8 maggio 2013

Mafia barcellonese, chiesto giudizio per otto persone

07/05/2013 GOTHA 3 

La Dda ha depositato l’atto finale per la terza tranche dell’indagine che ha 

decapitato la “famiglia” del Longano e i clan tirrenici. 

Tra gli altri l’avvocato Rosario Cattafi, i boss Giovanni Rao e Tindaro Calabrese 

e il “cassiere” Isgrò.

Mafia barcellonese, 
chiesto giudizio 
per otto persone
Sono otto le richieste di rinvio a giudizio che la Distrettuale antimafia peloritana ha depositato al gip Monica Marino per l’operazione antimafia “Gotha 3”, ovvero l’ultima puntata “visibile”delle indagini sulla cupola mafiosa barcellonese. In questo troncone sono adesso imputati otto tra capi, gregari e fiancheggiatori. Le richieste rispecchiano sul piano dei nomi e delle accuse l’atto di chiusura delle indagini preliminari che fu notificato nel marzo scorso. Quindi riguardano Tindaro Calabrese, il boss originario di Novara di Sicilia divenuto capo dei Mazzarroti dopo l’allontanamento di Carmelo Bisognano, e poi Salvatore Campanino, originario di Castroreale, Agostino Campisi, originario di Patti, l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, il “cassiere” della famiglia mafiosa Giuseppe Isgrò, il capo riconosciuto Giovanni Rao, originario di Castroreale, e infine di Roberto Ravidà, originario di Oliveri, e Salvatore Carmelo Trifirò, originario di Barcellona P.G. 

Per la fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari, ovvero quella dedicata agli atti difensivi, soltanto due degli imputati avevano chiesto di essere interrogati per rilasciare nuove dichiarazioni, l’avvocato Cattafi e Ravidà. Le richieste di rinvio a giudizio sono siglate dal capo della Procura Guido Lo Forte e dai sostituti della Dda che da anni gestiscono l’inchiesta, ovvero Giuseppe Verzera, Fabio D’Anna, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo. Ma c’è un altro passaggio cruciale legato alle richieste di rinvio a giudizio per una delle più importanti e fondamentali inchieste degli ultimi anni per “azzerare”la cupola mafiosa del Longano. Il nucleo centrale delle contestazioni accusatorie ruota infatti intorno ad una serie di estorsioni che hanno visto a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila come vittime del pizzo le imprese Co.ge.ca. srl, Venumer srl, Mediterranea Costruzioni srl, Sicilsaldo srl, Elicona Scavi srl. 

E viene soprattutto dalle clamorose dichiarazioni che a suo tempo rilasciarono gli imprenditori Torre, colpiti in precedenza da un provvedimento di sequestro preventivo del loro patrimonio e successivamente decisi a raccontare quanto avevano subito. Adesso la Distrettuale antimafia ha chiesto all’Ufficio gip un incidente probatorio proprio in relazione agli imprenditori Antonino e Patrizia Torre, e Nino Alesci, il marito di quest’ultima, ovvero i titolari della Co.ge.ca. srl, per focalizzare definitivamente agli atti dell’inchiesta le loro fondamentali dichiarazioni. 

Altro aspetto. Come già s’è registrato nell’atto ex 415 bis c.p.p. permane la nuova contestazione accusatoria, rispetto alla fase iniziale, che riguarda l’avvocato Rosario Cattafi, ed è quella a suo carico di calunnia ai danni del boss Carmelo Bisognano, da tempo collaboratore di giustizia, e del suo avvocato Fabio Repici. Secondo i magistrati della Dda peloritana l’avvocato Cattafi infatti con l’esposto presentato nel luglio del 2011, con il verbale di sommarie informazioni rese ai Ros nell’ottobre del 2011, e infine con l’interrogatorio del luglio 2012 avrebbe accusato falsamente l’avvocato Repici di aver determinato la collaborazione di Bisognano Carmelo, per indurre quest’ultimo a rilasciare dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti, ovvero che era uno dei soggetti posti al vertice dell famiglia mafiosa barcellonese. Rispetto agli arresti dell’estate 2012 è ancora in corso una profonda evoluzione del quadro barcellonese, che è formato da più tasselli. 

Con l’arresto per esempio dell’ultimo grande latitante della mafia barcellonese, ovvero Filippo Barresi, c’è stato per forza di cose un “ricambio” all’esterno nella rappresentanza e nella manovalanza mafiosa. Si sono poi verificati ben tre omicidi di soggetti ritenuti “emergenti” o in procinto di assumere ruoli all’interno delle organizzazioni criminali. Ed ancora, ai pentiti “della prima ora” Carmelo Bisognano e Santo Gullo si è clamorosamente aggiunto di recente il “pentito-ragazzino” Salvatore Campisi, che è il figlio di uno degli imputati di questo troncone, Agostino Campisi. Fino ad oggi solo pochi dei suoi verbali sono stati prodotti, quelli che riguardano l’operazione “Vivaio”. 

Ma c’è molto ancora ancora inedito. Anche la posizione dell’avvocato Cattafi è cambiata rispetto al quadro iniziale, perché dopo il arresto all’epoca venne sentito dalla Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Gli atti dell’inchiesta delineano negli anni Cattafi come riciclatore internazionale del denaro sporco per conto del clan Santapaola di Catania, e in rapporti con i Madonia a Caltanissetta e con i Corleonesi, quindi con Vitale e Bagarella. Nel marzo 2012 i pentiti catanesi Umberto Di Fazio ed Eugenio Sturiale, del clan Santapaola, hanno indicato in più verbali la figura di Cattafi come esponente della mafia barcellonese, o personaggio seduto accanto a Gullotti in corso di alcune riunioni a Catania. Di recente poi gli sono stati restituiti dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale i beni a suo tempo sottoposti a sequestro. Mentre sempre per Cattafi è in riserva, ovvero si attende la decisione, il nuovo pronunciamento del Tribunale del Riesame sulla sua posizione dopo il rinvio della Cassazione.
Nuccio Anselmo GDS
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