27 giugno 2013

MILAZZO: Botta e risposta tra Comune di Milazzo e Associazione Rita Atria. Avvisi di garanzia, lettere anonime e incomprensioni

Comune di Milazzo
Giovedì 27 Giugno 2013 

Pubblichiamo in maniera integrale la nota stampa pervenutaci ieri dagli uffici del Comune di Milazzo, nella quale si replica al comunicato dell'Associazione "Rita Atria, pubblicato su questo giornale in data 23 giugno 2013 e visualizzabile quì A seguire, la risposta dell'Associazione arrivata in redazione il 27/06/2013. 

L’Amministrazione comunale ha inteso replicare alla presa di posizione dell’associazione antimafia “Rita Atria” sulla vicenda degli avvisi di garanzia di recente apparsa sugli organi di stampa, con la seguente nota: “La notizia degli undici avvisi di garanzia notificati al Sindaco di Milazzo, ad amministratori e segretari generali dell'ente, nonché all'esperto in materia finanziaria, non può lasciare indifferenti al killeraggio mediatico che ne è derivato. Sono state dette tante cose ingiuste che hanno subito farisaicamente diviso il campo in BUONI (i cittadini perbene) e CATTIVI (gli “avvisati”). Desta sconcerto il collegamento del tutto arbitrario e gratuito che l'Associazione antimafia Rita Atria, (a noi nota per ben più documentate, condivisibili e serie battaglie) ha emanato a commento della vicenda. E' infatti del 22 giugno l'improvvida nota a firma di Santo Laganà diramata sul solco della notizia data dalla Gazzetta del Sud del 16 giugno. Essa non ha né il contenuto né la forma del comunicato e neppure della cronaca, né della analisi, né ancor più della denuncia civile, spazio vitale necessario per una associazione antimafia. La nota, sembra ricalcare argomenti già lanciati in altre occasioni pubbliche da assai meno qualificati soggetti che sostanzialmente si risolvono in una serie molteplice di ammiccamenti, insinuazioni, improbabili ed inaccettabili suggestioni a proposito di relazioni, o peggio ambigue connivenze, intessute su un filo conduttore che si rivela da subito pressapochista e mistificatorio ai limiti della calunnia. Senza andare a scomodare principi “garantisti”, è evidente che la vicenda di cui ha dato conto la “Gazzetta” si intreccia nei successivi commenti giornalistici su carta o online, con la mera strumentalizzazione politica e/o con quei protagonismi malati, che mettono insieme argomenti e notizie che nulla hanno a che fare con l'inchiesta di cui il giornale riferisce. Anzi: nulla dell'inchiesta può in alcun modo dare adito a connessioni con reati mafiosi o atteggiamenti complici, che del resto questa amministrazione contrasta quotidianamente con atti e comportamenti verificabili. E' dunque doveroso chiedersi cosa c'entri detta indagine con fatti, crimini e/o sistemi politico-mafiosi, dei quali devono attentamente essere rintracciati interessi, figure dominanti e regie occulte. Eppure l'articolo che lo stesso Laganà ammette come sua fonte, ha chiaramente riferito essere state radicalmente escluse dagli inquirenti le ipotetiche illazioni di collegamenti mafiosi riportate su un “pubblico” esposto anonimo quasi certamente redatto da avversari politici interessati alla fine del tentativo di moralizzazione che questa amministrazione ha posto alla base della propria azione politica. Non sappiamo se il comunicato sia stato adeguatamente meditato né quale sia il suo obiettivo o movente. Forse è solo il segno dei tempi, della spettacolarizzazione ad oltranza della notizia, nella quale tralasciando le conclusioni delle indagini e la conoscenza dei fatti, occorre, a prescindere, schierarsi tra gli innocentisti o tra coloro che vedono mafia e mafiosi ovunque, ahinoi talvolta anche tra chi la mafia la combatte. Siamo convinti che la nota emanata da Laganà per conto dell'associazione Rita Atria sia un grave infortunio. Essa per noi non cancella le tante battaglie civili sostenute dalla Associazione, e condivise. Tuttavia in caso di eventuale ulteriore replica invitiamo a non basarsi su mere fonti giornalistiche e su teoremi, ma chiediamo a tutela della nostra onorabilità etica ed umana prima ancora che politica, che siano prodotti fatti e documenti circostanziati che siamo sicuri non potranno esistere. Diversamente si tratta solo di macchina del fango, lontana dal contribuire alla verità e giustizia cui tutti dovremmo ispirarci”. L’Ufficio Stampa 

RISPOSTA DELL'ASSOCIAZIONE "RITA ATRIA" 

La reazione dell’amministrazione comunale di Milazzo riferentesi al comunicato stampa di questa associazione emesso a seguito degli avvisi di garanzia agli amministratori ci sorprende non poco. Un avviso di garanzia risponde a due ben precisi dettati costituzionali: a) l’azione penale è obbligatoria; b)la responsabilità penale è personale. Altro che “spettacolarizzazione” della notizia o “macchina del fango”: semplice realismo. A questa associazione non interessa proprio il reato di abuso d’ufficio a meno che non sia finalizzato agli interessi della criminalità organizzata. Ci siamo solo chiesti come mai l’ipotesi (e sottolineiamo “ipotesi”) di reato di abuso d’ufficio sia stata contestata ad un esperto, visto che esso, per la sua funzione, non dovrebbe essere depositario di alcun potere politico, amministrativo o contabile. E la risposta a questa domanda non ce la aspettiamo dall’amministrazione comunale né, tanto meno, dall’esperto che, per altro, oggi non è più tale e non ci risulti che ricopra alcuna altra carica istituzionale. La risposta ce la aspettiamo dagli organi inquirenti, perché i cittadini onesti hanno il sacrosanto diritto di conoscere la verità. La stessa verità (e qui il senso della seconda parte del nostro comunicato stampa) che è stata per 20 anni sepolta da una “cappa di silenzio” in una città come Milazzo dove sembra essere vietato parlare di mafia, dove il solo proferire questa parola provoca reazioni scomposte, irritate e, a volte, minacciose. Eppure negli ultimi 20 anni di storia milazzese la parola mafia si trova scritta in “chili di carte” non scritte da questa associazione, ma da organi inquirenti, pentiti di mafia, commissioni parlamentari, altro che “teoremi” o “mere fonti giornalistiche”. Malgrado questo, nulla si è mai mosso. Crediamo, dunque, che sia giunto il momento per fare luce su tutto ciò. Questa Associazione è impegnata in altre zone della Sicilia e del territorio nazionale in vicende di gran lunga più “pesanti” e importanti di quelle che si svolgono oggi in questa ridente e “tranquilla” cittadina della costa tirrenica messinese dove, davanti alla sola pronuncia della parola “mafia”, tutti si inalberano e protestano, spesso mascherandosi vigliaccamente dietro pseudonimi. Tuttavia, poiché questa associazione pare essere la sola negli ultimi otto mesi ad aver pronunciato questa parola con dovizie di particolari, ebbene per ben due volte al suo presidente sono giunte altrettante lettere minatorie rigorosamente anonime. Giusto per dimostrare che a Milazzo “la Mafia non esiste”

Milazzo lì, 27/06/2013 Associazione Antimafie “Rita Atria”

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