENTI E PROFESSIONISTI CHE NON PAGHINO IL PIZZO O CHE, ESSENDO STATI VITTIME DI RICHIESTE ESTORSIVE, NE ABBIANO FATTO DENUNCIA. 

COS’E’ IL CONSUMO CRITICO? 

E’ la scelta consapevole che facciamo ogni volta che comperiamo dei prodotti, selezionandoli non solo in base al prezzo ed alla qualità, ma anche al comportamento delle imprese che ce li offrono. Così facendo segnaliamo i comportamenti che approviamo, e sosteniamo attivamente le forme produttive sane. Il consumo critico per un’economia di legalità e sviluppo è una scelta di impegno individuale e collettivo nel contesto in cui si vive. Non si può pretendere che gli imprenditori denuncino i propri estorsori se l’ambiente in cui vivono è indifferente alla piaga del pizzo. 
Ma non basta! 

Vogliamo rendere ancora più profonda e costruttiva la nostra esperienza civile, ecco perché abbiamo scritto il “Manifesto del cittadino/consumatore per la legalità e lo sviluppo”. I sottoscrittori del Manifesto si impegnano preventivamente e pubblicamente ad effettuare i loro acquisti presso tutti gli operatori economici che denunciano e che si oppongono all’estorsione. L’obiettivo finale della campagna, attraverso il sistema delle denunce collettive e un’adeguata protezione delle Istituzioni, è sostenere i commercianti perché trovino il coraggio e la forza di ribellarsi al ricatto mafioso. 

ALCUNI DATI: • 50.000 sono le vittime dei ricatti mafiosi in Sicilia , 160.000 in tutta Italia (fonte Confesercenti); • 10 miliardi di euro l’anno circa il guadagno della mafia dal pizzo (fonte Eurispes); • 1,3 punti del PIL il costo del pizzo per la Sicilia (*); • 400,00 € al mese la tangente media per il commercio al dettaglio nella Provincia di Messina dove le tangenti risultano più elevate della Provincia di Palermo(*); 

A Messina le indagini hanno rivelato che le estorsioni vengono richieste “a tappeto”, tutte le attività economiche, anche quelle minori, vengono assoggettate a questo crimine(*). (*) fonte Procura della Repubblica di Messina. 

Quando facciamo la spesa, quindi, una parte di quanto abbiamo appena speso entra nelle casse della mafia. Contro questa realtà alcune decine di cittadini hanno intrapreso una campagna di sensibilizzazione, nata a Palermo nel 2004, poi diffusa a Catania nel 2006 e dal 2010 anche a Messina, impegnandosi a condurre una guerriglia comunicativa contro il pizzo. Finalità della campagna è l’emergere di una nuova coscienza critica con l’obiettivo di avviare un processo di autoeducazione popolare indirizzato alla liberazione delle menti e del territorio dalla mafia.

 “Questo bar è della camorra” 


Spesso la mafia si insinua subdola nei nostri comportamenti, nella scelta del bar dove prendere un caffè, un gelato o un negozio d’abbigliamento che sai benissimo in odor di mafia. 

Prendere coscienza ed interrompere la connivenza (in)volontaria nella scelta delle piccole cose quotidiane, è un cammino imprescindibile e possibile che bisogna percorrere, e tale scelta rimane un dovere morale di ogni cittadino onesto;
poter guardare i propri figli, i propri nipoti negli occhi, e dire: -Sto facendo solo il mio dovere di cittadino onesto, informato e che prende coscienza di ciò che gli sta attorno,
che vuole lottare, denunciare e cambiare davvero, additando la gente di malaffare, che fa terra bruciata intorno alle nostre vite e a quelle che verranno; abbiamo il dovere etico e morale di dire no a tutto questo.



Pubblico di seguito un articolo da me trascritto,  tratto dal libro:
Il Quaderno di Josè Saramago (premio Nobel per la letteratura nel 1998) prefazione di Umberto Eco - ed. Bollati Boringhieri


di Josè Saramago

Molti anni fa, in una città del sud Italia, passando per una di quelle strade dove può succedere di tutto, la mia curiosità fu attratta da un bar che aveva tutta l’aria di aver aperto da pochi giorni. I legni erano chiari, le cromature brillanti, il pavimento a specchio, insomma, una festa non solo per gli occhi, ma anche per l’olfatto e il palato, come confermò l’eccellente caffè che mi fu servito.
Il cameriere mi chiese di dov’ero, gli risposi del Portogallo, e lui, con la naturalezza di chi offre un’informazione utile, mi disse: “Questo bar è della mafia”.

Colto di sorpresa, mi limitai a lasciarmi uscire di bocca un “Ah, si?” che non mi comprometteva affatto, ma che mi servì per tentare di eludere l’improvvisa inquietudine che mi aveva preso alla bocca dello stomaco. Avevo di fronte qualcuno che poteva essere un semplice assoldato senza particolari responsabilità nell’attività criminale dei padroni, ma che la logica consigliava di guardare con prudenza diffidando di una cordialità fuori luogo, poiché ero solo un cliente di passaggio che non riusciva a capire come una rivelazione apparentemente incriminatoria fosse stata fatta con il più amabile dei sorrisi.

Pagai, uscii e, una volta in strada, affrettai il passo come se una banda di sicari armati fino ai denti si preparasse a inseguirmi. Dopo aver svoltato tre o quattro angoli, cominciai a tranquillizzarmi. Il cameriere poteva essere un facinoroso, ma motivi per volermi male non ne aveva. Era chiaro che si era accontentato di dirmi quello che, come abitante di questo pianeta, avevo l’obbligo di sapere, che il Sud, tutto, era nelle mani delle mafie, che la bellezza della baia era un’illusoria simulazione e la tarantella una marcia funebre.

Passarono gli anni, ma l’episodio non mi si cancellò mai dalla memoria. E ora ritorna come qualcosa di vissuto ieri, quei legni chiari, il brillio delle cromature, il sorriso complice del cameriere, che forse cameriere non era, ma gestore, uomo di fiducia delle mafie, affiliato lui stesso."
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