17 maggio 2013

Gli italiani non hanno memoria delle lotte contro il caporalato, la camorra e la `ndrangheta.

Yvan Sagnet, il bracciante rivoluzionario


Sagnet d`Italia. Il contributo di civilità dei migranti. La storia dimenticata 

Quanti sono i Sagnet d`Italia? Tutti lo sanno ma lo dimenticano in fretta. Gli italiani non hanno memoria delle lotte contro il caporalato, la camorra e la `ndrangheta. Contro il lavoro nero e le inciviltà italiane. Gli africani di Rosarno e gli operai della logistica. La comunità di Castel Volturno e i rumeni in Calabria. Hanno denunciato boss, scioperato contro lo sfruttamento. Risposta con i fatti al peggiore dei post di Beppe Grillo 

Yvan pensava all`Italia già da ragazzino a Doula, Camerun. Quando si iscrive al Politecnico di Torino realizza il suo sogno. Come molti studenti, rimane senza soldi e decide di cercarsi un lavoro estivo. Va a raccogliere i pomodori in Puglia e scopre un pezzo del Paese molto lontano dalla sua immaginazione. Contrariamente a molti italiani, decide che quello che vede non gli sta bene. Lo sfruttamento selvaggio, gli intermediari parassiti, le imprese che impongono la legge delle giungla. Diventa il leader dello sciopero di Nardò. Sull`onda di quella lotta, lo Stato italiano approva la legge contro il caporalato. L`intermediazione illegale di manodopera diventa reato. 

Arafat viene dall`Egitto e vive a Piacenza. È il leader dello sciopero alla TNT, uno dei maggiori corrieri al mondo. Una lotta che ha recuperato ai conti dello Stato italiano milioni di euro di contributi. Il contagio benefico si è esteso a tante altre aziende (Coop, Granarolo, Ikea, Esselunga). Lottiamo anche per gli italiani, dice. Anche se noi siamo di passaggio. Luis viene dal Perù, faceva politica anche al suo paese. Aveva un buon lavoro e si è creato una famiglia a Milano, con i figli all`Università. Ma di fronte alle umiliazioni razziste dei capireparto, ha deciso che la dignità conta più dei soldi. Insieme ai suoi compagni, ha provato a spiegarlo pure al padrone dell`Esselunga, uno che vive con qualche secolo di ritardo, al tempo degli schiavi. Gli africani di Rosarno hanno denunciato il killer del clan Pesce che nel 2010 aveva sparato per futili motivi a due ivoriani. Da quel gesto e dalle due rivolte che sono seguite – contro la violenza mafiosa e contro lo sfruttamento – la comunità locale ha preso coraggio e ha ritrovato sicurezza. Paradossalmente anche la magistratura sembra aver preso coraggio da quei fatti. Arresti di massa degli ‘ndranghetisti e sequestri di beni non si erano visti con l`intensità degli ultimi anni. 

Il testimone della strage di Castel Volturno ha permesso l`arresto di un gruppo di fuoco di scissionisti cocainomani. Avevano ucciso i suoi connazionali e anche tanti italiani. E avrebbero ucciso ancora. Nessuno avrebbe mai testimoniato, preferendo contare i morti anziché compiere un gesto di coraggio. I rumeni di San Gregorio d`Ippona hanno denunciato il figlio del boss Mancuso, 19 anni, che tormentava senza motivo lavoratori indifesi. L`ultimo lo hanno lasciato in una pozza di sangue dopo averlo colpito con un mattone. Ma il clan - tra i più potenti della `ndrangheta - contava sul silenzio degli italiani, non su quello degli stranieri. Carmen Florea vive a Corigliano, comune sciolto per `ndrangheta. L`ex sindaco, sorella del boss del paese, aveva approvato una delibera surreale sull`idoneità alloggiativa degli stranieri, in un posto dove le case sono spesso abusive e fatiscenti. Un provvedimento in stile leghista in un paese di mafia. Florea, mediatrice culturale, ha fatto valere l`illeggittimità della legge in un territorio dove un simile atto significa mettersi contro il sistema di potere. I rumeni non potevano ottenere il codice fiscale. Il post di oggi sul sito beppegrillo.it porta dentro quel movimento un tema della destra più estrema: tre casi isolati, uno dei quali è pure portoghese, come esempio degli immigrati criminali. Queste storie non sono invece casi isolati. Sono movimenti di massa che hanno coinvolto centinaia e centinaia di persone. Tutti migranti che hanno alzato il livello di civiltà di questo Paese, peraltro molto basso. E lo faranno ancora e sempre di più, se la marea nera dell`ignoranza e della cattiveria non li fermerà prima. 

Antonello Mangano, "Sagnet d`Italia", terrelibere.org, 16 maggio 2013, http://www.terrelibere.org/sagnet-ditalia
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